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“La Scala a Chiocciola”: terrore al Teatro Ciak

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In scena fino a domenica 1 marzo al Teatro Ciak (Via Cassia, 692), “La Scala a Chiocciola” è il terzo spettacolo della stagione presentato dallo Stabile del Giallo.

Dopo le speculazioni filosofiche sull’orlo dell’abisso della natura umana contenute in “Nodo alla Gola” e l’impeccabile meccanismo narrativo di “Delitto Perfetto”, la compagnia di artigiani teatrali, che da oltre trent’anni è dedita al culto del giallo e del mystery, porta sul palco i tratti noir e le atmosfere gotiche che Ethel Lina White regalò al suo romanzo del 1933.

Originariamente intitolato “Some Must Watch”, il libro (che in Italia arrivò soltanto nel 1981) venne successivamente presentato come “The Spiral Staircase”, riferendosi al film che Robert Siodmark, prendendosi alcune licenze e trasportando l’azione negli USA, diresse nel 1946.

Lo spettacolo in scena al Ciak si lascia apprezzare per diverse ragioni. Nei cento minuti di rappresentazione (più l’intervallo) gli otto attori si muovono e interagiscono coniugando nel senso più ampio il verbo “to play”, ossia non si limitano ad interpretare il rispettivo ruolo con puntualità e rigore, ma giocano a farlo con un gusto e una passione che arrivano fino alla platea e che consentono al pubblico di respirare quell’aria così marcatamente british che connota l’opera.

La narrazione cuce progressivamente un abito fatto di inquietudine ed angoscia, sensazioni che vanno in crescendo grazie agli inserti sonori e musicali e ad un disegno luce pregevole, in continuo mutamento, che pennella quadri quasi caravaggeschi, indaga, scolpisce e deforma volti, rivelandone mano a mano la vera identità e le rispettive fragilità (molto bene Marco Catalucci).

Un autentico lavoro di squadra

Insomma, un autentico lavoro di squadra (non è mai scontato dirlo) orchestrato sapientemente da Anna Masullo, che, oltre ad adattare il testo insieme ad Andrea Ruggieri, dirige con mano ferma, modulando il ritmo dell’azione, facendo muovere gli attori secondo traiettorie geometriche e proponendo, nel secondo atto, un paio di soluzioni registiche di altissimo livello, che non sveliamo ma che hanno a che fare con il tempo della narrazione e con un incubo della protagonista.

Già, la protagonista: brava Martina Carletti, che regala al suo personaggio paura, innocenza ed insicurezza e sa come dosarle e mescolarle.

Molto bene, poi, le certezze della compagnia (Linda Manganelli, Riccardo Cascadan e Giovanni Carta), decisamente in parte Barbara Abbondanza (una cuoca energica e convincente), lo scattante Claudio Garrubba, Silvia Siravo (un’infermiera cinica e rancorosa) e Franco Sciacca, alle prese con un ruolo femminile di difficile approccio.

Qualcosa sulla trama

Ci sono una grande casa isolata nella campagna inglese e un maniaco omicida pronto a colpire nuovamente. Si avvicina una notte di tregenda e di terrore, allora ci si barrica in casa: nessuno può entrare o uscire. O, meglio, nessuno potrebbe entrare o uscire…

La sorte di Helen sembra segnata perché il male ha preparato un piano che contempla le debolezze di tutti gli altri, un piano diabolico, un crudele gioco psicologico che colloca la rappresentazione, tanto per dare delle coordinate e dei riferimenti, a metà strada fra Agatha Christie ed Edgar Allan Poe.

Giovanni Berti

I biglietti sono in vendita su https://www.ticketone.it/ e al botteghino del Teatro Ciak (da martedì a sabato 10/13 e 16.30/19.30, domenica 10/13 e 15.30/19.30). Per informazioni si può chiamare il numero 0633249268.

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