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Flaminia, la ciclabile di Monte delle Grotte

monte delle grotte 3

Di primo acchito, a vederla così anche se non ancora finita, sembra una bella realizzazione.

Stiamo parlando della pista ciclabile in via di ultimazione che sale a Monte delle Grotte, lo sperone tufaceo che affaccia sulla Via Flaminia, un sito archeologico antichissimo abitato fin dall’antichità e un luogo di straordinarie sepolture.

La pista ciclabile  è opera del Consorzio Quarto Peperino impegnato anche nella realizzazione di una pista e di un parco nei pressi dell’Ospedale S.Andrea;  il tracciato della pista ha inizio dalla Via Flaminia, all’altezza del camping, sale verso la cima della collina fino ad arrivare proprio al di sopra delle grotte per poi tornare indietro lungo il medesimo tracciato.

Dall’alto  è possibile osservare un panorama incredibile che non ha nulla da invidiare a quello che si vede dalla terrazza dello Zodiaco; qui la vista può  spaziare per 360° e spingersi verso la valle del Tevere o lungo il tracciato della Via Flaminia , verso Nord oppure verso il centro di Roma. Uno spettacolo che lascia a bocca aperta.

Chi transita sulla Via Flaminia non riesce ad avere idea della bellezza del territorio vuoi per gli alti palazzi o per le costruzioni industriali; ma Monte delle Grotte si trova all’estremità di uno sperone di tufo che degrada verso via di Valle Vescovo  e Grottarossa , un territorio aperto, bello e che offre straordinari paesaggi.

La nuova pista ciclabile porterà proprio sulla cima di questo sperone e consentirà di godere di una vista che a Roma Nord non ha eguali.

Monte delle Grotte sentinella di un parco archeologico

Peraltro le potenzialità del luogo sono davvero grandi perché Monte delle Grotte potrebbe essere trasformato in Monumento Naturale rendendo accessibili le grotte e costituire il punto di partenza per un lunghissimo itinerario archeologico che comprenda la Tomba dei Nasoni, la Tomba di Fadilla, Saxa Rubra, il Mausoleo di Marco Nonio Macrino (la cosiddetta tomba del gladiatore), la Villa di Livia e Malborghetto. Siti archeologici di grande bellezza poco distanti l’uno dall’altro e che rappresenterebbero  un richiamo unico.

Era, questo, il sogno di Gaetano Messineo, illustre archeologo siciliano deceduto nel 2010, che tanta parte ha avuto nello sviluppo della ricerca archeologica e della tutela monumentale di Roma Nord. A lui si debbono numerose scoperte ed iniziative: sulla Flaminia, a Prima Porta, in zona Cassia, in ogni parte del territorio del Municipio XV ha regalato alla collettività non solo idee ma fatti concreti e duraturi.

Su suo impulso sono state effettuate le sistemazioni dei grandi mausolei della via Flaminia Antica, la sistemazione e l’apertura al pubblico ed al quartiere della Villa di Livia a Prima Porta e l’idea di ricomporre intorno al tracciato della Flaminia Antica il secondo grande percorso archeologico di Roma dopo quello dell’Appia.

Fu anche tra i padri del Parco di Veio e della riscoperta di Malborghetto, sulla Flaminia, dove fece dell’antico casale che contiene le grandiose strutture dell’arco quadriportico un museo esemplare ed un polo culturale con un giardino aperto al pubblico.

Tornando con i piedi a terra…

Un sogno, quello di Messineo, che probabilmente resterà tale. Tornando con i piedi a terra dobbiamo però segnalare che oggi Monte delle Grotte è preda del degrado.

Per documentarlo ci siamo inerpicati lungo lo sperone di tufo camminando in una terra soffice ma sporca e  ricolma di rifiuti fino ad arrivare ad un insediamento abusivo dove sporcizia e detriti si vanno accumulando in gran quantità; un terreno che andrebbe messo in sicurezza anche per i grandi massi che ogni tanto si staccano e precipitano verso il basso.

Certo la pista ciclabile consentirà di raggiungere in poco tempo un luogo molto bello e con tanto verde ma senza una grande ed adeguata bonifica si rischia di non riuscire a valorizzare questa opera.

Resta infine l’incognita di quel grande impianto che un tempo era la Romana Macinazione, oggi in stato di incuria; realizzato all’interno di una grande enclave ai piedi del costone tufaceo è costituito da numerosi silos ed edifici tutti desolatamente abbandonati.

Francesco Gargaglia

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