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Grottarossa, sempre più stramba quella ciclabile…

cicla240.jpgAlle porte di Labaro, la ciclabile più assurda di Roma è ancora più stramba. In via di Quarto Peperino, i settecento metri di pista che inizia nel nulla e finisce tra i rovi invece di arrivare sulla Flaminia, ora sono stati impreziositi da decine di alberi. A spese di chi? E’ tutto da capire…

Ricordate la ciclabile che avevamo definito la più assurda di Roma? bene, è ancora lunga…ops corta solo 700 metri ma in più oggi ha pini e pioppi che le crescono intorno. Alberi in fila, allineati con precisione, piantati uno di seguito all’altro lungo tutto il tratto.

Ed è rimasta anche la segnaletica che indica ai ciclisti di proseguire dritti, solo che facendolo si finisce dentro ad un burrone nascosto dalle sterpaglie.

Torniamo dunque nell’ampia zona di Grottarossa, in via di Quarto Peperino, ai confini con Labaro.

Nella nostra precedente inchiesta, avevamo chiesto spiegazioni a Daniele Torquati, Presidente del XV Municipio, sul perchè di questa stramba ciclabile.Ci aveva riferito che anni fa tutta la zona fu ristrutturata dal Consorzio Quarto Peperino, Consorzio che aveva ed ha lo scopo di realizzare opere di urbanizzazione primaria e secondaria nell’area di Roma compresa tra Via Flaminia e Via di Grottarossa.

Questa volta per avere lumi e capire perché sono stati piantati alberi lungo tutta la pista, abbiamo contattato Elisa Paris, Assessore ai Lavori Pubblici del XV, che così ci spiega: “La pista fa parte di un percorso ben più ampio di quello che oggi è sotto gli occhi; il progetto prevede una ciclabile immersa nella natura che da Grottarossa arrivi sulla via Flaminia”.

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Ma se sulla carta tutto è chiaro e funzionale, sulla strada così non è se ancora oggi vediamo una ciclabile lunga sì e no settecento metri, che inizia dal nulla e finisce tra i rovi e intorno alla quale oggi sono spuntati pini e pioppi.

Veniamo a sapere sempre dall’assessore Paris che l’urbanizzazione di quell’area è stata affidata anni or sono a privati sulla base di una pianificazione decisa dall’amministrazione pubblica di quindici anni fa. Quello che capiamo quindi è che il tratto di pista ciclabile realizzata, almeno su un piano formale, è coerente con la pianificazione. Il progetto c’è ed un piano anche, solo che tra lentezze burocratiche e vecchi accordi, l’amministrazione di oggi poco può fare.

E il Consorzio continua a portare avanti lavori dall’utilità quanto meno poco chiara. Un vero paradosso.

Quali lavori? Giovedì 28 gennaio alcuni operai erano intenti a fare buche e a piantare alberi ai due lati del percorso. Abbiamo chiesto loro notizie e la risposta è stata: “lavoriamo per una ditta privata che ha avuto l’incarico dal Comune di piantare pini e pioppi lungo tutto il tratto della ciclabile”. Tre giorni, e il lavoro è stato finito.

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E così, se prima ad un occhio poco attento la ciclabile poteva sfuggire, ora non più, adesso è impossibile non notarla. E non si può non fare dell’ironia, viene proprio naturale nel vedere una ciclabile di poche centinaia di metri in mezzo alla campagna, che finisce in un burrone, ma impreziosita con tanti alberi. Per far che? E chi, alla fin fine li ha pagati?

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C’è chi su Facebook non si trattiene e così commenta: “a fianco della ormai nota e collaudata ciclabile si stanno posando decine di alberi che costituiranno un’oasi di pace per chi, e saranno sicuramente migliaia ogni giorno, vorrà concedersi una bella passeggiata in mezzo al traffico e allo smog” auspicando poi che vengano messe anche delle panchine per chi volesse ammirare comodo la lunga pista.

Gustandoci l’ironia sul social non resta che aspettare fiduciosi che la pista più assurda di Roma continui a sorprenderci.

Valentina Ciaccio

© riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

 

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7 COMMENTI

  1. Assessore Paris, può comunicare in nome della trasparenza chi ha deciso di piantare dei Pini? La ditta o il Comune? Anche un bambino è a conoscenza del fatto che le strade che corrono lungo viali di pini sono piene di dossi, dissestate e a rischio per la caduta di rami o degli stessi alberi ( si pensi ai recenti fatti accaduti sulla Colombo o altre zone di Roma). Le radici dei pini solleveranno come un burro la striscia di asfalto della pista ciclabile e gli aghi di pino sull’asfalto rappresenteranno l’ulteriore pericolo per quanti decidessero di andare in biciletta, magari con dei bambini. Ma forse dobbiamo pensare che tutto sia voluto per affidare quanto prima lavori di manutenzione a qualche ditta? Oppure si tratta semplicemente di approssimazione e incapacità di una pubblica amministrazione, questa si, dissestata? Già immagino i titoli tra qualche anno. ” Pista realizzata e già impraticabile” . Se fossi uno scommettitore, accetterei scommesse.

  2. una proposta pazza…
    ma se si riuscisse a collegare questo troncone di pista ciclabile con quella che arriva a labaro ???
    non manca poi tanto…
    e secondo me a quel punto sono sicuro che verrebbe usata !!!

  3. Veramente qui non si vede una cosa fatta correttamente!!! Secondo me qua è semplicemente una questione di competenza … Anzi incompetenza…

  4. Ribadisco quanto già osservato da Ghino…..

    Si continuano a piantare specie come Pinus pinea e Pioppi, specie arboree note per il loro apparato radicale superficiale che osta alla gestione delle superfici della pista. Tali specie con le loro radici ben presto provocheranno il sollevamento ( Roma ha esempi numerosissimi) del manto del percorso rendendolo oltremodo pericoloso e inutilizzabile.
    Ma che può interessare ai progettisti? Quando l’opera sarà collaudata le radici ancora si dovranno sviluppare…..
    Possibile che il servizio giardini ( fa sorridere chiamare servizio un rimasuglio della gloriosa scuola giardinieri di Roma) sia ostaggio di prezzolati o concussi responsabili che ignorano la scienza del giardinaggio?

  5. Fra sindaci commissari consiglieri assessori con idee così chiare non è difficile capire come roma è gestita ! ma loro non si accorgono di essere ridicoli

  6. Ci passo tutti i giorni e tutte le volte è un “pugno allo stomaco”. Adesso che è arrivata l’estate, di quei circa cento pini piantati in inverno, molti più della metà sono già secchi. Da cosa può dipendere??!!!!

  7. Con ogni probabilità la ragione sta nel fatto che i pini sono stati piantati all’inizio della primavera e poi mai innaffiati in un periodo di evidente siccità.
    Alcuni giorni fa sono stati correttamente sostituiti e ritengo che il periodo sia quello più giusto quanto a piogge e temperatura mite.
    Quanto alla specie prescelta (pinus pinea) nonostante la forte avversione da parte di alcuni, a ben vedere nella parte della strada che va verso la via Flaminia circa 7/8 anni fa ne sono stati piantati diversi esemplari ma al momento non mi sembra che stiano dando problemi.
    Staremo a vedere ma Roma non sarebbe tale senza la sua quota di Pini Domestici famosi in tutto il mondo.
    In ogni caso ritengo che l’alberatura a scopo ornamentale delle strade sia un fattore di civiltà di una determinata società, anche sopportando qualche inconveniente, tanto più necessario quando si tratti di area vincolata o di un parco che è stato, come nel caso specifico, pesantemente inciso da uno stradone largo dieci metri con decine di impattanti lampioni.

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