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Grottarossa, la ciclabile più assurda di Roma

cicla240.jpgA dar retta alla segnaletica, o finisci dentro la sterpaglia con tutta la bici o riesci sì a districarti tra i rovi pungenti ma voli dentro un burrone profondo almeno 3 metri. E’ quello che può accadere in zona Grottarossa, sulla pista ciclabile più assurda che sia mai stata realizzata a Roma.

Siamo in campagna, sulla ciclabile di via di Quarto Peperino, vicino via di Grottarossa in direzione dell’ospedale S.Andrea. Siamo senza bici e con pazienza iniziamo a percorrerla senza accorgerci che un leggero rialzo della strada ci aveva tratto in inganno. Sembrava lunga, ed invece dopo solo 50 metri ci rendiamo conto che la pista non sarà neanche di un chilometro.

A terra la segnaletica è chiara. Si deve andare dritti. Sulla pista ci siamo solo noi, ma di certo sarà per via della pioggia. Quando è bel tempo sarà sicuramente usata da moltissime persone.

Continuiamo a procedere ma ecco che, subito dopo il piccolo avvallamento, sembra che la strada finisca. Il colore rosso delle piste che fa da contrasto alla striscia bianca che delimita i sensi di marcia, sembra sparire, o meglio sembra diventare verde…

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Pochi metri ancora ed ecco svelato l’arcano; la pista finisce di fronte ad un burrone coperto da alberi e sterpaglie. Il verde che vedevamo da lontano era il colore degli arbusti.

Eppure, incredibile a vedersi, la segnaletica dice chiaramente di andare dritti. Ma dritti dove? Dentro ad un fosso. E’ la pista più assurda mai realizzata.

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Chiediamo lumi a Daniele Torquati, presidente del XV Municipio, per avere spiegazioni per questa a dir poco strana scoperta. Ci spiega che anni fa tutta la zona fu ristrutturata dal Consorzio Quarto Peperino che ha lo scopo di realizzare opere di urbanizzazione primaria e secondaria nell’area di Roma compresa tra Via Flaminia e Via di Grottarossa.

Ma è chiaro che qualcosa non è stato fatto proprio a regola se lo stesso Torquati ci dice di essere già intervenuto togliendo ad esempio pali della luce inutili. Ma di più ad oggi non si può fare: “non abbiamo le risorse per rimuovere o mettere a posto quella pista ciclabile” conclude il presidente. In effetti, di questi tempi non è certo una priorità.

Un lavoro inutile insomma e anche pericoloso. Ovvio, nessuno continuerebbe a procedere su di una pista che finisce improvvisamente davanti a una massa di rovi con sotto un dirupo, ma è pur vero che la distanza tra la fine della pista e l’inizio dello stesso è così breve che nel caso di un bimbo lasciato solo in bicicletta sarebbe pericoloso in ogni caso.

Una ciclabile in aperta campagna, lunga sì e no mille metri, che inizia dal nulla e finisce tra i rovi. Sbagliato definirla la pista più assurda mai vista?

Valentina Ciaccio

© riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

 

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25 COMMENTI

  1. I lavori su quella chiamiamola ciclabile sono finiti pochi giorni fa con ampio spiegamento di mezzi e uomini. In molti ci si chiedeva cosa mai avrebbero fatto…poi al termine dei lavori la vergogna di una mini pista ciclabile. Dimenticavo hanno rubato persino il nasone che avevano messo, fino a ieri campeggiava solitario il tubo con acqua scrosciante inutile visto il posto dove lo avevano messo e inutilizzata. Sprechi su sprechi

  2. Quando si pensa che si è toccato il fondo, ci si accorge che c’è qualcuno che sta scavando alacremente. Viviamo in una terra senza speranza. Forse. Qualche speanza ci sarebbe se solo si riuscisse a sapere – in non più di una settimana, please – chi ha pianificato questo lavoro, chi lo ha eseguito, chi era preposto ai controlli e chi non ha controllato. Poi vorremmo sapere quali provvedimenti la P.A. (nelle sue svariatissime sfaccettature) intraprenderà a tutela del patrimonio pubblico così vilipeso, e degli eventuali fondi pubblici così sprecati.

  3. La risposta fornita dal Municipio non chiarisce un punto fondamentale della vicenda; da un lato infatti si dice che in quell’area le opere di urbanizzazione sono a carico del privato ( presumibilmente a seguito della concessione di cubature da parte del Comune), dall’altro però il Presidente sostiene” di essere già intervenuto in passato rimuovendo i pali” (detta così sembrerebbe di capire che sia intervenuto il Municipio ). A questo punto le domanda sorgono spontanee:
    1) Questi lavori per la ciclabile sono stati realizzati dal privato quale opera di urbanizzazione o dall’amministrazione pubblica (Municipio /Comune)? .
    2) se realizzati dall”amministrazione, tali lavori sono stati eseguiti in danno nei confronti del privato ( ovvero con conseguente risarcimento del privato a favore del Comune) ?
    Confido nel chiarimento da parte del Municipio e mi chiedo se esiste una opposizione e una commissione trasparenza in Municipio in grado di svolgere il suo compito istituzionale.

  4. lo scandalo e la distruzione del Parco del Veio con le nuove costruzione che non faranno altro che peggiorare la gia grave situazione del traffico nella zona. Avevano trovato qualche anno fa dei reperti archeologici puntualmente ignorati. Invece della pista fantasma sarebbe meglio disboscare tutta l’area a ridosso della Flaminia in maniera di levare gli insediamenti abusivi ( e sono tanti) e far diminuire i furti nella zona di Labaro, Grottarossa, Zona Rai ecc

  5. http://www.aci.it/i-servizi/normative/codice-della-strada/titolo-ii-della-costruzione-e-tutela-delle-strade/art-13-norme-per-la-costruzione-e-la-gestione-delle-strade.html – Le strade di nuova costruzione classificate ai sensi delle lettere C, D, E ed F del comma 2 dell’articolo 2 devono avere, per l’intero sviluppo, una pista ciclabile adiacente purche’ realizzata in conformita’ ai programmi pluriennali degli enti locali, salvo comprovati problemi di sicurezza.
    Mi viene da pensare che per quanto assurda quella sia una delle poche strade “a norma” 😉

  6. E se vogliamo dirla tutta, la ciclabile e solo l’ultimo scempio di quel tratto di strada che da anni vede svolgersi inutili lavori su lavori. Prima il rifacimento del marciapiede principale con vecchi pali della luce in mezzo e quindi inutilizzabile, poi un nuovo marciapiede, parallelo al preesistente, dove veniva creato un nuovo impianto di illuminazione (che è quasi sempre spento rendendo buio quel tratto di strada) lasciando il vecchio li dove era a poco più di un paio di metri dal nuovo…
    Per non parlare dell’area parcheggio costruito nel nulla, sempre sullo stesso rettilineo della ciclabile ma da lato opposto; Oltre al fatto di essere assolutamente inutile perchè lontano da ogni possibile luogo pubblico per cui sia necessario usare quel parcheggio, fino ad oggi è sempre stato sbarrato con dei grossi blocchi di cemento per non farci entrare nessuno. E dopo mesi di abbandono ad erbacce e sterpaglie ogni tanto arriva qualcuno a pulirlo, come se da un momento all’altro decine e decine di macchine dovessero iniziare ad utilizzarlo!
    Io vorrei conoscere quei geni che hanno firmato gli appalti per questi lavori e sopratutto conoscerne le finalità pubbliche, compresa la pista ciclabile che non credo affatto sia opera di sperpero del Consorzio Quarto Peperino anche perchè non vedo il motivo per cui dovrebbero spendere dei soldi per un’opera assolutamente inutile!

  7. nelle ultime settimane ho assistito, facendo la fila in macchina in quel tratto, ad alberi che venivano tagliati, sterpaglie e altro a un gran movimento di uomini al lavoro e mi aspettavo qualcosa di bello…la mera illusione di qualcosa di utile e logico…e poi la sorpresa di questa fantastica pista ciclabile…lunga più o meno 800 mt ed inutilizzabile. Ma si può?

  8. ..basterebbe poco per rendere questa pista fruibile…
    un’ordinanzxa comunale semplice semplice….
    “NON si costruiscono nuove strade se non prevedono una pista ciclabile di fianco”

    Queste farebbe sicuramente crescere il numero degli utenti delle piste .

    Dico questo per esperienza…sono a Bologna la stragrande maggioranza dei giorni lavorativi e qui mi muovo solo in bici…con tempi impensabili per una macchina..
    qui ci si fa la spesa…si prendono i bimbi a scuola…un’altro mondo

    Pensate che bello muoversi su via flaminia, via di valle muricana o via cassia nelle ore di punta…in bici!!!!!

  9. La pista è stata realizzata in un baleno dopo anni che l’area era stata diciamo così, predisposta, per questa destinazione. Direi che è l’assurdità più assurda che in questo momento sia visibile a Roma. Dovrebbero organizzare delle gite o delle visite didattiche per mostrare come NON SI DEVE FARE, o per mostrare che alla demenza non esiste limite. Chi sono i responsabili? Ehhh, qui la vedo dura, valli a scovare…..
    Se, però, i responsabili fossero rintracciati, direi che si dovrebbe scegliere se mandarli a davanti ad un giudice, oppure davanti ad un psichiatra, o magari ad entrambi. Ma come si fa… come si fa, come si fa ???????????!!!!!!!!!!!!!

  10. stamattina (visto che ci passo tutti i giorni) stavano riverniciando di rosso la pista coprendo di fatto la segnaletica bianca fatta neanche 4 giorni fa….
    Mi piacerebbe sarebbe chi ha commissionato questo lavoro…

  11. abito a Valle Muricana e anche io ci passo tutte le mattine (una volta si evitava un pochino di traffico della flaminia) e pensavo che fosse solo un pezzo di una pista che sarebbe arrivata a collegarsi, magari, con quella che parte a Labaro.. certo con quel salitone sarebbe stata pesante percorrerla ma.. quindi è finita così??? ma siamo matti? ma poi chi è che consente ancora di costruire altre abitazioni in zona (prima porta e dintorni)? Non c’è nessuno dell’amministrazione che vive qui e deve andare a Roma la mattina??? perchè non fanno altre strade per smaltire il traffico invece che aggiungere abitanti con nuove costruzioni??????

  12. Buongiorno,
    confermo anche io che questa mattina stavano togliendo la segnaletica…magari quando ripasso al ritorno non trovo più nemmeno la pista.

  13. Volevo soltanto confermare che questa mattina 16/10/2015 un automezzo per la segnaletica stradale ed alcuni operai stavano lavorando sulla pista ciclabile

  14. Confermo la presenza di operai sulla ciclabile. Alla domanda su cosa stessero facendo hanno risposto ” stiamo ripassando il colore sulla ciclabile perché si sta togliendo”…Tutto vero, non è uno scherzo!

  15. Alla vergogna non c’è limite! È urgente che il responsabile del municipio dia una risposta ai suoi cittadini su chi ha fatto quel capolavoro di pista ciclabile e la sua “utilità” (?). Se fosse stato il Consorzio Quarto Peperino ci spieghi cosa è stato concesso in cambio!!!!!. Di contro nessuno del servizio segnaletica ha mai provveduto a porre su via Gemona del Friuli (prossimità via Brembio) la segnaletica degli attraversamenti pedonali e dell’uscita dalle scuole esistenti, sebbene più volte richiesti. Forse li hanno messi tutti nell’utilissimo parcheggio di via Quarto Peperino!?

  16. Passando ieri anch io mi sono domandata a chi serviva riverniciare una pista ciclabile che non é mai stata usata..
    Oggi balza agli occhi per l inutile restyling, ma ricordo bene che é nata sotto le elezioni politiche e comunali del 2008! In quel periodo ci passavo tutti i giorni.Avevo subito notato che la pista cominciava in cima al salita , all angolo opposto di via Quarto Peperino e terminava in via di Grottarossa, davanti ai cactus della villa sulla destra prima Dell ospedale s. Andrea. Un giorno ho chiesto ad alcuni operai sul senso di questa opera.
    La pista doveva ricongiungersi, con un Ponte, con quella esistente dietro il trenino!
    Credo che gli operai scherzassero, perché sarebbe stata un opera faraonica, visto che avrebbe dovuto scavalcare anche la Flaminia …
    In contemporanea, sparirono diversi alberi in via di Grottarossa verso l’ Ospedale s.Andrea, (quelli difronte la villa con i cactus). Intanto nella vallata si vedevano costruire…altre ville. Poi é nata la rotonda con un altro stradone che si ricollega alla via di valle vescovo e raggiunge, la Flaminia ,se é stata aperta..
    Intanto negli ultimi mesi si sono aperti due cantieri uno quasi davanti la rotonda , ed un altro enorme sulla via di Grottarossa , direzione Flaminia. Fa ridere ma ,Nella migliore delle ipotesi la pista ciclabile é un lavoro di compensazione allo sfregio di una parte del Parco Veio? É vero , che il parco si sviluppa a macchie, ma si possono ancora concepire sfregi del genere, quando proteggere la terra é diventato un bene primario?
    E l eccesso di case invendute non produce l inflazione della rendita catastale?
    Possibile che non si riesca a proteggere un patrimonio di tutti che non potremo mai ricostruire se non tra 500anni? La mia domanda é : perché sulla proprietà privata, ammettendo che quei terreni lo siano, si può costruire di tutto senza alcun rispetto per niente e nessuno? In barba a tutte le logiche di salvaguardia ambientale, come il , P.T.P.R (Piano territoriale paesaggistico regionale) ?
    Visto il momento storico, immagino benissimo il perché.

  17. Vi segnalo questo link http://www.quartopeperino.it/?page_id=28 dove è possibile approfondire quali sono le opere realizzate e, in generale, quelle pianificate a carico del consorzio Quarto Peperino. L’intervento di trasformazione è una lottizzazione convenzionata decisa secoli fa (prima del piano regolatore del 2008) e andata in attuazione negli ultimi anni, per il quale ha responsabilità di controllo l’ufficio lottizzazioni convenzionate del comune di roma e l’ispettorato edilizio del Municipio XV. Aggiungo che tutta l’area della trasformazione è al di fuori dei perimetri del parco di Veio.

    Mi permetto di fare solo una semplice considerazione. E’ in attuazione da parte di soggetti privati l’urbanizzazione di pezzo di territorio sulla base di una pianificazione decisa dall’amministrazioen pubblica. Può piacere o no, ma così stanno le cose. Gli assi, le opere e le reti (realizzate o da realizzare) devono connettersi con il resto della città. E alle infrastrutture andrebbe garantita la necessaria continuità. Il paradosso consiste nel fatto che il tratto di pista ciclopedonale realizzata, su un piano di formalità, è coerente con la pianificazione e, ancora più paradossale è che anche la segnaletica, per fortuna cancellata, era stata fatta correttamente.

    Qual’è quindi il problema? Sta avvenedo qualcosa che a Roma è diventato abbastanza frequente: mancanza totale di sincronia tra la mano pubblica e la mano privata nella gestione e nella trasformazione della città. Sui perchè, il dibattito sarebbe lungo (difficoltà economiche, mancanza di memoria amministrativa, assenza di continuità ecc).

    Il tratto di pista ciclabile realizzato deve essere collegato con Labaro e deve connettersi con il tracciato castel giubileo – Ponte milvio. Questa responsabilità spetta al comune e dobbiamo chiedere al comune di garantire il completamento degli interventi previsti. Inoltre il progetto di realizzazione dell’arginatura del cremera, portato avanti da ardis, prevedeva proprio sulla base alta del nuovo argine la realizzazione di una pista ciclabile e di terrazze belvedere. Chi conosce la zona sa bene che il rio cremera corre parallelo a via veientana vetere, attraversa la flaminia e si congiunge al tevere proprio a castel giubileo. Pertanto, se il comune e il municipio non hanno i soldi per arrivare sulla flaminia attraverso via di quarto peperino, si occupino del breve tratto tra la pista esistente fatta dal consorzio e l’argine del cremera e, contestualmente, si chieda all’ardis in che tempi farà la ciclabile sopra il nuovo argine. Con la speranza che sia tutto recuperabile.

    La stessa cosa credo sia avvenuta con la pista realizzata da anas che attraversa il tevere, sotto il gra e mai aperta perchè il comune non ha realizzato il collegamento con la rete ciclabile dell’attuale 3 Municipio.

    Marco Tolli

  18. Sembra che sia all’interno del Parco di Vejo! Ma si stanno realizzando opere edificatorie! Il municipio, non ne sà niente?

  19. Mi pare che il contributo di Marco Tolli sia quello più costruttivo e mi sento di condividerlo.
    Credo che la ” mancanza totale di sincronia tra la mano pubblica e la mano privata nella gestione e nella trasformazione della città” sia comunque il male minore rispetto alla totale subalternità che per decenni ha visto la parte politica invece raccogliere le briciole di politiche urbanistiche decise per lo più dai costruttori romani.
    In questo “nessuno si senta escluso”.
    G.Mori

  20. > Queste le parole di Marco Tolli, e sono parole pesanti e importanti. Sono pesanti perchè collegare quella pista di Grottarossa con Labaro e Ponte Milvio è un’opera quasi gigantesca, basta guardare la mappa della zona per rendersene conto. E io dico, MAGARI si realizzasse compreso il tratto del Cremera con tanto di belvedere e con l’apertura della pista anas che attraversa il Tevere. Ma se non si riesce a chiudere nemmeno una buca e i vigili devono presidiarla perchè non causi incidenti, come si fa a pensare alla pista ciclabile ? Devo dire che ormai da troppi anni a Roma non se ne fa una giusta, dico UNA no due, solo una. Ecco nemmeno quell’unica UNA si riesce a fare per bene, a mestiere. Metto a disposizione il mio voto a chi farà la prima giusta e, resto in attesa, pensando però che dovrò ancora a lungo astenermi dal votare. Chissà……..

  21. Allora, leggendo le spiegazioni date precedentemente emergerebbe che i responsabili sarebbero:
    – l’ufficio lottizzazioni convenzionate del comune di roma;
    – l’ispettorato edilizio del Municipio XV
    – la mancanza di sincronia tra la “mano” pubblica e la “mano” privata

    e la classe politica dove sta in questa vicenda?

    La classe politica che ha governato negli ultimi trentanni e che non ha saputo imporsi alla urbanizzazione selvaggia del nostro territorio da parte di soggetti privati e non ha saputo programmare nel rispetto del verde un patrimonio che è di tutti e non di pochi.

    Ricordatevi sempre che questo nostro territorio non ci è stato dato in eredità dai nostri antenati per farne quello che vogliamo ma dobbiamo tutti considerarlo preso in prestito dai nostri figli e nipoti, pertanto andrebbe gestito, tutelato e preservato per restituirlo a loro nel miglior modo possibile.
    Storie assurde come queste segnalata in quest’articolo e come tante altre che coinvolgono il nostro municipio in una spirale di cattiva gestione del territorio sicuramente non vanno in questa direzione.

  22. Questa pista è il motivo per il quale, come coordinamento roma ciclabile, abbiamo da anni chiesto un vero Ufficio bici, dove devono passare tutti i progetti di ciclabili per essere valutati da persone competenti, e una cabina di regia, per coordinare le opere che fanno i privati e i diversi attori pubblici senza coordinarsi fra loro.
    Richieste “banali”, a costo zero. Niente.

  23. La lottizzazione “Saxa Rubra” risale all’epoca del fascismo, quando il Piano Regolatore Generale di Roma del 1931 non comprendeva l’intero territorio comunale e c’era fuori per intero l’attuale XV Municipio: per costruire al di fuori del P.R.G. era però possibile lo strumento della ‘convenzione urbanistica’, cioè un contratto con cui i proprietari di vaste estensioni di aree si accordano con l’amministrazione comunale per realizzare interventi edilizi di ampie dimensioni, assumendo contemporaneamente l’impegno a costruire anche le strade, le fogne, gli impianti di erogazione di acqua e luce elettrica, cedendo poi al Comune le aree e le attrezzature.

    È in quell’epoca che è stato presentato il progetto della lottizzazione convenzionata “Saxa Rubra”, innescato dall’inaugurazione del tronco di metropolitana P.le Flaminio-P.za Euclide-Acqua Acetosa-Labaro-Prima Porta, avvenuta intorno al 1932: con legge urbanistica n. 1150 del 1942 è stato introdotto l’obbligo per i lottizzatori di realizzare a loro cure e spese sia le opere di urbanizzazione primaria che quelle di urbanizzazione secondaria, fra le quali oggi rientrano anche le piste ciclabili. Il progetto è rimasto però a metà strada ed è stato ereditato e recepito come “convenzione in itinere” nel P.R.G. del Comune di Roma del 1962. Con la cosiddetta “Variante di Salvaguardia” del 1991 il Consiglio Comunale (accogliedo gli emendamenti proposti dal sottoscritto all’epoca come Presidente del Comitato Promotore del Parco di Veio) ha dimezzato le cubature della convenzione in itinere, di cui è stato rivisto l’intero progetto nel rispetto delle prescrizioni dettate dal P.T.P. n. 15/7 “Veio-Cesano”, prevedendovi anche la pista ciclabile. Con la legge regionale n. 29/1997 è stato istituito il Parco di Veio: la lottizzazione “Saxa Rubra” è stata tenuta al di fuori della perimetrazione provvisoria del parco, ad eccezione dell’area a nord-est destinata a verde e servizi, fatta ricadere in zona “B”. Ne deriva che dentro il parco di Veio ricade il tratto di via di Quarto Peperino dalla rotatoria con svincolo su via Jonas Edward Falk fino al confine della lottizzazione. Con l’inaugurazione dell’Ospedale S. Andrea si è reso necessario un collegamento tra l’Ospedale ed il parcheggio di scambio della fermata Saxa Rubra della linea ferroviaria Roma-Civita Castellana-Viterbo, poi realizzato nel 2009 all’interno del Parco di Veio.

    Dal progettista e direttore dei lavori ho avuto i seguenti chiarimenti riguardo alla pista ciclabile “più assurda di Roma” (per ora). Dal tratto attualmente interrotto la pista ciclabile deve proseguire (sempre a spese del Consorzio Saxa Rubra) seguendo una stradina esistente all’interno del perimetro della lottizzazione, in direzione del G.R.A., per poi ricongiungersi alla pista ciclabile al di là della Flaminia: si è attualmente in attesa della approvazione del progetto di attraversamento della Flaminia. La pista ciclabile dovrà proseguire anche dalla parte opposta verso la rotatoria con svincolo su via Flak, per proseguire con un ponte ciclopedonale all’interno della lottizzazione “Grottarossa” arrivando da una parte fino all’Ospedale S. Andrea e dall’altra fino alla borgata di Grottarossa, proseguendo lungo la vecchia via Flamina fino al Camping Village “Flaminio” e da lì finire attraverso una stradina esistente in salita fino alla cima del Monte delle Grotte.

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