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Villa Borghese è verde stupore

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Speriamo che Stefano Faravelli, viaggiatore e straordinario acquerellista voglia perdonarci dal momento che abbiamo preso in prestito il titolo di uno dei suoi bellissimi carnet di viaggio “Madagascar: verde stupore”; di sicuro Villa Borghese non è il Madagascar ma è altrettanto sicuro che il verde non manca.

In questa fine di agosto i giardini, dopo alcuni acquazzoni pomeridiani, sono particolarmente rigogliosi e non c’è traccia di prati ingialliti; Villa Borghese, nonostante i tanti rifiuti e la sciatteria dovuta alla mancanza di una seria manutenzione, è splendida.

Chi la frequenta in questo periodo, e sono soprattutto stranieri, lo fa per visitare il giardino del lago, i musei, piazza di Siena o il Pincio non certo per ammirare la vegetazione che invece costituisce una delle maggiori attrattive di questo grande giardino. Neppure un giardino botanico ha così tante specie arboree quante ne ha Villa Borghese.

Tantissime, almeno 150 di cui 15 specie inserite nella “red-list” della Unione Internazionale per la Conservazione della Natura e 18 nella lista delle specie minacciate: insomma un vero e proprio arboreto con una tale varietà da rendere addirittura impossibile l’identificazione a meno di essere esperti botanici.

E’ per questa ragione che ci siamo fatti aiutare dal bellisimo libro di Loretta Gratani e Andrea Bonito: “Villa Borghese: viali, giardini e alberi monumentali”, un libro che non dovrebbe mancare nella biblioteca di chi ama gli alberi.

Chi decide di entrare nella villa da Piazza del Popolo deve affrontare una lieve rampa oppure una ripida scalinata che lo porta in qualche minuto sotto la  terrazza del Pincio; è proprio in questo punto che inizia lo straordinario viaggio attraverso il “verde stupore” di Villa Borghese.

Chi si aspetterebbe mai delle Sequoie sempreverdi o un monumentale esemplare di Ginkgo biloba? O una slanciata Palma da datteri o una sfilza di  Cedri del Libano? In fin dei conti siamo al centro di Roma e a pochi passi dall’incredibile “bazar” di Piazzale Flaminio.

Se dal Pincio si procede poi verso il Giardino del Lago le sorprese non mancano; è un susseguirsi di splendidi esemplari  a cominciare da un filare di bellissimi Tassi.

Il Tasso, le cui bacche rosse contengono un seme velenoso, è un albero molto longevo (può vivere anche 2.000 anni) e non è molto diffuso se non in alcune zone d’Italia come la Sicilia, la Sardegna o la Foresta Umbra nel Gargano. Ai Tassi si affiancano maestosi Bagolari (più noti come  “spaccasassi”) che qui raggiungono dimensioni notevoli e poi esemplari di Platani, Ippocastani e Lecci: il trionfo della grandezza.

Che dire poi di quel contorto Albero di Giuda nei pressi dell’ascensore che un tempo scendeva su Via del Muro Torto o di quelle verdissime Palme nane?

Se ci lasciamo guidare dal libro di Gratani e Bonito le sorprese sembrano non finire mai: Sughere, Palme cilene, Canfora del Nepal, Cedri dell’Atlante, Abeti bianchi e Abeti rossi, Cedri dell’Himalaya, Olmi siberiani, Olmi campestri e Cipressi mediterranei di una tale maestosità da mettere soggezione.

Se il bravissimo Faravelli decidesse un giorno di smettere di viaggiare il mondo e dedicasse un po’ della sua arte al verde di Villa Borghese ne verrebbe sicuramente fuori un trionfo di forme e di colori.

Villa Borghese è un luogo di svago straordinario ma dal punto di vista del patrimonio arboreo è come un gigantesco catalogo vivente; una grande opportunità per noi, per i nostri bambini e per chi vuole imparare a riconoscere gli alberi.

Una straordinaria occasione per accostarsi alla natura non attraverso le pagine di un libro o la visione di un documentario del National Geographic, ma grazie al contatto con straordinarie creature viventi: gli Alberi.

Francesco Gargaglia

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