Home AMBIENTE Storie e segreti del Tevere, parla un fiumarolo doc

Storie e segreti del Tevere, parla un fiumarolo doc

Storie e segreti del Tevere

Chi ha letto “Morimondo”, la narrazione di un viaggio fatto da Paolo Rumiz dalle sorgenti al delta del Po, ricorderà senz’altro queste parole: “Disse del fiume una cosa struggente: la sua capacità di farsi carico, come il Cristo, di tutte le nostre immondizie, colpe, stoltezze”.

Parole che sembrano scritte per il Tevere e che trovano conferma nella nostra recente inchiesta condotta a bordo di una canoa fra rifiuti galleggianti, discariche e carcasse.

Ma c’è chi è andato ben oltre la singola inchiesta; c’è chi dell’amore per il Tevere ne fatto quasi una ragione di vita come fosse l’ultimo dei fiumaroli d’un tempo, quelli a cui il poeta Gaetano Camillo fa dire “io sò romano fijo de ‘n fiumarolo, sur fiume posso dì che ce sò nato e me ce cullerò fino a che moro.

Parliamo di Sandro Bari, scrittore, saggista, storico, autore radiofonico, volontario della Protezione Civile, direttore della rivista culturale “Voce Romana“, presidente dell’Associazione “Roma Tiberina” e del “Comitato per il Tevere“.

Appassionato fiumarolo, si è sempre dedicato alla riscoperta del fiume di Roma e alla sua rivalutazione con conferenze e denunce ambientali fino a giungere alla pubblicazione del libro “Sul Tevere, storie e segreti del Fiume di Roma” (edizioni Edilazio).

Un libro snello, agile, un viaggio fisico e virtuale sul Tevere, per riconsegnare ai romani il loro fiume oggi tanto svalutato e disprezzato quanto un tempo utilizzato e idolatrato.

Un breve sunto di esperienze vissute in prima persona, immortalate in foto riprese durante decenni di esplorazioni, di indagini ambientali, di rilevamenti.

Un libro con racconti di avventure tiberine e di escursioni in gommone con leggende metropolitane sfatate e descrizioni di luoghi inimmaginabili perché raggiungibili con estrema difficoltà.

Un viaggio lungo il fiume che richiederebbe molti volumi ma che Sandro Bari è riuscito a condensare in 123 pagine e 46 foto, quanto basta per coinvolgere il lettore e appassionarlo affinché diventi anche lui un fiumarolo.

Perché i fiumaroli, come scrive l’autore, “non sono solo coloro che pescano o vogano nelle acque del Tevere; si tratta invece di coloro che amano e vivono il fiume come una usanza, una tradizione, addirittura come una religione…”

E col nostro fiumarolo doc scambiamo qualche parola.

libro-sandro-bari-320Sandro, tre domande secche: quando come e perché ti è scattato l’amore per il “biondo Tevere”?

Tre domande secche meritano tre risposte asciutte. Quando mi sono accorto che esisteva ed era “tangibile”, che era accessibile dalle rive erbose sotto Monte Antenne vicino casa mia. Come era possibile farci il bagno (verso Castel Giubileo) nell’acqua ancora pulita negli anni Sessanta. Perché molti lo temevano e lo disprezzavano per ignoranza e ciò mi ha invitato a studiarlo, essendo per natura un nemico dei luoghi comuni.

E poi, prima una barchetta e poi un gommone, una canoa, ecco la voglia di risalire fino alle sorgenti… noi ricercatori “dobbiamo” scoprire l’origine delle cose…

Oggi però di biondo non ha più nulla, il Tevere è solo un fiume di degrado…

Fiume non è una cloaca come può sembrare. Fiume va navigato a monte di Castel Giubileo per scoprirne il fascino, dove non ci sono insediamenti clandestini e scarichi di depuratori. Il colore, non più biondo per le marne ma verdastro per le alghe, è dovuto al “deposito” causato dalla diga di Corbara, non alla sporcizia… che pure c’è, dovuta all’incuria di chi lo dovrebbe governare.

Ma prima di essere fagocitato dall’area metropolitana romana, il Tevere è bellissimo e pulito, anche per le sue capacità di autodepurazione.

Per la salvaguardia del buon nome del fiume che ha dato i natali a Roma – e del nume che lo rappresenta – le tre associazioni culturali Accademia Nuova Ellade, Hermes 2000 e Voce Romana hanno fondato nel 2001 il Comitato per il Tevere (subito seguite da altre diciotto), affidandomene la presidenza. Proprio per difenderlo.

Cosa difficile perché non si lotta solo contro l’ignoranza, ma anche contro la politica e la cattiva amministrazione.

Il Tevere vittima della burocrazia. Quanti sono gli enti competenti sulle sue acque?

Sono diciotto accertati, tra grandi, piccoli e inutili. Basti sapere che il Tevere è considerato mare fino all’Acqua Acetosa, perciò soggetto all’autorità della Capitaneria di Porto.

Il Genio Civile che ne aveva cura dal 1870 è stato sostituito dall’ex A.R.Di.S. (Agenzia regionale per la difesa del suolo) oggi Direzione regionale Risorse Idriche e Difesa del Suolo,  e su tutto dovrebbe legiferare l’Autorità di Bacino Fiume Tevere.

Fatto sta che ogni operazione, ogni adempimento relativi al Tevere sono soggetti alle discrasie lampanti tra leggi, regolamenti e funzionari di Stato, Regione, ex Provincia, Comune (per ultimi i poveri Municipi, praticamente impotenti).

Pensate, in caso di emergenza, quanto sia facile e produttivo coordinare la Protezione Civile Nazionale (Presidenza del Consiglio), L’A.B.Tevere (Agenzia interregionale), la Regione Lazio, la Capitaneria di Porto (ministeriale-militare) la  Polizia Fluviale (Provincia), i Vigili del Fuoco (Ministeriali), la Polizia Locale di Roma (Roma Capitale), l’A.M.A.(comunale), i Carabinieri, la Polizia di Stato, i Volontari di Protezione Civile, la C.R.I,… insomma, al primo inciampo, lo scaricabarile è assicurato.

In compenso, sul Tevere c’è pure chi, tramestando con sodalizi di comodo, riesce a trarre profitto, appropriandosi anche di meriti e di iniziative altrui.

Nel tuo libro racconti di quando, sotto i Papi, il fiume era navigabile. Perché i 60 km che attraversano Roma non possono esserlo anche oggi?

Il Tevere, per evitarne le esondazioni, è stato “regimentato”: ci sono le dighe e le traverse, da Corbara a Castel Giubileo, che ne regolano flusso corso e portata, perché Fiume ha le caratteristiche di un torrentone indisciplinato e imprevedibile.

Da questo “regime” ormai sarebbe impossibile tornare indietro. Poi nell’area metropolitana ci sono le soglie e le briglie, i bassi fondali… Si può navigare (a motore) solo nei tratti da Fiumicino al San Michele e dall’Isola Tiberina al Foro Italico. Le linee “pubbliche” sono miseramente fallite, come era stato predetto a chi le ha volute solo per ragioni elettorali. Oggi funziona, un po’, solo un privato, naturalmente osteggiato dalle istituzioni.

Da Ponte Milvio si può navigare benissimo fino a Castel Giubileo, e anche risalire per un tratto l’Aniene. Ma le tratte più affascinanti sono a Nord, fino a Orte e anche più su, escluse le due Oasi di Nazzano e di Alviano. Ogni tanto i Comuni ripari, e anche qualche privato, provano a istituire servizi di battello, ma non c’è frequentazione e durano poco.

In conclusione, non credete a quei politici che promettono la “navigabilità del Tevere”. Si tratta di una “sòla” elettoralistica.

Hai dedicato alcune pagine alla “febbre del Fiume”. Cos’è, è contagiosa?

Posso dirvi solo che chi è stato sul Tevere, chi lo ha vissuto, ne è sempre rimasto stregato. Un po’ come i Fiumaroli degli anni della prima metà del Novecento, che nei galleggianti storici romani hanno ancora i loro eredi, i quali non rinuncerebbero mai al loro Fiume, con le loro sieste, le loro regate, le loro tintarelle.

Ma chi, fuori città, lo ha navigato e risalito fin dove possibile, vivendone la vita selvaggia e avventurosa, ne ha esperienze di altro genere, indimenticabili e anche contagiose. Quelle che ho cercato di descrivere nei miei quarant’anni tiberini, in un libro necessariamente “piccolo” perché studiato per essere portato in tasca, in barca, a Fiume.

La parola al Tevere

La sintesi del libro di Sandro Bari è tutta qui, nelle parole che fa dire al Tevere: “Io appartengo solo a quelli che mi vivono e che mi amano, sono lontano dai giochi di potere, dalle speculazioni commerciali e dalle ripicche dei politici: loro passano e io resto. Per sempre!

Claudio Cafasso

Visita la nostra pagina di Facebook

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome