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Marino chiede fiducia ma la giunta affonda

marinoignazio2.jpgMentre Marino annuncia di volere un confronto con l’Aula Giulio Cesare per chiedere “sei mesi di fiducia” si sgretola la sua giunta. Tre capisaldi lasciano: il vice sindaco Marco Causi, l’assessore alla mobilità Stefano Esposito e il magistrato Alfonso Sabella, assessore alla legalità, hanno infatti appena annunciato le loro dimissioni.

”Ho appena consegnato la mia lettera di dimissioni dall’incarico di vicesindaco di Roma Capitale”. Così in una nota il vicesindaco di Roma Capitale Marco Causi. Lascia anche l’assessore capitolino ai Trasporti Stefano Esposito che all’Adnkronos dice: “Ho già protocollato le mie dimissioni”.

“Ho appena consegnato la mia lettera di dimissioni – ha precisato Esposito in una nota – dall’incarico di assessore alla Mobilità e ai Trasporti di Roma Capitale”.

Se ne va anche l’assessore alla Legalità Alfonso Sabella: “Evidentemente il sindaco ha fatto le sue valutazioni – ha detto a Skytg24 -. Io per lunedì avevo già pagato una ditta di trasloco perché venisse a portare via i miei scatoloni e ora ho speso troppi soldi a causa del Comune di Roma per perdere anche questi. Quindi mi pare che sia abbastanza chiaro, io lunedì torno a fare il magistrato ovviamente. La mia è una valutazione tecnica nel senso che non sarei più in grado di fare approvare i provvedimenti a cui sto lavorando da tanto tempo. L’anomalia di un magistrato in giunta adesso è diventata forte”.

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2 COMMENTI

  1. Probabilmente Marino ha commesso degli errori, certamente – visti i precedenti – li ha commessi chi lo ha messo in lista, ma che uno psicodramma come quello relativo al Campidoglio debba avere un epilogo “pubblico”, nell’aula del Consiglio Comunale, non mi pare rappresenti un scandalo, anzi.

  2. Negli anni della prima repubblica le crisi extraparlamentari ( quelle cioè decise nelle stanze delle segreterie dei partiti della maggioranza ) erano la norma e l’ex PCI, all’epoca all’opposizione, gridava al colpo di stato e al grave vulnus contro le prerogative del parlamento e della democrazia. Oggi il PD ex PCI sarebbe disposto a fare il patto anche con il diavolo pur di non ricondurre la crisi del Comune di Roma al cospetto dell’aula sovrana del Consiglio Comunale. Un netto cambio di rotta sul concetto di democrazia senza precedenti. Nel caso di un sindaco poi, è ancor più doveroso che le crisi e l’eventuale sfiducia avvengano nell’aula del consiglio comunale ( ovvero il parlamento dei comuni), in quanto il sindaco è espressione dell’elezione diretta, ovvero ancor più espressione del popolo che è rappresentato dal consiglio comunale e non dalla segreteria del PD. Anche per questo reputo scandaloso che consiglieri di opposizione possano aggiungere le loro firme a quelle del PD per dimettersi ed evitare il confronto in aula. Anzi, nel caso dei consiglieri di opposizione vi sarebbe anche un grave errore politico di cui
    potrebbero pagarne le conseguenze alle prossime elezioni comunali

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