Home ATTUALITÀ Aspettando Bruce Springsteen a Roma nel 2020

    Aspettando Bruce Springsteen a Roma nel 2020

    Calma: non c’è ancora niente di ufficiale, ma una promessa di Bruce Springsteen non è una cosa che si possa ignorare facilmente o, peggio, trattare con esecrabile leggerezza. In visita lo scorso maggio alla città eterna con la moglie Patti Scialfa, intercettato a Piazza di Siena dove ha ammirato le gesta da cavallerizza della figlia Jessica, il rocker del New Jersey ha promesso che tornerà a Roma il prossimo anno, questa volta con la chitarra e insieme alla E Street Band.

    E noi ci contiamo, sappiamo che accadrà, anche se non abbiamo ancora iniziato a mettere le X sul calendario per il countdown. Grazie al fido Little Steven, che con i Disciples of Soul sta portando sui palchi europei e americani il suo pregevole campionario rock-soul, abbiamo anche indicazioni sul possibile cronoprogramma.

    Sul finire dell’anno tutti in studio di registrazione per incidere il nuovo album che Bruce Springsteen ha scritto per il gruppo, pubblicazione del disco a gennaio/febbraio, e poi, dopo le prove, via, di nuovo on the road per un tour mondiale che farà tappa anche a Roma.

    BRUCE A ROMA: 1988 – 2016

    In attesa che la promessa venga mantenuta, ci piace tornare indietro nel tempo e riandare con la memoria a tutte le apparizioni di Bruce Springsteen nella nostra città.

    Il cantautore americano, che il prossimo 23 settembre compirà 70 anni, ha infiammato i palchi capitolini in nove occasioni, è stato protagonista di un’edizione del Roma Film Fest ed ha suonato a tarda notte a Piazza di Spagna.

    bruce Springsteen romaIL TUNNEL DELL’AMORE – GIUGNO 1988

    Lunedì 13 giugno 1988. Dopo una giornata rovente, cala la notte su Roma. Man mano che passano le ore, Piazza di Spagna si svuota. Fra la scalinata e la Barcaccia lavorano tre netturbini, mentre due musicisti di strada pizzicano pigramente le corde delle loro chitarre. Dieci, forse quindici persone se la prendono comoda lì intorno. Dall’oscurità sbuca una coppia che si tiene mano nella mano. Lui si avvicina ai musicisti e si fa prestare uno strumento. Esegue I’m on FireThe River e Dancing in the Dark, poi saluta e se ne va. Il suo sparuto ed occasionale pubblico è incredulo: l’uomo è Bruce Springsteen, che, dopo lo show di Torino, è arrivato in città per due concerti, i primi nella capitale.

    I due live, che si tengono il 15 e il 16 giugno allo Stadio Flaminio ed iniziano qualche minuto dopo le 19 (leggi qui), sono delle vere e proprie maratone che sforano abbondantemente le tre ore e che prevedono un intervallo di venti minuti. Affiancato dalla E Street Band e dagli Horns of Love (una sezione fiati di cinque elementi), Springsteen propone 31 canzoni nella prima serata e ne snocciola 29 nella seconda.

    I pezzi di “Tunnel of Love” – il suo ultimo disco, il successore intimo e spiazzante di “Born in the USA” – sono il perno attorno al quale ruota la scaletta, che include anche vecchi classici del calibro di Backstreets, perle rare come Be True e cover notevoli come Sweet Soul Music.

    L’ALTRA BAND – 25 MAGGIO 1993

    Ci tocca aspettare cinque anni prima di vedere Springsteen di nuovo a Roma e sempre al Flaminio. Nel frattempo sono successe un sacco di cose nella sua vita privata ed artistica: Bruce ha sciolto la E Street Band, dopo il divorzio con l’attrice Julianne Phillips si è sposato con Patti ed è diventato padre di un bambino e di una bambina.

    Ora è on the road con una nuova band, che include il solo “superstite” Roy Bittan e che verrà sempre definita come “l’altra band”, e presenta al pubblico i suoi due nuovi lavori – “Human Touch” e “Lucky Town” – usciti in contemporanea il 31 marzo dell’anno precedente.

    È il 25 maggio, una di quelle serate di primavera che assomigliano già all’estate, allo stadio non c’è il pienone e si riesce ad arrivare agevolmente fra le prime file.

    bruce Springsteen roma 93Passata la sbornia di “Born in the USA”, spiazzati i fans occasionali con “Tunnel of Love” e dopo un’attesa durata un lustro, Bruce ha perso spettatori ed è meglio così. Via chi lo ha seguito brevemente, restano gli affezionatissimi, che pochi non sono. È vero: il nuovo gruppo non è all’altezza della E Street Band – non c’è, non ci può essere un Clarence Clemons – ma i musicisti sono affiatati e ormai rodati da un lungo tour. Bruce, poi, è il solito, irresistibile ciclone di talento ed energia e conquista tutti i presenti con uno show ragguardevole.

    IL FANTASMA DI TOM JOAD – 10 APRILE 1996

    La voce corre, si parla di un teatro, ma ancora non si sa quale. Si telefona a destra e a manca e si parla con gente che non sa niente. Cavolo. Questa volta ce lo perdiamo, guarda te. Poi, la rivelazione: Springsteen suonerà all’Auditorium di via della Conciliazione.

    Ci si appiccica al telefono ancora. Qui la lotta si fa dura e spietata. Si riesce ad ottenere la prenotazione della prenotazione del biglietto. La procedura è complicata e si dubita di ogni sua singola fase, ma alla fine va in porto: ecco i preziosissimi tagliandi, che a via della Conciliazione qualche blasfemo pensa di rivendere per 500.000 lire ed oltre.

    Bruce, che due anni prima è diventato padre per la terza volta, avverte all’inizio di non fare casino. Chitarra acustica ed armonica a bocca, sul palco è da solo e presenta “The Ghost of Tom Joad”, una serie di canzoni nate nel silenzio e che del silenzio hanno bisogno; riflessioni amare, poetiche e disincantate sull’America di ieri e di oggi con un debito di riconoscenza per John Steinbeck e Woody Guthrie.

    Il concerto è un’esperienza molto intensa, unica, quasi religiosa. L’acustica è perfetta, un po’ di casino succede, ma nel finale, quando ci sono i classici riadattati per l’occasione, si può fare. È il 10 aprile, una serata che non dimenticheremo mai.

    “IN ONORE DI ROMA ED ENNIO MORRICONE” – 6 GIUGNO 2005

    Da sempre fan sfegatato della musica di Ennio Morricone, che aveva già incontrato nei camerini dell’Auditorium di via della Conciliazione, Springsteen “riciccia” dalle nostri parti quasi dieci anni dopo, questa volta al PalaLottomatica. Considerate le esperienze precedenti, temiamo per l’acustica dell’arena dell’EUR che, seppur migliorata nel tempo, si rivelerà tutt’altro che ineccepibile.

    Anche oggi Bruce è da solo sul palco e suona molti strumenti: dall’armonica al piano, dal banjo all’organo, oltre alla chitarra, naturalmente. Propone “Devils & Dust”, il suo ultimo lavoro da solista, una collezione di pezzi in cui si mescolano durezza e dolcezza, disincanto e speranza e la cui title-track entra nella testa di un soldato che ha il dito sul grilletto e solo “diavoli e polvere” sui quali basare la sua decisione fatale.

    Insieme alle nuove canzoni (Jesus Was An Only Son è di una bellezza assoluta), alcuni vecchi pezzi subiscono un efficace trattamento di asciugatura e non perdono minimamente la loro carica (Ramrod), il loro carattere struggente (The River) o la loro intensità (Racing in the Street). “Buonasera, Roma” – esordisce Springsteen in italiano – “stasera inizio con una versione di una canzone in onore di Roma e del maestro Morricone”.

    Preceduto dalle note struggenti di C’era una volta il west”, il primo brano – I’m on Fire per voce, banjo e armonica – vale da solo il prezzo del biglietto.

    SWEET FOLK MUSIC – 10 OTTOBRE 2006

    Questa volta passa soltanto poco più di un anno: stesso posto – il PalaLottomatica – ma situazione completamente differente. Springsteen è oggi circondato da un gruppo allargato, una piccola orchestra di talentuosi musicisti, e propone sonorità folk, country e swing.

    La band di stasera prende il nome dal padre della musica tradizionale americana, Pete Seeger, e dal palco arriva un sacco di roba che suona davvero bene, gioiosa ed esplosiva, piena di vitalità. Bruce scava nel passato per mettere a fuoco il presente, riadatta inni delle battaglie per i diritti civili (We Shall Overcome, Eyes On the Prize), arricchisce di virtuosismi ed armonie i suoi classici (Open All Night) e propone pezzi dalla resa stupefacente come When The Saints Go Marchin’ In e Long Black Veil.

    LA MAMMA E LA ZIA – 20 LUGLIO 2009

    A causa della concomitanza con i mondiali di nuoto, si è deciso che il concerto di Bruce Springsteen allo Stadio Olimpico comincerà più tardi: ci tocca aspettare fino alle 22.30 ma ne varrà la pena, come le altre volte.

    Cavalcata rock di tre ore, lo show include i classici di sempre, i rituali ormai codificati di questa celebrazione della musica e solo tre pezzi da “Working On A Dream”, l’ultimo lavoro del boss e, con ogni probabilità, il meno riuscito della sua carriera.

    Il trittico Seeds, Johnny 99 ed Atlantic City è probabilmente il momento migliore della serata, mentre non mancano le chicche (una spumeggiante Pink Cadillac) e le cover (Raise Your Hand. You Can’t Sit Down e la conclusiva Twist & Shout). Grande commozione, poi, quando Bruce dedica un’intensissima My City of Ruins alla gente dell’Aquila, recentemente colpita dal terremoto, e grande divertimento verso la fine quando sul palco appaiono la mamma e la zia del Capo, che ballano la tarantella sulle note di American Land.

    L’anno precedente la E Street Band ha perso Danny Federici, il suo tastierista intuitivo, timido e casinista, e il pensiero commosso di tutti va anche a lui.

    WHO’LL STOP THE RAIN? – 1 NOVEMBRE 2010

    Quinta edizione del Festival del Film di Roma, Auditorium. Con un congruo anticipo e nonostante la pioggia battente, conquistiamo la transenna nelle vicinanze del red carpet: per nessun motivo al mondo ci vogliamo perdere l’arrivo di Bruce Springsteen, volato a Roma per presentare The Promise: The Making of Darkness on the Edge of Town, il documentario sulla realizzazione del suo quarto disco, pubblicato nell’anno di grazia 1978.

    Nell’attesa, che durerà più di un’ora, gli altoparlanti del Parco della Musica diffondono le tracce di “Born in the USA”, il disco sbagliato per l’occasione, ma cosa importa?

    Con la folla che si è assiepata dappertutto, ecco che – magro, scattante e sorridente – arriva Bruce Springsteen e c’è chi giura che la pioggia abbia smesso di cadere proprio in quel preciso momento.

    Riusciamo a stringergli la mano e farci autografare la nostra copia di “Darkness”, prima che una fiumana di gente faccia il suo disordinatissimo ingresso in Sala Sinopoli per una proiezione in cui si respirerà l’aria del concerto rock (leggi qui il nostro resoconto).

    SOGNI, SUDORE E SPERANZA – 11 LUGLIO 2013

    Cuore, talento, energia da vendere: Bruce Springsteen è l’ultimo grande eroe del rock, non si limita a timbrare il cartellino e non suona il minimo sindacale per poi fuggire verso la tappa successiva. No, lui dispensa la magia, regala la grazia, offre il divertimento. Non c’è trucco, non c’è inganno.

    Così è andata anche la notte dell’Ippodromo delle Capannelle (leggi qui), una serenata di sogni, sudore e speranza, una tempesta elettrica di ventinove canzoni ed emozioni senza prezzo, una maratona di quasi tre ore e mezzo in cui hanno trovato spazio molte delle lunghe suite di quel capolavoro degli esordi che è “The Wild, The Innocent & The E Street Shuffle”: la stratosferica Kitty’s Back, il magistrale ritratto notturno pennellato in Incident on 57th Street e la super energetica Rosalita.

    E, ultima ma non ultima, supportata dagli archi dell’Orchestra Roma Sinfonietta, una bellissima, rarissima, carezzevole, indimenticabile New York City Serenade.

    UN FIUME DI MUSICA – 16 LUGLIO 2016

    Trentaquattro canzoni per tre ore e cinquantadue minuti di concerto. Dodici brani pescati da “The River”, cinque pezzi eseguiti su richiesta, due gemme acustiche, quattro cover, tre prime assolute per questo tour, una dedica per i lavoratori italiani impegnati nel sociale e una per le vittime dell’attentato di Nizza.

    bruce Springsteen roma 2016Bruce e la sua E Street Band ripercorrono le strade di “The River”, il capolavoro del 1980, e nella splendida cornice del Circo Massimo offrono al pubblico romano, italiano ed internazionale una performance che, eccezionale per qualità e quantità, verrà poi pubblicata come bootleg ufficiale.

    A pochi giorni di distanza dalla strage di Nizza, in cui hanno perso la vita 86 persone, questo concerto riconcilia con la vita e la speranza e alla fine, mentre Springsteen esegue Thunder Road da solo, pensiamo che la bellezza salverà questo mondo cupo e ostile (leggi qui).

    ROMA 2020

    Ribadendo che l’ufficialità non c’è e basandoci esclusivamente sulle esperienze precedenti, è presumibile che il nuovo tour scatti a marzo negli USA e approdi in Europa in estate.

    Luglio, dunque, sembra il mese più indicato. Ancora Circo Massimo o Stadio Olimpico? Più il primo, visto che il promoter italiano non ha mai digerito il trattamento ricevuto nel 2009 dal Coni.

    Staremo a vedere. E a sentire. Nel frattempo, come sempre, stay hard, stay hungry, stay alive.

    Giovanni Berti

    VignaClaraBlog.it

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