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Il fascino del Tevere fuori Roma

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Come si fa a provare simpatia per il Tevere con le sue sponde arruffate, le rive ingombre di rifiuti e le acque con quel colore indefinibile? La maggior parte dei romani infatti si limita ad osservarlo dall’alto di ponti e muraglioni e pochi sono quelli che si avventurano sulle sponde ricoperte di vegetazione.

Eppure il Tevere è un bel fiume e se attraversando la città non riesce ad accattivarsi le simpatie dei suoi abitanti, non ha certo colpe: innocente, si fa carico della trascuratezza, confusione e sporcizia di  una città che forse neppure lo merita.

Basta uscire dalla città per pochi chilometri

Per comprendere appieno il suo fascino basta uscire dalla città e allontanarsi di pochi chilometri dal caos e disordine della metropoli.

Chissà quante volte percorrendo il breve tratto dell’autostrada per Firenze, prima dell’uscita di Castelnuovo o Fiano, gettando una occhiata distratta alla campagna, abbiamo visto quello splendido nastro di colore verde intenso, scorrere sinuoso tra i campi coltivati. E’ lo stesso Tevere di Roma ma prima della sua contaminazione.

E’ proprio in questa splendida campagna che il fiume offre il meglio di se; certo le sue acque non sono limpide e trasparenti come un torrente di montagna e qualche bottiglia di plastica galleggia sulla superficie appena increspata dal vento, ma è in questo tratto che il Tevere diventa maestoso.

E per osservare la sua bellezza è sufficiente dalla Via Tiberina o dalla Salaria infilarsi in una delle tante strade sterrate che attraversano i campi diretti ai filari di pioppo che marcano il suo tracciato.

Si tratta, è vero, quasi sempre di proprietà private ma se si ha un comportamento corretto evitando di abbandonare la strada, attraversare i campi o lasciare rifiuti, allora nessuno avrà da ridire; anzi avremo l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con chi lavora la terra e magari acquistare anche qualche prodotto genuino.

Sulla via dei laghetti di pesca sportiva

Sulla Via Salaria, prima del bivio per Vallericca, in prossimità di una grande casale e dove un tempo sorgeva un famoso mobilificio, c’è una strada, Via Ferdinando Lori, che dopo aver attraversato una piccola area industriale si infila nella campagna.

Dal momento che porta a un  laghetto di pesca può essere percorsa senza problemi; la strada da asfaltata diventa bianca, costeggia alcuni grandi casolari, scavalca un fosso e si inoltra nella vastissima piana.

Percorsi un paio di chilometri si incontra un bivio che porta alla Barcaccia, una laghetto di pesca privato che merita senz’altro una visita.

In questa ampia valle, in passato  il Tevere spesso è esondato trascinando con l’acqua grandi quantità di detriti, tra cui anche argille e sabbia che si è cominciato a sfruttare scavando profonde cave. Quando la cava si è esaurita è stata abbandonata e con il tempo si è riempita d’acqua: il luogo ideale dove pescare.

Quello della Barcaccia è riservato a singoli pescatori esperti dal momento che le sue acque sono profondissime (anche 20 metri: un record).

Continuando sulla strada bianca si arriva ad un secondo laghetto recintato e chiuso (si può accedere solo su prenotazione) e finalmente alle sponde del Tevere. Il fiume in questo tratto è di un bel colore smeraldo; sembra quasi di osservare un altro Tevere.

Il terreno pianeggiante e la presenza di tantissime anse, che in alcuni tratti formano dei veri e propri “fiaschi” fanno si che la corrente sia assai modesta e le acque quasi ferme. La superficie a volte è rotta dal salto di giganteschi “barbi” che qui raggiungono dimensioni ragguardevoli.

Bellissimo anche il panorama della campagne con i vastissimi campi coltivati a frumento, i filari di pioppo bianco, gli antichi casolari e i tanti fossi riconoscibili per la presenza della canna palustre.

Fra tartarughe e bufali…

Chi se la sente può benissimo lasciare l’auto in prossimità della Salaria (dove peraltro c’è una azienda agricola che vende formaggi) e affrontare il percorso a piedi così da apprezzare ancora meglio la bellezza dei luoghi.

Si avrà così occasione di scovare magari una gigantesca tartaruga acquatica “aliena” in uno dei tanti fossi che portano acqua al Tevere o fare una lunga sosta in prossimità di una grande fattoria dove vengono allevati i “bufali” (trovare dei bufali ad una manciata di chilometri dal GRA è a dir poco sorprendente).

Andare a “trovare” il Tevere dove ancora il fiume mantiene inalterate le sue caratteristiche è non solo una occasione per ammirare la bellissima campagna “fuori porta” ma un vero e proprio atto di amore per il nostro fiume. Un fiume che per la sua storia, la sua bellezza e soprattutto la sopportazione merita rispetto.

Francesco Gargaglia

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1 commento

  1. Buongiorno. Un articolo interessante e , in qualche maniera , anche poetico….Non si potrebbe organizzare qualche visita guidata una volta superata ( speriamo ) la attuale situazione sanitaria ?

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