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I Depeche Mode tornano allo Stadio Olimpico

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Ci sono cose che, seppur sempre uguali a se stesse, ci regalano un brivido ogni volta che le facciamo. Come un giro di giostra. O come un concerto dei Depeche Mode, la storica band inglese che domenica 25 giugno allo Stadio Olimpico ci permetterà di salire di nuovo sulle nostre montagne russe preferite per assistere alla presentazione dal vivo dei brani di “Spirit”, il nuovo album in uscita a marzo, nell’ambito del “Global Spirit Tour 2017”.

Sarà la quarta volta consecutiva che un tour dei DM approda all’Olimpico. Era già successo nel 2006, 2009 e 2013. Sempre show negli stadi, per loro che hanno convissuto per una vita con l’etichetta di “band da palazzetto”. Anche se poi il momento di svolta della loro carriera fu il live “101”, filmato nel 1988 nella gigantesca insalatiera da 100mila posti del Rose Bowl di Pasadena.

A seguire, un decennio e passa di concerti al coperto prima di riscoprire il gusto delle folle da stadio a partire dal “Touring The Angel” di undici anni fa. Certo, per farlo ci vogliono i numeri, ma i loro reggono il confronto con tutti i grandi del rock se si pensa che hanno venduto oltre 100 milioni di dischi e suonato per più di 30 milioni di fan in tutto il mondo da quando si formarono nel 1980.

Stavolta il giro del globo, il diciottesimo per loro, partirà il 5 maggio da Stoccolma, e in Italia – dopo Roma – toccherà anche Milano e Bologna. In totale, Dave Gahan, Martin Gore e Andy Fletcher si esibiranno in 32 città di 21 paesi europei, per poi virare in autunno verso Nord e Sud America.

Probabilmente sarà una delle ultime occasioni per riascoltare dal vivo brani storici come “Enjoy The Silence”, “Personal Jesus”, “Never Let Me Down Again” e “Walking In My Shoes“, immancabili nelle loro scalette. Le canzoni dei DM hanno segnato un’epoca accompagnandoci per tutti gli Anni’80 e ’90, e marchiando a fuoco la stagione dell’elettro-pop.

Ma a differenza di Duran Duran e Spandau Ballet, l’iniziale aderenza all’estetica new-romantic ha lasciato il passo ad un progressivo incupimento del loro sound fino ad entrare in territori gotic-rock con album come “Black Celebration” e “Music For The Masses”. Poi l’ulteriore svolta, se possibile ancora più dark, di “Violator” e “Songs Of Faith And Devotion”.

Un’epopea del genere non poteva che avere uno sviluppo tragico come fu nel 1995 la “momentanea” morte  di Dave Gahan a seguito di un’overdose di eroina. “Momentanea”, perchè il cantante dopo essere rimasto “clinicamente morto” per tre minuti si risvegliò all’improvviso da un sonno che aveva rischiato di durare in eterno.

La band allora ricominciò da dove aveva interrotto. Nel frattempo, però, se n’era andato Alan Wilder e quindi restarono in tre dando alle stampe perlomeno un altro paio di lavori significativi come “Ultra” e “Exciter”, prima di imboccare inevitabilmente la parabola discendente.

Ma all’Olimpico non di solo revival si tratterà, dal momento che ogni spettacolo della band di Badilson è un’esperienza multisensoriale dove anche la parte visiva svolge un ruolo fondamentale, tra scenografie, video, luci ed effetti che come sempre andranno a braccetto col tema e l’artwork dell’album.

E proprio qui sta la novità, considerato che i testi della loro nuova fatica in studio saranno per la prima volta improntati ad una presa di coscienza di ciò che accade nel mondo. Mai infatti le liriche dei due compositori – in verità ha sempre scritto tutto Gore, ma da qualche tempo Gahan si è ritagliato la sua nicchia in fase di scrittura, avvalorata anche da una discreta carriera solista intrapresa in parallelo – erano andati oltre l’introspezione per farsi cantori di esperienze collettive. Anzi, proprio le sonorità dark/elettroniche della band fungevano da cornice ideale ad un certo tipo di autoanalisi.

Ma i tre adesso hanno uno “spirito globale” e lo sbandierano ai quattro venti. Un precedente che fa ben sperare in questo senso è PJ Harvey che, dopo una carriera a cantare se stessa, da un paio di dischi ha messo in mostra una certa sensibilità per i temi politici e sociali, con risultati più che eccellenti.

Valerio Di Marco

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