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    Riflessioni sulla Giornata Internazionale della Persona con disabilità

    disabilità

    “Ci siamo, anche quest’anno arriva la Giornata Internazionale della Persona con disabilità. Come genitore ma anche come Presidente della Consulta della disabilità del Municipio XV ho sentito il dovere di far pubblicare questa lettera che vuole essere un momento di riflessione ma anche di denuncia”.

    Inizia così la lettera aperta che Alessandra Valenzi ha voluto affidare alle pagine di VignaClaraBlog.it spiegando che nel territorio del Municipio XV non sono previste iniziative e quindi ha sentito la necessità di esporre le sue idee sul tema, iniziando dal fatto che “sono tre milioni e centomila le persone con disabilità presenti sul territorio nazionale, persone che sempre più spesso si devono scontrare con realtà che non prevede una rete, non conosce progettualità, non esiste programmazione, ma conosce frasi come ‘la centralità della persona’ , oppure ‘nessuno deve restare indietro’ e tante altre, ma che rimangono frasi ad effetto senza nessuna risoluzione e senza provocare il minimo cambiamento”.

    Prendere in carico una persona con disabilità, secondo  la Presidente della Consulta della disabilità del Municipio XV,  vuol dire “prendere in carico una famiglia, una parte della società, significa permettere un progetto di vita, tutelare la dignità e preservare il diritto alla cura e all’assistenza e non deve corrispondere a mero assistenzialismo, quello costa, non dà dignità e non permette di poter realizzare una qualità di vita dignitosa come ogni essere umano ne ha diritto. Prendere in carico una persona con disabilità significa conoscere, impegnarsi al di là delle apparenze, e ancora significa avere il coraggio di costruire un percorso e non di legare un mondo già troppo fragile alla disponibilità economica di questo o quell’altro momento, perché così è troppo facile e non si danno risposte ma si rimpallano responsabilità e si rimanda sempre”.

    “Ci vuole altro; molto altro che non scateni la ‘guerra tra poveri’, la lotta continua tra lo scegliere una priorità piuttosto che un’altra, di non dover mendicare le briciole. Prendersi cura della persona con disabilità – incalza Alessandra Valenzi – non è certo sfilare in queste giornate, come in una magnifica parata, urlando diritti che già si sa non verranno dati nella maggior parte dei casi o fare cerimonie dove si riconoscono meriti a chi tutti i giorni combatte solo per avere dignità e la possibilità di vivere come tutti gli altri”.

    “Il Papa, in occasione di questa giornata, ha dichiarato “Incoraggio tutti coloro che lavorano con le persone con disabilità a proseguire in questo importante servizio e impegno, che determina il grado di civiltà di una nazione“, allo stato attuale ho paura a pensare che siamo ben lontani da un alto grado di civiltà. E’ ora di sostituire le belle parole di circostanza ai fatti e a quelle azioni che permetteranno a una società di considerarsi civile . È il mio e nostro augurio per questa giornata, ma soprattutto mi piacerebbe pensare – conclude la Presidente della Consulta della disabilità del Municipio XV – che in futuro non ci sia più bisogno di una ricorrenza che è utile a molti ma forse non lo è proprio per chi ha bisogno”.

    VignaClaraBlog.it

    2 COMMENTI

    1. La giornata internazionale della persona con disabilità, ha lo scopo di accendere una piccola luce sulle difficoltà che il mondo della disabilità deve affrontare tutti i giorni dell’anno. Ringrazio VignaClaraBlog.it e la presidente Valenzi per aver acceso questa lucina nel nostro territorio.

    2. Una riflessione sulla giornata internazionale della persona con disabilità anche se argomento a rischio la facciamo seria, cercando in entrambi i versi di non lasciarsi andare o a commenti ingiusti e/o a minimizzare quindi restituire il senso delle cose.
      Oltre tre milioni di persone sono il dato rilevante, tenendo presente che le disabilità sono tutte diverse non è possibile trattare il tema come insieme, per questa ragione e con sempre nella memoria alle atrocità del Nazismo, la nostra società è fortemente impegnata e vicina a chi ha una disabilità, ne consegue che il tema debba essere obbligatoriamente condiviso con tutta la popolazione perché l’assistenza di per se non è maggiormente onerosa o impegnativa rispetto alla maternità o paternità responsabile, intesa secondo modelli educativi consolidati.
      Oltre alle campagne di abbattimento delle cosiddette “Barriere Architettoniche” risulta essere indispensabile una maggiore professionalizzazione degli operatori in grado di assistere nello specifico casi non equiparabili, per cui dalla famiglia agli operatori dovrebbe essere pretesa disponibilità alla formazione al fine di evitare di cadere nel pietismo e nell’isolamento per una realtà che appartiene alla normalità.
      Nel 1998 tra gli LSU infatti era stata individuata proprio l’assistenza come filone per nuove tipologie di occupazione.
      A fine riflessione con più soggetti adulti.

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