Home ATTUALITÀ Fallimento Trony, tre arresti per bancarotta fraudolenta

Fallimento Trony, tre arresti per bancarotta fraudolenta

guardia di finanza

Questa mattina, su disposizione del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma, La Guardi di Finanza, il particolare il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, hanno condotto in carcere l’imprenditore romano F.A. di 51 anni e il commercialista D.F. di 50 oltre ad aver messo agli arresti domiciliari la diretta collaboratrice di quest’ultimo.

Nell’ambito delle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Roma e svolte dalle Fiamme Gialle, i tre – unitamente ad un commercialista romano, M.L. di 51 anni – sono indagati per bancarotta fraudolenta aggravata per aver distratto ingenti somme di denaro dal patrimonio della Edom spa,  società titolare della catena di negozi Trony  causandone il fallimento decretato a metà febbraio con la conseguente chiusura di tutti i negozi. 

A dare notizia dell’operazione è l’Ufficio Stampa della GdF spiegando che i provvedimenti odierni giungono al termine di una complessa attività di polizia giudiziaria battezzata “cigno nero” e che prende il nome dal l’appellativo “cigno” con cui gli indagati erano soliti riferirsi a D.F., faccendiere e mente finanziaria del gruppo, già noto alle cronache giudiziarie poiché emerso nell’ambito dell’inchiesta “Mafia Capitale” per gli stretti legami con i principali indagati di quell’indagine.

Il dissesto della società trae la sua origine dal debito di oltre 100 milioni di euro maturato nei confronti dell’Erario per evasione fiscale contestata alla società.

Per tali reati tributari F.A., sempre su ordine della Procura di Roma, era già stato arrestato nel dicembre 2013 dai finanzieri e condannato in primo grado a tre anni e dieci mesi di reclusione (in quell’occasione erano stati sottoposti a sequestro beni immobili per oltre 9 milioni di euro).

In conseguenza dello stato di insolvenza generato dalla grave esposizione debitoria, la società, inizialmente ammessa dal Tribunale di Roma alla procedura di concordato preventivo, nel febbraio scorso è stata dichiarata fallita.

Le indagini della Guardia di Finanza hanno consentito di svelare il sistema attuato dai tre indagati i quali, anche dopo essersi spogliati di qualsiasi carica societaria, hanno continuato a programmare e attuare tutte le strategie economico-finanziarie della società, in completa autonomia rispetto agli amministratori formalmente nominati.

Gli uomini del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, su delega del Pubblico Ministero, anche attraverso accertamenti bancari e rogatorie presso la Repubblica di San Marino, hanno ricostruito le distrazioni di denaro effettuate ai danni del patrimonio societario e realizzate attraverso sistematici e ingenti prelievi di denaro contante dai conti societari (circa 7 milioni di euro in 4 anni) nonché tramite l’alterazione della contabilità realizzata attraverso artifici contabili quali la cancellazione tout court di interi blocchi di registrazioni, l’occultamento dei corrispettivi, la contabilizzazione di costi fittizi e l’annotazione di meri giroconti e storni risultati privi di qualsiasi giustificazione economica.

Nel complesso, attraverso tali operazioni e ulteriori trasferimenti di denaro a società sammarinesi sempre riconducibili agli indagati, sono stati distratti dal patrimonio della società circa 9,5 milioni di euro.

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3 COMMENTI

  1. una mia parente ha comprato una lavattrice due giorni prima della chiusura, lo ha pagato anticipatamente prima della consegna che non è mai avvenuta. Certamente non sarà la sola ma che si può fare? al telefono ovviamente non risponde nessuno

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