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Il sognatore Bruce Springsteen fa sognare Roma

bruce1.jpgForo Italico, Stadio Olimpico, 19 luglio ore 22.30: la folla rumoreggia, batte le mani, fischia. Attende con emozione che il sogno s’avveri, che la magia inizi, che le promesse siano rinnovate, che i sorrisi si schiudano. Che le storie vengano raccontate ancora una volta, che si faccia rock & roll per tre ore e ci si diverta. Lo stadio è pieno ma non c’è il sold-out. C’è voglia di muovere le gambe, il desiderio che la speranza e la gioia si facciano strada da dentro l’anima per illuminare visi ed occhi.

Si spengono le luci dello stadio, sullo schermo posizionato sopra il palco compaiono due montagne arrossate dal tramonto e partono le note di C’era una volta il west, omaggio al maestro Morricone e a Sergio Leone, del quale quest’anno ricorre il ventennale della morte. Alla spicciolata entra la E Street Band: non c’è Patti Scialfa, ci sono due coristi visti e sentiti nel tour delle Seeger Sessions, c’è Max Weinberg, che aveva saltato alcune date del tour europeo in giugno per partecipare ad uno show televisivo negli USA (in quelle occasione è stato rimpiazzato egregiamente dal figlio 22enne Jay). Per ultimi entrano Bruce e il “sacerdote” Clarence Big Man Clemmons, elegantissimo, imponente, claudicante a causa del problema alle anche per cui dovrà operarsi all’inizio del 2010.

“Ciao Roma…one, two, three” e parte una poderosa versione di Badlands, seguita da una gioiosa Out in the Street durante la quale tutti fanno “oh oh oh oh”. Ancora una volta, il boss è contento di essere tornato a Roma (“la città più bella del mondo”). Il terzo brano in scaletta è Outlaw Pete, ballata epica che ha una resa notevole dal vivo, con Bruce che drammatizza la storia di questo fuorilegge che non può scappare dal suo passato, che lo insegue come un’ombra bruce4.jpgincombente condannandolo al suo destino. In questo pezzo – otto minuti – troviamo chiari riferimenti alla musica che Morricone ha composto per i films di Sergio Leone e anche un pezzetto del riff di chitarra di I was made for loving you baby dei Kiss. Sullo schermo compare l’album di famiglia della E Street Band, mentre viene eseguita magistralmente No Surrender, giuramento di amicizia e di speranza. Nella successiva She’s The One, Max Weimberg (batteria) e Clarence Clemmons (Sax) si fanno apprezzare per potenza e puntualità (Big Man nonostante gli acciacchi e l’età non sbaglierà un colpo nella notte romana) e durante Working on a Dream il boss parla in italiano dicendo che la poderosa E Street Band ha percorso migliaia di miglia per mantenere una promessa solenne e portare la magia della musica nella capitale, facendo un ironico riferimento alle proteste di alcuni (40) milanesi “per il rumore” del concerto dello scorso anno a San Siro.

A questo punto, a nostro avviso, assistiamo al momento migliore dello show con il trittico Seeds (Bruce è strepitoso alla chitarra), Johnny 99 (molto rockeggiante, il pianoforte di Roy Bittan e la chitarra di Nils Lofgren su tutti, si sente anche il fischio del treno che fa pensare alle molte canzoni sui treni di Johnny Cash) ed Atlantic City. Storie di contadini rovinati dalla carestia, di gente comune che le tragedie della vita trasformano in assassini e che ad una condanna a 99 anni di carcere preferiscono la pena di morte, di gente che continua a provarci nonostante tutto muoia.

Torna la leggerezza con Raise Your Hand, cover inserita nel live 75/85, e con il boss che si muove baldanzoso tra le prime file a raccogliere i cartelli con le richieste dei pezzi. Ce ne sono davvero tanti, mi pare che Drive all Night (che non verrà eseguita) sia il brano più richiesto. Bruce finisce di cantare Raise Your Hand e attacca una corale e spumeggiante Hungry Heart. E’ il momento di soddisfare qualche richiesta del pubblico: Pink Cadillac diverte ed è impossibile restar fermi, I’m on fire viene dedicata ad una coppia che sta per sposarsi, Surprise Surprise viene eseguita per il 35esimo compleanno di una jersey girl di bruce2.jpgpassaggio a Roma. Alla fine, Outlaw Pete, Working on a dream e Surprise Surprise saranno i soli tre pezzi eseguiti dal nuovo album e possiedono una resa live superiore a quella in studio. Si prosegue con una splendida Prove It all night in cui Lofgren da ancora un prova del suo immenso talento chitarristico. Waitin’ on a sunny day fa cantare e ballare tutti, Bruce prende accanto a sé sul palco un bambino dalle prime file e gli porge il microfono invitandolo a cantare con lui; il bambino, nonostante la tenera età (ad occhio e croce non più di quattro anni), non si intimidisce e, storpiando le parole, riesce a seguire la melodia del ritornello strappando affettuosi e divertiti sorrisi al pubblico e a Springsteen stesso. Parte The Promised Land, bella, lineare, commovente. Non sono un ragazzo, sono un uomo e credo nella terra promessa. Bruce si interroga e interroga le nostre coscienze sul valore della vita umana negli USA e altrove: American Skin (41 shots) èstata scritta per Amadou Diallo, studente liberiano residente a New York ucciso a 23 anni dalla polizia, che lo aveva scambiato per un sospetto e che, mentre lui metteva le mani in tasca per tirare fuori il portafoglio con i documenti, è stato freddato da 41 colpi: is it a gun?, is it a knife?, is it a wallet?, this is your life.

Il concerto vira verso il finale con due pezzi da The Rising: Lonesone Day e la title track Born to run è sempre coinvolgente, un inno alla fuga e alla rincorsa dei propri sogni. Contro l’oscurità e la desolazione, fuori e dentro. Tutti la cantano, la gridano, la fanno propria. Tutti alzano le braccia, Bruce fa suonare la chitarra al pubblico nelle prime file. L’artista e il suo pubblico sono ancora una volta una cosa sola e, a sottolineare come il palco sia ora tutto lo stadio, le luci si accendono ad illuminare la folla.

Negli spalti compare dall’inizio dello show uno striscione di cittadini dell’Aquila, che a quanto pare avevano fatto giungere al chitarrista storico della E Street Band, Miami Steve Van Zandt, ospite sabato in una radio romana, la richiesta di una canzone per i terremotati. Springsteen dedica “alla gente dell’Aquila” la bellissima e toccante My City Of Ruins, nella quale, dopo la tragedia e la disperazione, si alza verso il cielo un grido di speranza e di rinascita.

Per Thunder Road vale lo stesso discorso di Born To Run. Nelle prime file Bruce va a prendersi un altro cartello con le richieste del pubblico e parte You Can’t bruce3.jpgSit Down, classico dei 60’s interpretato dalle Dovells. American Land, unico brano delle Seeger Sessions, porta in scena il ramo italiano della famiglia di Springsteen: la mamma Adele Zirilli con la sorella che ballano la tarantella nonostante abbiano oltrepassato gli ottanta e sia ormai l’1 di notte. Segue Bobby Jean, che non ti molla il cuore con la sua miscela di nostalgia e vicinanza.Il finale è puro divertimento e tutti si scatenano a luci accese con Dancing in the Dark (durante la quale, secondo tradizione, Bruce invita sul palco una ragazza del pubblico per ballare con lui) e Twist & Shout (la Bamba).

Sono passate le tre ore e i nostri occhi (i nostri cuori) e le nostre orecchie (le nostre anime) hanno assaporato la magia, hanno avvertito la potenza, hanno provato tenerezza. Hanno capito che le speranze e i sogni possono essere reali, nonostante le avversità e le oscurità dell’esistenza. Le promesse sono state mantenute e si va a casa con il sorriso sulle labbra e la gioia nel cuore.

I concerti costano troppo, è vero, ma questo ha dato qualcosa che non è incluso nel prezzo del biglietto. C’è qualcun altro che regala tutto questo?

Giovanni Berti

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5 COMMENTI

  1. aggiunta dell’autore: anche “Hungry Heart” soddisfa una richiesta pervenuta dal pubblico: durante l’esecuzione Bruce e Little Steven mostrano un cartello con questo rebus: (6:5) disegno di un cuore con i denti che si avventa su un hot dog.

  2. Attenzione! Ghiottissima notizia per i fans di Springsteen!
    Il 16 novembre uscira’ il tanto atteso cofanetto celebrativo di “Darkness on the edge of Town”, uno dei capolavori del boss pubblicato nel 1978.
    “The Promise: The Darkness on the Edge of Town Story” conterra’ 3 cd e 3 dvd!
    Nel primo cd ci sara’ l’intero album remasterizzato, mentre gli altri due conterranno 21 tracce inedite registrate durante le studio sessions.
    Il primo dvd conterra’ il documentario firmato da Thom Zimny ed intitolato “The Promise: The Making of Darkness on the Edge of Town”, 84 minuti che raccontano il processo creativo dell’album, alternando immagini di Bruce e la band in studio ed interviste realizzate recentemente. Il film sara’ presentato in anteprima al Toronto Film Festival il prossimo 14 settembre.
    Il secondo dvd includera’ l’esecuzione integrale e dal vivo dell’intero disco, registrata ad Asbury Park lo scorso anno, e vari pezzi live registrati in shows diversi tra il 1976 e il 1978.
    Il terzo dvd presentera’ il concerto di Houston, tratto dal mitico tour di Darkness ’78.
    Per tutti i dettagli, potete leggere il comunicato stampa ufficiale:
    http://www.shorefire.com/index.php?a=pressrelease&o=4215

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