Home AMBIENTE il ”trail” dell’Insugherata: 4,2 km alla portata di tutti

il ”trail” dell’Insugherata: 4,2 km alla portata di tutti

Trail Insugherata

La riapertura dei parchi e la possibilità di svolgere passeggiate e attività sportiva (anche se non in gruppo) è l’occasione buona per affrontare quello che abbiamo voluto chiamare il “trail dell’Insugherata”: un percorso ad anello di 4,2 km che può essere svolto con facilità da tutti, bambini compresi.

Il percorso attraversa le zone più belle e caratteristiche della Riserva e eccezion fatta per un breve tratto in salita (circa 200 m) non presenta difficoltà di alcun genere.

Il “trail” ha inizio da via Panattoni dove c’è il  grande maneggio; l’ingresso avviene  attraverso un cancello metallico oramai sempre aperto. Il sentiero, che costeggia il Fosso della Rimessola,  è perfettamente pianeggiante e solo in parte all’ombra.

Qui ci sono ampie pozze di acqua stagnante in questo periodo affollate da migliaia di girini; la vegetazione è molto varia anche se gli alberi a grande fusto sono per lo più pioppi e salici.

Percorsi 800 metri si incontra un secondo cancello (anche questo aperto) e si svolta subito a destra seguendo un piccolo ruscello che scende dall’alto del bosco; il sentiero si inoltra nella macchia e dopo 300 metri, in prossimità di un grande orto recintato, si biforca.

Bisogna dirigere a destra lungo il tracciato sabbioso che dopo un po’ comincia a salire dirigendo verso la cima della collina: non si può sbagliare perché dal basso si intravedono le staccionate che delimitano via Gattorno.

Arrivati in cima alla collina si attraversa la strada e costeggiando il grande campo di fronte si dirige verso una zona priva di vegetazione (il gigantesco serbatoio di cemento che si vede in lontananza può servire da riferimento per mantenere la direzione).

Abbiamo percorso 1600 metri e siamo in una delle zone più caratteristiche della Riserva; il terreno di colore bianco-giallastro è profondamente fessurato dall’acqua piovana e scende verso il basso attraverso un ambiente di incredibile bellezza. Sulle pareti di terra, a picco, si notano i fori praticati dagli eleganti Gruccioni che non sembrano ancora essere arrivati dal Sahara.

Percorsi circa 200 metri sulla destra inizia il sentiero che attraversa il Bosco di S.Spirito: il tracciato è evidentissimo e dopo pochi passi, a conferma che siamo sulla strada giusta, si incontra una tabella di Roma Natura.

Il bosco, bello e selvaggio, è costituito da piante di specie diversa (sughera, quercia, carpino, castagno, agrifoglio, olmo e perfino il corniolo) e da un caratteristico sottobosco dove è possibile riconoscere la felce, il rovo, l’agrifoglio e la rosa selvatica, ora in fiore.

Ai piedi del bosco si intravedono grandi pozze d’acqua dove i cinghiali sono soliti rinfrescarsi e fare bagni di fango.

Usciti dal bosco ci si ritrova un una ampia pianura con a sinistra il Fosso dell’Insugherata e a destra un bel canneto formato da canne palustri; scavalcato il ponte  si prende a destra l’ampio sentiero coincidente con la Via Francigena che in breve porta al Fosso dell’Acqua Traversa.

Un grande salice messo di traverso sul fosso ci consentirà di scavalcarlo e di riprendere il sentiero nella piana ai piedi di Tomba di Nerone; ancora qualche centinaio di metri e il percorso termina al civico 160 di Via Panattoni.

Se decidete di fare il “trail” e non siete molto pratici della Riserva, tenete presente che:

  • nell’Insugherata non ci sono fontanili perciò se pensate di averne bisogno portatevi una bottiglietta d’acqua
  • i cinghiali (che sono l’incubo di tutti i canari) durante il giorno se ne stanno rintanati nelle aree dove la vegetazione è più fitta e non si fanno mai vedere (fanno eccezione quelli di Tomba di Nerone e Via Panattoni oramai “civilizzati”)
  • i cani dei pastori, che è possibile incontrare, sono innocui e dopo qualche abbaio di avvertimento si lasciano anche avvicinare
  • dal momento che un buon 50% della Riserva è coltivato non entrate mai nei campi ma camminate lungo i bordi: eviterete così inutili discussioni con i fittavoli.

Non dimenticate infine che siamo in una Riserva sottoposta a stringenti vincoli dove è necessario rispettare scrupolosamente le norme di comportamento; se poi nel vostro girovagare incontrate “tracce umane” (sacchetti di plastica, bottiglie, lattine) raccoglietele e mettetele in un sacchetto della spazzatura: Madre Natura ve ne sarà grata.

Francesco Gargaglia

10 COMMENTI

  1. attenzione ai messaggi che date: NON E’ VERO che nel percorso che avete descritto i cinghiali ci sono solo la sera. Non potete scrivere un articolo così superficiale e consigliare il percorso – peraltro bello – anche ai bambini!!! Io lì i cinghiali ce li vedo TUTTE le mattina, non in via Panattoni, ma proprio dentro il parco. Attenzione quindi a ciò che dite, se uno non sa come muoversi e come comportarsi può essere pericoloso, così come pericoloso è un articolo scritto così. E’ da irresponsabili.

    • Gentile Eleonora,
      l’autore dell’articolo ha un’esperienza decennale sull’argomento. Vive da sempre nei pressi ed è forse uno dei migliori conoscitori dell’Insugherata, flora e fauna comprese sulle quali ha scritto oltre un centinaio di articoli senza mai esser stato smentito.
      La invitiamo a documentarsi meglio sulle attitudini dei cinghiali, non basta vederli alla finestra per gridare al lupo. Buona giornata
      La Redazione

      • Buongiorno, non vedo i cinghiali dalla finestra, se aveste letto cosa ho scritto, troverete chiaramente un “li incontro lì tutti i giorni DENTRO IL PARCO”. E’ successo anche questa mattina. Io so come comportarmi, ma magari una bella famigliola con bimbi a seguito che va lì dopo aver letto l’articolo, no. Il fatto che invitiate me a documentarmi sulle abitudini dei cinghiali è quantomeno singolare, dato che la mia professione è di occuparmene. Non metto in discussione che l’autore dell’articolo conosca bene il parco, ma deve stare attento ai messaggi che dà, e lo deve fare anche il direttore della testata. Ci vuole poco a mettere in pericolo qualcuno. Avete pubblicato un discutibilissimo e NON VERITIERO “i cinghiali non si fanno mai vedere” (testuale): chi conosce il parco sa che non è così. Chi è responsabile non lo scriverebbe mai. Vogliamo poi parlare delle vipere? All’ingresso, vicino ai ciocchi di legno sulla destra, ce ne sono almeno due. Siete partiti dal presupposto di difendere a spada tratta qualcosa di irresponsabile che avete fatto scrivere e neanche avete letto bene il mio post. Io ho almeno l’onestà intellettuale di dire che l’articolo è piacevole ed interessante, ma vi avvertivo della pericolosità delle parole.mEppure dovreste conoscere lo strumento. Se usato così, non va bene. Complimenti per l’accuratezza e la professionalità e per l’atteggiamento passivo-aggressivo della risposta.

        • Gentile signora, sentirsi dare degli irresponsabili dopo tredici anni di attività sul e per il territorio non è stato molto lunsighiero. Ma tant’è, se questa è stata la sua percezione non abbiamo alcuna pretesa di fargliela cambiare.
          Le facciamo però notare che lei non ha scritto “io i cinghiali li incontro” (come afferma in questo nuovo commento) ma “io lì i cinghiali ce li vedo“, che è altra cosa.
          Per quanto attiene alla nostra “irresponsabilità” nel far presente che i cinghiali se ne stanno per conto loro senza attaccare gli uomini (a meno che le femmine non vedano in pericolo i loro cuccioli), la stessa accusa va fatta anche a chi ne sa molto di più di noi,come ad esempio i Carabinieri Forestali quando dichiarano che “il cinghiale non è un animale aggressivo né pericoloso. Tende sempre a fuggire l’uomo e diventa pericoloso solo se ferito o impossibilitato alla fuga” (legga qui) oppure l’Ente Parco di Veio quando asserisce che “I cinghiali non sono né aggressivi né pericolosi...” (legga qui). Queste ed altre, altrettanto autorevoli, sono le nostre fonti, oltre alla grande esperienza in materia dell’autore dell’articolo.
          Dispiaciuti in ogni caso, le auguriamo buon pomeriggio.

          • Buonasera, giusto per non creare errate interpretazioni, vorrei precisare che conoscendo bene i cinghiali non ho scritto mai che sono pericolosi. Di base – e per fortuna non me lo deve dire la Forestale o altri – sono animali buoni, tranquilli, timidi, ma anche curiosi. Sono capaci di grande affetto anche nei nostri confronti se trattati bene e con rispetto. Quello che potrebbe essere pericoloso – motivo per cui l’articolo mi ha messo all’erta – è che se per qualsiasi motivo qualche persona meno esperta, più paurosa o altro ci si dovesse imbattere, è fondamentale che sappia come comportarsi. Anzi, che sappia cosa NON deve fare. Una prima reazione sconsiderata o troppo istintiva potrebbe portare l’animale ad innervosirsi. Ecco perchè credo che sia importante non solo descrivere le innegabili bellezze del posto, ma anche raccontare le cose come stanno, ossia che i cinghiali ci sono, si possono incontrare anche a distanza molto ravvicinata e che bisogna saper gestire le situazioni. Basterebbe una piccola ma doverosa aggiunta. Grazie

  2. Gentile Alessandro ho usato il GPS solo per ricavare con accuratezza la distanza percorsa ma…niente tracciato. Comunque il percorso è molto facile da individuare.

  3. Scusate se mi intrometto ma questa storia dei cinghiali sta raggiungendo vette sublimi di comicità.
    Primo , ci sono e se ne fottono della presenza umana , provate a farli allontanare e verificate se non sono né aggressivi né pericolosi…
    Proprio ieri pomeriggio nel sentiero del parco che inizia dal civico 160 di Via Panattoni , circa 250mt dall’ingresso ( ho scattato delle foto ma non so come inviarle quindi credetemi sulla parola ) alle ore 17,30 temperatura circa 22° me ne è sbucata una famigliola all’improvviso davanti , bloccandomi la strada . Ero con il cane che sono fortunatamente riuscito a fermare.
    se ne sono quindi fottuti comunque della presenza umana anzi , sono rimasti bellamente in mezzo al sentiero a grufolare sorvegliandomi con lo sguardo.
    poco prima di me era uscita una signora con dei bambini , se avesse tardato 3 minuti ?
    Molto ma molto di frequente arrivano a Via Azzarita scorrazzando tra il Commissariato e la piazzetta.
    Vogliamo parlare di quelli ormai stanziali che dimorano al parchetto di Tomba di Nerone ?
    A parte il cerebroleso che quotidianamente si appropinqua per gettare pane ed altro , domanda , ma quando verrà ( se ) riaperto siamo sicuri che ognuno starà dalla propria parte ?
    o forse sconsigliabile per persone con bambini e/o con cani ?
    ( sempre meglio comunque degli zozzoni che bivaccavano sulle panchine lasciando file di bottiglie di birra – vuote – e cartacce ovunque ).
    chi ha un cane non è un canaro ( che mi sembra essere stato usato quasi come termine dispregiativo tra l’altro da una persona che un cagnetto lo possiede ) , è solo un proprietario dell’amico cane
    due mesi fa poco più lontano dal punto descritto un cane è stato sventrato da un cinghiale , stessa sorte qualche mese fa al parchetto del Mary Mount.
    Tra una persona ed un cinghiale privilegio la persona , tra un cane ed un cinghiale proteggo il cane.
    non credo sia “giusto” che in parco fruibile alle persone ci sia un’ora alla quale scatta il coprifuoco , dopo le 18,00-18,30 è quasi pericoloso o quantomeno sconsigliabile
    diciamo che sono troppi , non più controllabili , sono invasivi e costituiscono pericolo per persone a piedi ma anche in scooter o macchina.
    serve un serio abbattimenti con diminuzione del numero dei capi.
    considerato che non possiamo introdurre lupi , puma , giaguari od altri predatori.
    un saluto

  4. Invogliata dall’articolo del trail dell’Insugherata mi sono avviata questa mattina, dopo aver stampato il testo per seguire attentamente le indicazioni …… per il primo tratto è stato tutto perfetto ma poi non siamo riusciti a trovare “l’evidentissimo tracciato” che attraverso il Bosco Santo Spirito. Come abbiamo fatto a non trovarlo resterà un mistero ma siccome vorrei riprovarci potrei avere qualche indicazione più dettagliata. Grazie

  5. Gentile Laura mi rendo conto che per chi conosce l’Insugherata è tutto più facile ma le assicuro che il sentiero non è difficile da individuare. Arrivati a Via Rosa Gattorno (la stretta rotabile con le recinzioni) si taglia la strada e si entra nel grande campo incolto che si trova di fronte. Avendo come punto di riferimento il grande serbatoio in cemento (si vede bene anche dalla foto n. 6) si arriva alla zona con la terra gialla con tracce di erosione; si scende lungo il sentiero che fa alcune svolte e percorsi circa 200 m, mentre il sentiero in terra battuta piega a sinistra, sulla destra tra la vegetazione si apre il sentiero che attraversa il bosco. La conferma che siamo sulla strada giusta è la vecchia tabella di Roma Natura. Tornando lo troverà senza alcun dubbio. Cordiali saluti.

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