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Ombre sulla neo Torretta di Ponte Milvio

neo torretta Ponte Milvio

Via Flaminia 451, Ponte Milvio. La costruzione avveniristica in legno che sta sorgendo in quel cortile potrebbe non avere un lieto fine. Nulla osta preventivi che non sono stati richiesti e vincoli architettonici che parrebbero non essere stati rispettati. Che fine farà la neo torretta di Ponte Milvio?

Si riaccendono i riflettori sulla vicenda del manufatto in costruzione in via Flaminia, civico 451, a venti metri da piazzale Ponte Milvio.

Le domande

Cosa sta nascendo lì, come si fa a costruire all’interno di un cortile, quale ennesimo locale d’intrattenimento vi sarà aperto. Sono in tanti a chiederselo man mano che passa il tempo e i lavori vanno avanti.

Il primo a portare il caso all’attenzione dell’opinione pubblica tramite le pagine di VignaClaraBlog.it fu il Comitato Abitare Ponte Milvio che a metà dicembre 2015 parlò di un “pacco dono di Natale per Piazzale Ponte Milvio e i suoi abitanti.”

Un omaggio natalizio – scrisse il Comitato – di chi sta velocemente tirando su un audace edificio che presto farà mostra di sé, in un cortile per altro assai angusto, letteralmente addossato al Casino Villa dei Cardinali opera edificata nei primi anni del 1800 su progetto di Giuseppe Valadier“.

Ai primi di febbraio 2016 fu poi il capogruppo PD in XV Municipio, Marco Paccione, a raccogliere la palla portando il caso in Commissione Trasparenza ma soprattutto inviando una richiesta perentoria agli uffici comunali e a quelli capitolini: “Si chiede di avere copia di tutta la documentazione, compresi i pareri espressi, dell’iter autorizzativo e dello stato dei lavori di tale costruzione essendo la stessa di forte impatto visivo nell’area di Ponte Milvio“.

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La risposta

E una prima risposta è arrivata. E’ lo stesso Paccione a darne notizia su facebook con un post sul suo profilo.

Qualcuno ha detto che ho cavalcato la vicenda della nuova e molto vistosa costruzione in Via Flaminia 451 (Ponte Milvio) per fini politici e non per amore di chiarezza. Quel qualcuno si sbagliava e anche di grosso perchè la realtà è un’altra….”

“La Sovrintendenza di Roma – scrive Paccione – segnala nero su bianco che sull’area di via Flaminia 451, dove è sorta questa nuova “torretta” di Ponte Milvio, esisterebbero una serie di vincoli che di fatto impediscono la realizzazione di qualsiasi manufatto. Stando alla nota la “torretta” non avrebbe potuto essere innalzata in quel luogo ed avrebbe necessitato di un parere preventivo della sovrintendenza capitolina. Parere che invece non risulterebbe e la cui assenza aprirebbe, di fatto, una serie di dubbi sul proseguimento dei lavori.”

Secondo la Sovrintendenza…

Leggiamo la lettera inviata dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali di Roma, Paccione ne ha postato due ampi stralci.

Nel primo stralcio si comincia col dire che qualcuno avrebbe dovuto obbligatoriamente chiedere a priori il parere dei Beni Culturali, ma ciò non è avvenuto ….”Questa Sovrintendenza Capitolina notifica che non risulta agli atti alcuna richiesta di parere preventivo….parere che sarebbe stato necessario...”.

E si continua spiegando perché gli uffici preposti avrebbero dovuto chiederlo prima di rilasciare l’ok a costruire…. “il terreno su cui sta sorgendo il manufatto risulta…. interessato dal passaggio di un antico tracciato stradale…. prossimo alla “Vecchia Osteria di Posta” realizzata ad inizio del XIX secolo da G.Valadier ….. e prospiciente alla via Flaminia Vecchia, censita fra le Strade e Viali con caratteristiche di alto grado di identità...”.

Nel secondo stralcio si aggiunge un ulteriore motivo presumibilmente ostativo alla realizzazione dell’opera… “inoltre (l’edificio) risulta prossimo a meno di 50 metri dalla succitata “Vecchia Osteria di Posta” per la quale è invece prescritta una fascia di rispetto di 50 metri…..misurati da ciascun lato dal perimetro dell’area individuata“.

Inoltre, come se non bastasse…”si comunica altresì che nella Carta dei Vincoli annessa alla Carta dell’Agro Romano, l’isolato comprendente l’edificio in costruzione risulta interessato da vincolo archeologico...”.

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Non solo per amor di trasparenza

Ce n’è abbastanza per fare dire a Paccione: “già da domani continuerò a “cavalcare” la vicenda, non per fini politici sia chiaro, ma perchè ora non si tratta più e solo di un tema legato alla trasparenza ma di tutela della regolarità e tutela dei canoni estetici e architettonici di una piazza e di un’area storica importante come quella di Ponte Milvio-via Flaminia.”

In un contesto ottocentesco di alto valore storico-culturale dove insistono, ad esempio, il Casino Villa dei Cardinali e la Vecchia Stazione di Posta edificate a inizio XIX secolo su progetto di Giuseppe Valadier, adiacente inoltre ai vincoli della Via Flaminia Vecchia, la presenza di quel manufatto …non può che destare perplessità, che sembrerebbero fondate” tuona Paccione che poi conclude: “Non esprimo giudizi estetici personali come non esprimo contrarietà a nuove attività commerciali sul territorio, ma le regole sono le regole. Perseguire tali principi e tutelare l’identità storica di un’area bella e importante come quella di Ponte Milvio è un dovere per chi amministra questo territorio, anche e soprattutto partendo dalla totale chiarezza sulle vicende che la riguardano.”

Le ragioni del NO

Le regole sono le regole, dice Paccione, e vanno rispettate. Ma dando per scontato, fino a prova contraria, che tutto sia regolare e dimenticando per un attimo le prescrizioni della Sovrintendenza, quali sono le ragioni del NO a quella che sembra essere la prossima apertura dell’ennesimo locale a Ponte Milvio?

Ritorniamo a dare la parola al Comitato Abitare Ponte Milvio che a dicembre 2015 descrisse “gli indubbi vantaggi che derivano da questo splendido dono“.

A parte “lo scempio paesaggistico, con l’inserimento di un edificio moderno in un contesto ottocentesco” il Comitato individuò la prima ragione del No “nell’incremento dell’impatto ambientale dovuto all’ennesima canna fumaria a servizio dell’ennesimo ristorante” nonchè “nell’aumento del degrado per prevedibile incremento dell’indecente e incontrastato accumulo attuale di rifiuti che deturpano l’intera zona“.

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E sempre in tema di impatto ambientale, “il prevedibile inquinamento acustico proveniente dalle attività di ristorazione accompagnate da diffusioni sonore ad alto valore di db” sommato al presumibile caos conseguente “al prevedibile e incontrastato accumulo di auto nello già stracolmo tratto iniziale della via Flaminia” indussero il Comitato a schierarsi per il No senza se e senza ma addirittura diffidando formalmente l’Ufficio Tecnico del XV Municipio a non consentire l’installazione di una canna fumaria.

Prospettive?

Che ne sarà della giovane cuginetta della più blasonata Torretta di Ponte Milvio? Mentre in quel di via Flaminia 451 fervono i lavori anche di sabato, Marco Paccione si accinge a rimontare in sella e a far luce sulla vicenda che sta appassionando parecchi e che sicuramente terrà banco ancora per diverso tempo.

Il the end, a quanto pare, non è ancora scontato e comunque non sembra certo immediato.

Claudio Cafasso

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Via Flaminia, 451, Roma, RM, Italia

19 COMMENTI

  1. È giusto chiedere le autorizzazioni per iniziare nuove costruzioni, ma le risposte dovrebbero essere date con tempi brevi e diciamolo anche positivi, se ciò che viene proposto sa di nuovo, di impulso a nuove attività, di una città viva che vuole dare una nuova immagine di se stessa. Chi di dovere dovrebbe preoccuparsi invece di renderla pulita, ordinata e meglio organizzata….. Ora la sua bellezza è oscurata dall’incuria e dalla sporcizia

  2. Dunque il manufatto sarebbe abusivo…, o per meglio dire privo dei titoli di autorizzazione.E dunque va apprezzato chi ha sollevato la questione. Ma questo “manufatto” (parola pericolosa nel XV°, pensando a via del Podismo) solleva una questione non secondaria: i controlli. Possibile che nessuna delle varie autorità preposte ai controlli in materia di edilizia non si sia mai accorta di nulla? Possibile che nessuno della Polizia di Roma Capitale abbia alzato gli occhi e si sia posto qualche domanda? O forse erano tutti impegnatissimi nella repressione della sosta in doppia fila…

  3. I fatti, dunque, ci danno ragione e non è una consolazione.
    Anzi avremmo preferito avere torto, avere esagerato, essere accusati di catastrofismo, di dietrologia, di malignità.
    Purtroppo non è così e ribadiamo il nostro plauso all’iniziativa di Marco Paccione.
    Iniziativa alla quale come Comitato Abitare Ponte Milvio daremo tutto il sostegno, facendo la nostra parte nei limiti del ruolo specifico dei cittadini che – giustamente – si preoccupano del “bene comune”.
    Non è più possibile subire passivamente la devastazione del territorio e della città, in nome di interessi privati evidentemente ispirati da altre finalità che nulla hanno a che vedere con quel rispetto delle regole che richiama Marco Paccione nel suo intervento.

    La risposta della Sovrintendenza Comunale è chiara ed esplicita e sicuramente getta qualche ombra su quella che il Comitato aveva definito “appropriatezza delle procedure adottate dall’Ufficio Tecnico del XV Municipio nel rilascio dei necessari nulla osta”, aggiungendo (ingenuamente?) di non avere alcun dubbio a tale proposito.

    Ma quale è il livello di controllo, pur nel rispetto delle autonomie dei ruoli, del decisore politico, colui che amministra, sull’operato del funzionario e sulle conseguenze tangibili che tale operato segna, in modo indelebile, sul territorio?

    Pensiamo sia necessario porsi questo interrogativo e trarne alcune conclusioni.

    In conclusione, Claudio Cafasso si interroga sulle prospettive.
    Proviamo a sognare: la restituzione di questa stupenda parte di città alla sua bellezza!
    Eliminando fisicamente tutto ciò che non ci deve stare, perchè non rispetta le regole.
    Facendo finalmente sparire anche quegli intollerabili dehors che continuano provocatoriamente ad occupare il suolo pubblico.

    In un Paese civile questa, e solo questa, sarebbe la prospettiva.

    Paolo Salonia
    Portavoce del Comitato Abitare Ponte Milvio

  4. ma se al municipio non si accorgono di nulla…luce spente da mesi, spazzatura, opere abusive….vivono in una bolla…nulla sanno!

  5. ma io non ho ancora capito cosa dovrebbe essere ? cosa faranno li? magari era un bel progetto anche se moderno, scusate c’è gia il palazzetto nuovo dove sta i fratelli la bufala che è molto moderno e poi ponte Milvio è una zona ormai anche giovane se si uniscono moderno ed antico in maniera bella secondo me potrebbe essere un ottimo compromesso, ricordo che ponte milvio fino dieci anni fa era una zona povera e degradata piena di roma e prostituzione e che negli ultimi anni ha migliorato molto la reputazione, Non sarei contro sempre a prescindere di tutte le novità piuttosto il palazzo nuovo vicino al crazy bull sempre con quella cortina anni 50/60 non è il massimo , Roma ha bisogno di ammodernamento come il ponte della musica ed altri progetti molto belli , l’importante è che sia fatto tutto bene e non disturbo l’estetica di ciò che c’è intorno ma meglio un palazzo moderno che transenne dove dietro c’è illegalità ed è pieno di rom. come dopo il semi nuovo hotel river chateux ed il cavalcavia della tangenziale li dietro c’è il mondo di illegalità , sarebbe bello che ne parlaste . buona notte

  6. Quindi il Municipio XV il cui Presidente è del Pd, il vice Presidente nonché Assessore alla Cultura è del Pd, Il Presidente del Consiglio ed il suo vice sono del Pd cosa intende fare oltre a continuare a dormire?

  7. Sono d’accordo con SorChisciotte, perché al di là degli impatti, di qualsiasi natura siano, la prima cosa che dovrebbe verificarsi al primo mattone posato, è la verifica d’iniziativa dei permessi.
    In Municipio possibile non ci sia traccia documentale? La commissione trasparenza ha risposto?

  8. Su tutta l’area di Ponte Mlivio c’è=insiste da sempre, il vincolo paesaggistico e della sovraintendenza.

    Tanto è vero che anche il centro commerciale e l’ulteriore edificio che ospita il ristorante la “bufala” sono stati costruiti in deroga. Una deroga che non poteva essera concessa. Figuriamoci ora per quello scempio.

    Ancora una piccola cosa, quando è stato construito il palazzo in viale tor di quinto dove ci sono ora le poste, nello scavo per la gettata dei piloni, trovarono persino dei forni antichi con ancora la forma dei pani i in forno. Ora non si vede più nulla.

  9. Qualche domanda :
    1) sul cartello dei lavori perché non è riportata la “natura dei lavori” ? (ristrutturazione, ampliamento, concessione edilizia…)
    2) sul cartello dei lavori perché non è riportato il numero dell'(eventuale) permesso a costruire ?
    3) la DIA (Denuncia Inizio Attività) è stata presentata in Municipio ? E chi l’ha (eventualmente) lavorata ed accettata ?
    4) E’ stata fatta una Conferenza di servizi propedeutica all’autorizzazione ? E se si, perché non è stata convocata la Sovrintendenza il cui parere è obbligatorio in quanto zona sottoposta a vincoli ?
    5) E’ stato richiesto il parere alla Polizia Municipale del XV Gruppo ?
    6) il cartello riporta “inizio lavori 12/05/2015 e “fine lavori” 30/10/2015, come mai non sono ancora terminati ?
    7) La Polizia Municipale, sempre presente a Ponte Milviio per controlli nei locali, tavolini, insegne, permessi ecc.. è mai intervenuta nel cantiere per acquisire la documentazione e verificarne le autorizzazioni ?
    8) E’ possibile che in Municipio nessuno ne fosse al corrente ?

  10. Dov’è il XV gruppo di Polizia Locale quando c’è bisogno di controllare i cantieri e le trasformazioni imposte al territorio?
    Dov’è Elisa Paris quando bisogna condurre le opportune verifiche e informare i cittadini?
    Dov’è il presidente Torquati?

  11. Riporto la legge in Materia.
    In altre parole: se nessuno fa denuncia, od i vigili non vedono quanto uno fa, od il dirigente non si accorge di cosa si fa, NESSUNO ha diritto di fermare i lavori di nessuno.
    Quindi, se c’è stato un esposto od una denuncia all’ufficio tecnico è dovere del dirigente intervenire altrimenti commette un reato.
    Il dirigente ha 45 giorni di tempo da quando ha notizia ed accerta la violazione per sospendere i lavori e 180 giorni di tempo per demolire l’opera se abusiva, una volta data la comunicazione al Comune; da qui spiegata la fretta di finire e di aprire il locale.

    Testo unico in materia edilizia

    (Decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380)

    Parte I
    Attività edilizia

    Titolo IV
    Vigilanza sull’attività urbanistico edilizia, responsabilità e sanzioni

    Capo I
    Vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia e responsabilità

    Art. 27 (L)
    Vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia
    (legge 28 febbraio 1985, n. 47, art. 4; decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, articoli 107 e 109)

    1. Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale esercita, anche secondo le modalità stabilite dallo statuto o dai regolamenti dell’ente, la vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia nel territorio comunale per assicurarne la rispondenza alle norme di legge e di regolamento, alle prescrizioni degli strumenti urbanistici ed alle modalità esecutive fissate nei titoli abilitativi.

    2. Il dirigente o il responsabile, quando accerti l’inizio o l’esecuzione di opere eseguite senza titolo su aree assoggettate, da leggi statali, regionali o da altre norme urbanistiche vigenti o adottate, a vincolo di inedificabilità, o destinate ad opere e spazi pubblici ovvero ad interventi di edilizia residenziale pubblica di cui alla legge 18 aprile 1962, n. 167, e successive modificazioni ed integrazioni, nonché in tutti i casi di difformità dalle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici, provvede alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi. Qualora si tratti di aree assoggettate alla tutela di cui al regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3267, o appartenenti ai beni disciplinati dalla legge 16 giugno 1927, n. 1766, nonché delle aree di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, il dirigente provvede alla demolizione ed al ripristino dello stato dei luoghi, previa comunicazione alle amministrazioni competenti le quali possono eventualmente intervenire, ai fini della demolizione, anche di propria iniziativa. Per le opere abusivamente realizzate su immobili dichiarati monumento nazionale con provvedimenti aventi forza di legge o dichiarati di interesse particolarmente importante ai sensi degli articoli 6 e 7 del D.Lgs. 29 ottobre 1999, n. 490, o su beni di interesse archeologico, nonché per le opere abusivamente realizzate su immobili soggetti a vincolo o di inedificabilità assoluta in applicazione delle disposizioni del titolo II del D.Lgs. 29 ottobre 1999, n. 490, il Soprintendente, su richiesta della regione, del comune o delle altre autorità preposte alla tutela, ovvero decorso il termine di 180 giorni dall’accertamento dell’illecito, procede alla demolizione, anche avvalendosi delle modalità operative di cui ai commi 55 e 56 dell’articolo 2 della legge 23 dicembre 1996, n. 662. (1)

    3. Ferma rimanendo l’ipotesi prevista dal precedente comma 2, qualora sia constatata, dai competenti uffici comunali d’ufficio o su denuncia dei cittadini, l’inosservanza delle norme, prescrizioni e modalità di cui al comma 1, il dirigente o il responsabile dell’ufficio, ordina l’immediata sospensione dei lavori, che ha effetto fino all’adozione dei provvedimenti definitivi di cui ai successivi articoli, da adottare e notificare entro quarantacinque giorni dall’ordine di sospensione dei lavori.

    4. Gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria, ove nei luoghi in cui vengono realizzate le opere non sia esibito il permesso di costruire, ovvero non sia apposto il prescritto cartello, ovvero in tutti gli altri casi di presunta violazione urbanistico-edilizia, ne danno immediata comunicazione all’autorità giudiziaria, al competente organo regionale e al dirigente del competente ufficio comunale, il quale verifica entro trenta giorni la regolarità delle opere e dispone gli atti conseguenti.

    (1) Comma così modificato dal D.L. 30 settembre 2003, n. 269.

  12. Il comitato Abitare Ponte Milvio parrebbe aver portato dall’attenzione il problema a metà dicembre 2015, direi che i 45 giorni di rito sono passati….

  13. Non è necessario un esposto: la polizia municipale è tra gli enti preposti alla vigilanza sull’attività edilizia eseguita sul territorio. Nel caso di attività edilizia in area in cui sussiste un vincolo o una prescrizione, come nel caso di un intervento all’interno della fascia di rispetto di un monumento o di un edificio storico, la polizia municipale ha il DOVERE di intervenire, anche senza alcun esposto, al fine di VERIFICARE la regolarità dei titoli abilitativi e di tutti gli atti di assenso necessari al caso, in mancanza dei quali può e DEVE sospendere i lavori e comunicare immediatamente le mancanze allo sportello unico all’edilizia.

    • @Eduardo: hai ragione !! Ma SOLO Se ne è a Conoscenza !!
      E la stessa cosa vale per le macchine parcheggiate male, gli ambulanti senza licenza, i tavolini selvaggi, etc etc .

  14. Ricordo inoltre che dalla riforma della giustizia dell’attuale governo approvata lo scorso anno SE si prevede una pena inferiore a 3 anni e SE non c’è ne fraganza di reato ne aggravanti per la polizia è VIETATA la detenzione preventiva degli indagati.
    Poichè Entro tre anni c’è la prescrizione, non si rischia neanche un giorno di carcere.
    Questo vale sia per i furti, sia per il piccolo spaccio ed ovviamente per truffe, mancati pagamenti ed abusi.
    In pratica, dal punto di vista penale non si rischia nulla.

  15. La Polizia Municipale… o di Roma Capitale che di si voglia è “come l’Araba Fenice, che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa“.

  16. Il Comitato Abitare Ponte Milvio già il 12 giugno del 2015, dopo un accesso agli atti del mese di maggio, aveva invitato e diffidato il Municipio ( Unità organizzativa Tecnica, P.O. Urbanistica – Edilizia Privata e p.c. il Presidente del Mun., l’Assessore ai LL.PP del Mun., i Presidenti delle commissioni LL.PP. e mobilità eVigilanza urbana) a “ esercitare con la massima urgenza …l’accertamento della effettiva estensione dei confini del …vincolo paesaggistico e qualora la porzione d’immobile oggetto degli interventi…ricadesse entro detti confini ad esercitare i propri poteri di inibizione dei lavori in corso di realizzazione, in quanto non legittimati da idoneo titolo autorizzativo”.
    Nessuno ne ha saputo nulla fino alla Commissione trasparenza del 29 feb. u.s., presente lo stesso Comitato

  17. E’ davvero confortante sapere che una richiesta di “massima urgenza” non abbia avuto risposta per ben 8 mesi….

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