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Quando un buon medico di famiglia va in pensione

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Quando un buon medico di famiglia va in pensione ti senti un po’ spaesato. L’idea di svelare i tuoi acciacchi, le tue paure, le tue idiosincrasie a chi sceglierai per sostituirlo ti mette in ambasce.

Con lui andavi sul tranquillo: “dottò, c’ho mal di pancia” e zac lui ti dava quella medicina o quel consiglio che ti metteva subito a posto.

Un medico di famiglia è come un confessore, al quale se non vuoi prenderti in giro da solo devi dire tutto ma proprio tutto. E’ come il commercialista, al quale devi dare conto anche dell’ultimo euro incassato se non vuoi correre rischi con le tasse.

A un buon medico di famiglia finisci per dargli del tu, con lui prima e dopo la visita parli dei figli e dei problemi dell’essere genitori, della Roma o della Lazio. E se ti viene a visitare a casa gli offri il caffè e l’ultima fetta di ciambellone della nonna.

E vogliamo parlare delle sue ricette? Stendiamo un velo sulla calligrafia di alcuni buoni medici di famiglia ma decretiamo invece una standing ovation per chi s’è attrezzato con computer e printer dematerializzando le sue prescrizioni e, all’occorrenza, inviandotele via internet.

Ecco, tutto questo è stato per quarant’anni e per centinaia di famiglie il dottor Mauro Fetonti: un buon medico di famiglia. Nato, cresciuto e vissuto in zona Farnesina, per decenni ha curato un po’ tutto il quartiere e ora, con la sua aria un po’ sorniona e col suo aplomb un po’ british, dai prossimi giorni sarà in pensione.

Sulla scia delle tante mail ricevute dai lettori, a loro e a nostro nome gli auguriamo un meritato felice futuro da pensionato ma nell’augurarglielo siamo in ambasce: perchè quando il tuo buon medico di famiglia va in pensione, sì è vero: ti senti proprio un po’ spaesato.

Claudio Cafasso

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