Home CRONACA “E ora dove passo?” Pedoni infuriati in via Orti della Farnesina

“E ora dove passo?” Pedoni infuriati in via Orti della Farnesina

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Da oltre quarant’anni un passaggio pedonale aperto al pubblico all’interno di una vasta corte condominiale consentiva un comodo collegamento a chi, da via Orti della Farnesina altezza fermata bus, doveva recarsi nella parallela via della Farnesina senza dover allungare il cammino fino a via Ranuccio Farnese oppure per via Mambretti, strada privata nella quale però è lasciato libero il passaggio ai pedoni.

Comodo anche e soprattutto a chi, da via della Farnesina, doveva invece andare a prendere il bus.

Ma da pochi giorni quel passaggio è stato chiuso, un cancello sbarrato ne impedisce l’utilizzo.

Motivi di sicurezza dei box condominiali” sostiene un avviso affisso sul muro. Avviso segnalatoci da diversi lettori alquanto su di giri per la novità, perchè ora a piedi dovranno fare un giro più lungo del solito.

avviso-cancello-chiusoMa se quel cancello è stato aperto ventiquattro ore al giorno da decenni, lo possono chiudere all’improvviso, non esiste un diritto acquisito, loro non devono rispettare una servitù pubblica?” ci chiede una lettrice abituata a servirsene da tempo per andare a fare la spesa nei diversi negozi di via della Farnesina.

Alla domanda sarà bene che risponda l’Ufficio Tecnico del XV Municipio che sicuramente sarà chiamato a dipanare la questione.

Recependo invece il suggerimento di un altro lettore, di professione avvocato, segnaliamo – senza alcuna pretesa di fare testo – la disciplina cosiddetta “dicatio ad patriam” riportando quanto si apprende dal sito della Gazzetta Amministrativa della Repubblica Italiana.

Costituisce strada pubblica quel tratto viario avente finalità di collegamento, con funzione di raccordo o sbocco su pubbliche vie (Cass. Civ., Sez. II, 7 aprile 2000 n.4345; idem, 28 novembre 1988 n.6412) nonché l’essere destinata al transito di un numero indifferenziato di persone (Cons. Stato, Sez. V, 7 dicembre 2010 n.8624).
In particolare, sotto quest’ultimo aspetto, un’area privata può ritenersi assoggettata ad uso pubblico di passaggio quando l’uso avvenga ad opera di una collettività indeterminata di soggetti considerati uti cives , ossia quali titolari di un pubblico interesse di carattere generale, e non uti singuli ossia quali soggetti che si trovano in una posizione qualificata rispetto al bene gravato (Cons. Stato, Sez. V, 14 febbraio 2012 n.728).
Del pari, la giurisprudenza ha avuto cura di precisare come l’adibizione ad uso pubblico di un’area possa avvenire mediante la c.d. dicatio ad patriam, con il comportamento del proprietario che mette il bene a disposizione della collettività indeterminata di cittadini, oppure con l’uso del bene da parte della collettività indifferenziata protratto per lunghissimo tempo, di talchè il bene stesso viene ad assumere caratteristiche analoghe a quelle di un bene demaniale (Cass. Civ., Sez. II, 21 maggio 2001 n.6924; idem, 13 febbraio 2006 n.3075).”

Insomma, la giurisprudenza afferma che perché un’area possa ritenersi sottoposta ad un uso pubblico e quindi non precludibile è necessario, oltre all’intrinseca idoneità del bene, che l’uso avvenga ad opera di una collettività indeterminata di persone e per soddisfare un pubblico e generale interesse.
Com’è appunto avvenuto in via Orti della Farnesina da decenni, come minimo quattro.

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13 COMMENTI

  1. Ieri è toccato a me. Dopo aver usufruito del passaggio per ben 33 anni, ho trovato il cancello chiuso in via Orti della Farnesina e sono andata a fare il giro da via Mambretti. Certo, quel passaggio era davvero molto comodo, soprattutto per chi andava a prendere l’autobus e per chi portava l’immondizia nei cassonetti vicini.

  2. Sarebbe necessario che si chieda l’intervento del Municipio perchè non è lecito quanto fatto dai condomini! Organizziamoci

  3. Io di anni ne ho 50 e quando avevo 6 anni il passaggio era già utilizzato per andare alla fermata dell’autobus. Quindi sono oltre 40 anni di pubblico passaggio.

  4. Magari lo riaprono. Vivo di fronte, ma ci vivo da un anno (fatto il 4 ottobre). Devo dire che questa presa di posizione mi ricorda Berlino Est ai tempi del muro, è patetica, oltretutto se prima si lamentavano per le deiezioni dei cani, adesso chi ha cani nell’atrio/cortile che si è creato, visto che è chiuso, può tranquillamente farli giocare senza il rischio che finiscano in strada. Poi come impennata dell’amministratore devo dire che è davvero stata concepita in un momento in cui le “vie delle farnesine” sono vittime di centocinquantamila blocchi. Ormai, uno in più uno in meno…che tristezza porca miseria.

  5. Io sono tra quelli che ci passava ma la gente maleducata buttava cartacce in terra. Quindi hanno fatto bene a chiuderlo, anche se era comodissimo. Mi sconvolge la faccia tosta della gente che reclama un diritto che non esiste invece di ringraziare per tutti questi anni di sporcizia pulita a spese loro.

  6. La faccia tosta di chi reclama un diritto ? Ma lo ha letto bene l’articolo signor Vincenzo, lo ha letto che era da più di 40 anni che il cancello era aperto come conferma pure Paolo in qualche commento prima ? Lei sa che esiste il dovere della servitù di passaggio ? Lei lo sa che dopo 40 anni di uso pubblico non può più essere chiuso ? Ma perchè parla senza informarsi ?

    • Ma perchè voi contribuite a tenere pulito? Voi pagate le manutenzioni? Diritto? Intanto l’hanno chiuso, faje causa.
      Ci metto pure il mio cognome.

      • Grazie Vincenzo, finalmente una persona che ragiona. Ultimamente quella strada era uno schifo, tra buste dell’immondizia, bottiglie lasciate li, bestie che fanno i loro bisogni e per bestie non intendo solamente i cani ma anche essere umani. E quella strada è privata quindi l’AMA non ci passa e la pulizia è a carico del condomio a sue spese. Ma tralasciando l’aspetto economico paliamo di quello etico: a voi piacerebbe affacciarvi dalla finestra o scendere di casa e vedere quello schifo?
        E comunque il cancello è stato chiuso più volte nel corso degli anni, ma la maleducazione e l’inciviltà delle persone l’hanno sabotato.

  7. Io penso che a questo punto occorra agire legalmente così questi signori capiranno che siamo noi pedoni ad avere il diritto di passaggio e non loro il diritto di chiudere. Se fra i lettori c’è qualche legale che risiede in zona disponibile a supportare una azione legale sarebbe gradito. Nel frattempo muoviamoci con esposti e segnalazioni agli uffici competenti (polizia municipale, ufficio tecnico municipio etc.). Fra l’altro trovo veramente vigliacco fare questo in un momento in cui tutto il quartiere è sotto stress per la nota situazione del crollo.

  8. Salve, sono un avvocato che centinaia di volte ha fatto uso del passaggio in questione, in quanto il mio Studio si trova in Via della Maratona ed ha un accesso secondario e carrabile in Via degli Orti della Farnesina.
    Ritengo vi siano tutti i presupposti di fatto e di diritto per procedere con una azione legale, in merito alla quale devo precisare quanto segue per completezza di quanto sin ora riportato nell’articolo.
    La servitù di uso pubblico, come quella in esame, postula l’utilizzazione di un bene per il soddisfacimento di bisogni e di utilità di carattere generale a favore di una collettività indeterminata di persone ovvero di un raggruppamento di persone che, seppure non organizzato in ente territoriale, presenti una particolare coesione per la comunanza di interessi e di situazioni che legittimino l’uso pubblico: in sostanza, la funzione pubblica della strada, in quanto volta a soddisfare un bisogno del gruppo, non può ridursi alla somma dei singoli interessi particolari dei vari utenti, i quali devono esercitare il diritto non uti singuli ma uti cives, cioè come titolari di interessi generali.
    In considerazione della natura e dell’oggetto del diritto di servitù di uso pubblico, la sua titolarità spetta al comune o all’ente rappresentativo della comunità e non ai singoli utenti della strada.
    Tuttavia, la legittimazione ad agire (o a resistere a colui che contesti l’uso pubblico) per la tutela del diritto spetta non solo all’ente territoriale che rappresenta la collettività ma anche a ciascun cittadino appartenente alla collettività uti singulus e/o costituito in associazione rappresentativa dell’interesse.
    Pertanto, poiché la titolarità del diritto spetta al Comune ma la legittimazione ad agire è riconosciuta anche a ciascun cittadino nei sensi anzidetti, ritengo che la prima azione da muovere consista in un atto di significazione e diffida diretto al Comune di Roma Capitale e, per esso, al Municipio e agli organi che lo rappresentano.

    • Egregio Avvocato,
      nel quartiere si stanno raccogliendo già le firme ma sarebbe utile poter avere il supporto di un legale. Se lei fosse disponibile magari potrebbe aiutarci a predisporre la lettera di diffida a Roma Capitale.
      Ci facci sapere.

      • Buongiorno, sono senz’altro disponibile e può contattarmi ai seguenti numeri di studio:06.3720102 o 06.3723862 dal lunedì al giovedì dalle 15 alle 19.

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