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Roma al primo posto in Italia per operazioni finanziarie sospette

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Galvanica Bruni

I numeri delle operazioni finanziarie sospette elaborati dall’Ufficio Unità Finanziaria della Banca d’Italia, ben 113.187 nell’anno  2020 in tutta Italia, destano allarme e preoccupazione.

Roma, con 12669 casi (3632 in più dell’anno precedente), diventa la città italiana con il maggior numero di operazioni finanziarie sospette segnalate. Il Lazio con 14329 si colloca al terzo posto dopo Lombardia e Campania.

A renderlo noto è Gianpiero Cioffredi – Presidente dell’Osservatorio per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio – spiegando che l’’ammontare complessivo delle operazioni finanziarie sospette segnalate  è di 96 miliardi con una ricaduta stimata  nel Lazio di circa 10 miliardi.Un aumento ancora più preoccupante a fronte di un prolungato periodo di lockdown che ha provocato una  crisi di liquidità in cui versano soprattutto le piccole e medie imprese rendendole facili prede da parte della  criminalità organizzata”.

Le operazioni finanziarie sospette riguardano principalmente le attività di riciclaggio connesse alla criminalità organizzata ed in parte alla corruzione e all’evasione fiscale, fenomeni di frequente intrecciati fra loro.

“Questi dati – spiega Cioffredi – ci indicano un processo in atto di un gigantesco reinvestimento di denaro delle mafie nel sistema produttivo romano e laziale  anche grazie al prezioso apporto dei colletti bianchi. Il rischio di infiltrazioni criminali si annida sia nei tentativi di accaparramento delle provvidenze e commesse pubbliche, sia nell’interesse a gestire direttamente o indirettamente imprese operanti in settori economico-produttivi oggi più attrattivi o in crisi a causa della pandemia. Presentano vulnerabilità accentuate, i settori immobiliare, edile, servizi di pulizia, tessile, turistico, ristorazione e dei trasporti. Si manifestano forme di infiltrazione sempre più pervasive basate sul controllo di imprese tramite prestanome o sull’estromissione di fatto dei titolari anche attraverso attività usurarie o estorsive”.

“A fronte di operazioni finanziarie anomale, quanto sofisticate, lo Stato c’è” conclude Cioffredi ricordando che “a A Roma e nel Lazio  le Forze di Polizia, le Prefetture  e la Direzione Distrettuale Antimafia esprimono intelligenze investigative e di monitoraggio  di straordinaria eccellenza ma è ancora troppo fragile la consapevolezza della pericolosità delle mafie nella nostra economia da parte delle classi dirigenti. Mafie sempre più liquide, sempre più silenti, sempre più camaleontiche, caratteristica che le rende ancora più pericolose in quanto prive di modalità di esternazione facilmente percettibili da parte della collettività”.

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