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    Car sharing, in viaggio coi bacilli

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    Tempo Casa Vigna Clara

    Mascheratevi, ma solo con la Ffp2. Abusate del gel detergente e igienizzante per mani, che in alcuni luoghi il “preposto” di turno – ah, il potere di dire agli altri “fai questo!” e soprattutto “mettiti la mascherina!” –  obbliga a “detergersi e igienizzarsi” con buona pace di tutti, compreso chi, per esempio, soffre di allergie d’ogni tipo, compresa quella al gel. E, soprattutto, datevi da fare a sanificare.

    Sanificate i vostri negozi, le vostre case, le vostre auto. Ecco, qui mi fermo, prima di mettere in moto la vettura, ligio al dovere sanifico l’auto, e cercando di far quadrare il prodotto interno lordo della famiglia, economizzo e spendo “appena” 10 euro.

    Fino a qui, ordinaria amministrazione, ma una volta che la batteria della macchina va giù, e nel contempo lo sciopero dei mezzi (tipo quello di ieri, venerdì 14, per intenderci) mi costringe a cercare l’alternativa, per andare al lavoro utilizzo il decantato “car sharing”, coppia di parole che manda in brodo di giuggiole gli amanti dell’idioma masticato dalla Regina Elisabetta.

    Prenoto, cerco l’auto in questione, salgo, mi siedo al posto di guida, sposto il sedile, lo specchietto retrovisore e accendo il motore. Senti come romba! Ma un dubbio assale la mia coscienza nazionalpopolare che vuole seguire i consigli delle istituzioni e desidera accontentare Greta Thumberg con la tiritera del mondo più bello e pulito, lindo e pinto. Insomma, sono il cittadino-modello “che prende l’auto in affitto”.

    Ma neanche arrivo in terza (marcia; quindi al primo semaforo rosso) che mi chiedo, con aria incredula e fare romanesco, “ma ‘sta macchina sarà stata sanificata?”. A lume di naso, dopo aver incamerato mal odori d’ogni tipo e aver osservato sul tappetino del passeggero un fermacarte metallico, la busta accartocciata di un cornetto e il mozzicone di una sigaretta, mi convinco che quell’auto non sia intonsa sotto il punto di vista della pulizia.

    E allora scendo, e da buon cittadino modello ma stavolta deluso elimino il rischio al prossimo che guiderà quell’auto di infettarsi coi miei ipotetici bacilli. E ripenso a Ron, che cantava “è l’Italia che va con le sue macchinine vroom vroom”. Macchinine che, all’epoca, forse erano più sanificate di oggi. Pure perché il car sharing non era ancora un business.

    Massimiliano Morelli

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