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    Il punto di vista della Caritas sulla povertà a Roma

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    immagine di repertorio

    Presentato il “Rapporto sulle povertà a Roma: un punto di vista”, il Rapporto con cui la Caritas di Roma ha lanciato l’allarme sulle dimensioni della povertà nella Capitale, in crescita soprattutto per quanto concerne i nuclei familiari e i giovani in cerca di lavoro.

    Il Rapporto prende spunto dai dati già pubblicizzati dall’Istat, in forza dei quali l’anno scorso nel nostro Paese è cresciuta l’incidenza delle persone sia in condizione di povertà assoluta sia in condizioni di povertà relativa. Per la povertà assoluta si è passati da 4 milioni e 742mila a 5 milioni e 58mila, dunque, a circa un italiano su dodici. Per quanto riguarda la povertà relativa, invece, si è passati da 8 milioni e 455mila a 9 milioni e 368mila. Ma è il Sud del Paese ad accusare maggiormente il processo di impoverimento, sebbene al Nord la situazione non sia significativamente migliore.

    Insomma, è fotografata la tendenza della Capitale a riprodurre sofferenze e disuguaglianze presenti nel resto del Paese dove a soffrire di più sono giovani e anziani.

    La povertà nella Capitale

    Nei municipi romani sono circa 10mila persone oltre i 65 anni che non raggiungono un reddito annuo di 11mila euro. Il totale è di quasi 150mila abitanti, praticamente un’intera grande città popolata da anziani lontani dalla ricchezza.

    Contemporaneamente, il reddito medio si distribuisce in modo profondamente diseguale tra le zone della città, passando ad esempio dagli oltre 40mila euro del II Municipio ai 17mila euro del VI Municipio.

    Quasi un quarto dei giovani romani tra i 18 e i 29 anni risulta disoccupato: gran parte di loro (in particolare la fascia tra i 25 e i 39 anni) è costretto a lavori atipici con contratti a termine o di collaborazione.

    Nel Rapporto emerge amaramente il fenomeno dell’ereditarietà dell’esclusione sociale: oggi i poveri più giovani sono infatti figli di famiglie travolte da spaventose posizioni debitorie, per canoni di locazione non pagati o bollette delle utenze saldate in modo discontinuo. Sono proprio i giovani in queste situazioni che accettano più facilmente lavori in nero e sottopagati.

    Non mancano riferimenti a tutti gli stranieri che si rivolgono quotidianamente ai Centri di ascolto diocesani (Cda) o ai centri attivi nelle varie parrocchie, un passaggio – per loro – spesso fondamentale per i loro percorsi di integrazione e accoglienza.

    Su questo aspetto la Caritas sottolinea la grande importanza della dimensione umana dell’incontro, trattandosi di persone bisognose di aiuto e non solo di numeri che vanno ad aggiungersi ai molti dati statistici. Ancora a proposito dei migranti, dal Rapporto 2018 emerge altresì la sempre più frequente predisposizione di chi arriva in Italia a sentirsi vittima di un’esclusione sociale, legata anche alla povertà e alle difficoltà di accedere ai servizi socio-sanitari, emblema evidentemente di un’accoglienza (ancora) inadeguata.

    Chiara Meoli

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