Home AMBIENTE Gira e rigira rispunteranno le barricate a Pian dell’Olmo

Gira e rigira rispunteranno le barricate a Pian dell’Olmo

discarica pian dell'olmo

Gira e rigira, a distanza di sette anni l’ipotesi di una mega discarica in una cava dismessa a Pian dell’Olmo, nell’ultimo lembo di territorio del Municipio XV al confine con quello del Comune di Riano, sembra che stia prendendo corpo.

700mila metri cubi che a Pian dell’Olmo dovrebbero accettare, come si legge nella richiesta di autorizzazione inoltrata alla Regione Lazio, solo “i residui provenienti da impianti di trattamento e valorizzazione dei rifiuti, esistenti ed in via di realizzazione, nell’area della Città Metropolitana di Roma allo scopo di sanare l’attuale problema che affligge l’Area Metropolitana che ormai da tempo è costretta allo smaltimento dei rifiuti presso altre regioni”.

Ma nel frattempo la Regione Lazio ha già dato il primo via libera al progetto (gli interessati possono leggerne elaborati progettuali e dettagli cliccando qui). A rendere nota la notizia è stato il Fatto Quotidiano scrivendo che “la titolare della Direzione regionale Politiche Ambientali e Ciclo di Rifiuti, Flaminia Tosini, ha rilevato che la cava per la quale la società Torre di Procoio srl ha richiesto la VIA (valutazione d’impatto ambientale) non ricade in nessuno dei siti della Rete Europea Natura 2000. Assenza di vincoli che, insieme al parere sostanzialmente positivo fornito dall’Arpa Lazio, ha permesso agli uffici regionali di dare l’ok alla conferenza dei servizi, con prima seduta convocata per il 20 giugno”

Sarà dunque la conferenza servizi che nel frattempo, proprio oggi, è stata posticipata a lunedì 24 giugno, l’appuntamento nel quale si scioglieranno i nodi.

Braccio di ferro

“La Regione Lazio vuole trasformare Pian dell’Olmo in una nuova Malagrotta? Noi non ci stiamo” esclama il presidente 5S della commissione capitolina all’ambiente, Daniele Diaco, sostenendo che “Già in passato Cerroni provò a fare richiesta di VIA per quell’area e in quella caso fu proprio la Regione Lazio a non autorizzare. Oggi nulla è cambiato”.

“Ribadiamo la nostra contrarietà a intraprendere questa strada, che già in passato si è dimostrata un’esperienza fallimentare con gravi conseguenze ambientali sul territorio della Capitale” conclude Diaco puntando il dito contro la Regione Lazio.

Pronta la risposta di Daniele Torquati, capogruppo PD in XV, ricordando che già sei anni fa il PD locale si schierò contro l’ipotesi della discarica. “Il punto però rimane sempre la Politica. La Regione Lazio oggi sta valutando l’area, come fece in passato, perchè c’è una domanda del privato proprietario. É la procedura. La cosa più assurda – sostiene Torquati – resta sempre l’atteggiamento della Sindaca di Roma che si dice contraria ad ogni ipotesi a Pian dell’Olmo, definendola un’ipotesi assolutamente grave, ma solo dopo averla già inserita nelle aree da sottoporre alla Regione Lazio per la composizione del Piano Regionale dei Rifiuti”.

Barricate a Riano

Nel Comune confinante con Pian dell’Olmo oggi si è tenuta un’assemblea nell’aula consiliare. Preoccupazione e dissenso da parte dei cittadini, che nei loro interventi hanno chiesto chiarimenti su questa nuova vicenda.

Il Sindaco Ermelindo Vetrani ha voluto sottolineare come “appare sorprendente come possa essere di nuovo presentato un progetto su Pian dell’Olmo quando quella stessa zona sette anni fa a livello ufficiale fu ritenuta non idonea in alcun modo ad ospitare destinazioni di questo tipo. Riano ha pagato già un prezzo altissimo in sette anni, in termini di immagine, di decremento del valore patrimoniale e immobiliare dei cittadini. Il nostro diniego oggi è ancora più netto, proprio per l’assurdità della vicenda”.

Simonelli : “assolutamente contrario”

All’assemblea ha partecipato anche Stefano Simonelli, presidente del XV Municipio, dichiarando: “Ho partecipato volentieri all’assemblea in quanto sono assolutamente in sintonia con le posizioni dell’Amministrazione rianese e, soprattutto, sono decisamente contrario all’ipotesi che verrà discussa in Regione Lazio. Tale mia posizione è quella anche del Consiglio del Municipio, che l’ha formalizzata votando all’unanimità un atto in merito il 20 marzo”.

Cicli e ricicli storici

L’ipotesi di una discarica a Pian dell’Olmo fu oggetto di grandi battaglie nel corso degli anni 2012-2013 con un intero territorio a ribellarsi contro la decisione che aveva avuto l’ok da parte dei tre governi territoriali coinvolti, e cioè il Campidoglio alla cui guida c’era Gianni Alemanno, la Provincia di Roma presieduta da Nicola Zingaretti e la Regione Lazio governata da Renata Polverini che erano alla ricerca di un sito alternativo a Malagrotta la cui chiusura era improrogabile.

Non solo tutte le forze politiche del XV, una volta tanto in totale sintonia con l’allora presidente Gianni Giacomini, scesero in campo a contrastare quella che sembrava essere una iattura per Roma Nord, ma anche i diciotto sindaci dei Comuni della Valle del Tevere che giunsero ad una clamorosa protesta sotto il Parlamento chiedendo di essere ricevuti alla Camera per poter esporre le ragioni del no dei circa 500mila cittadini che rappresentavano. Arrivarono perfino ad inoltrare un appello all’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

L’ipotesi, nel 2013, venne alla fine bocciata dal Prefetto di Roma Goffredo Sottile, allora commissario per l’emergenza rifiuti nella capitale, che così scrisse al Parlamento Europeo, dove era approdata la protesta di migliaia di cittadini del Municipio XV e dei comuni della Valle del Tevere: “L’individuazione del sito da adibire a discarica provvisoria nella località di Pian dell’Olmo può considerarsi superata“.

Fu una decisione che arrivò dopo due anni di battaglie, di occupazioni delle aree, di blocchi stradali, di petizioni, di manifestazioni lungo la via Tiberina, l’unica strada, stretta e pericolosa, che porta alla cava di Pian dell’Olmo e che mai sopporterebbe il peso di centinaia di mezzi pesanti al giorno.

Next stop 24 giugno

Per saperne di più su questa cava abbandonata in mezzo alla campagna romana, dove 700mila metri cubi di rifiuti dovrebbero convivere con un asilo nido e un centro abitato distanti 100 metri, in un terreno a forte rischio idrogeologico interessato dalle esondazioni del Tevere e il tutto sopra una falda acquifera che potrebbe inquinarsi, una cava sulla quale dopo sette anni si stanno riaccendendo interessi ed i riflettori, l’appuntamento è in Regione Lazio lunedì 24 giugno, quando si riunirà la conferenza dei servizi.

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