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Teatro Olimpico, magnifica la Carmen secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio

carmen240.jpgIn scena al Teatro Olimpico fino a domenica 8 novembre, la Carmen secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio è una magnifica rivisitazione dell’opera di Georges Bizet. In novanta minuti (senza intervallo) i talentuosi artisti di questa sorprendente ensemble multietnica regalano al pubblico uno spettacolo in cui la leggerezza e il dramma si fondono magicamente.

Se Il Flauto Magico era un esperimento splendidamente riuscito, volto ad esplorare il classico mozartiano con lo scopo di regalargli una dimensione “altra” e nuovi significati, e Il Giro del Mondo in 80 Minuti si configurava come la sublime carta d’identità (anzi come le mille carte di identità che, poi, ne diventavano una sola) dell’allegra banda capitanata da Mario Tronco e Leandro Piccioni, questa meravigliosa e stravagante Carmen è senza dubbio lo spettacolo della grande maturità dell’Orchestra di Piazza Vittorio.

Le ragioni sono molteplici, andiamo per ordine. La formula è collaudata: l’orchestra è sul palco, insieme ai cantanti e ai danzatori, e gli oltre venti artisti provengono da ogni angolo del mondo.

Il risultato, come di consueto, è il trade-mark originale e accattivante dell’OdPV: un mosaico di suoni e di stili musicali, una polifonia di lingue, un susseguirsi di canzoni che ora vengono declinate tramite la salsa e il flamenco, ora sono coniugate attraverso la lirica, il blues e il tango, mentre un attimo dopo si affacciano le sonorità arabe e africane e fa capolino il reggae.

L’Orchestra prende la partitura di Bizet e, dopo averla messa a nudo per carpirne il senso profondo, la riveste con un guardaroba di abiti cangianti e scintillanti.

Nella sua sinossi, la storia è fedele al libretto di Henri Meihalac e Ludovic Halévyè: una carovana di zingari si accampa alle porte di Siviglia e si esibisce in canti e danze popolari sotto gli occhi di un manipolo di gendarmi sfaccendati.
Fra i gitani vive la sensuale Carmen, che gioca con l’amore e della quale si innamora perdutamente José, un soldato giovane e pacifico.

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Offuscato dalla gelosia, José diserta e poi sfida a duello il toreador Escamillo, spezzando il cuore di Micaela, la dolce infermiera che avrebbe dovuto sposare. Alla fine Carmen, pur amandolo ma non volendo rinunciare alla propria libertà anche a prezzo della morte, respinge José. Nel frattempo due fidanzatini, appartati sui bastioni, seguono tutta la vicenda…

Un popolo di gitani e un femminicidio, dunque. Ma lo spettacolo – che inaugura la stagione numero 195 dell’Accademia Filarmonica Romana – spiazza e regala magie non solo perché parla di due temi che sono di stretta attualità, ma anche (e soprattutto) perché esamina e passa in rassegna tutto, perché in un’ora e mezzo si respira la gioia e il dramma, si materializzano l’amore, la sensualità e la portata distruttrice della gelosia, perché, anche se non si afferra completamente il significato delle parole delle canzoni, basta sapere due o tre cose sull’opera per avvertirne per intero la dolcezza, la passione e la violenza.

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Perché porta sul palco artisti di grande talento, come la cantante pugliese Mama Marjas (Carmen), alla sua prima collaborazione con l’Orchestra, per la cui bravura e vitalità si dovrebbero inventare parole nuove; o come il brasiliano Evandro Dos Reis, che regala al suo José un carico emotivo commovente. Come Houcine Ataa, che sa rendere irresistibile il suo Escamillo, o come Elsa Birgé, la cantante e trapezista francese che impersona Micaela e che con la purezza della sua voce sarebbe in grado di incantare e di fermare un esercito, ma non (ahilei!) il suo José.

Come spettatori siamo davvero felici che l’Orchestra di Piazza Vittorio sia così tanto ambiziosa e coraggiosa e non si accontenti di campare sugli allori (e potrebbe farlo benissimo). Questo significa cercare sempre qualcosa di diverso, proporre una sfida nuova e rischiarsela ogni volta. Questo significa avere rispetto per il pubblico.

Giovanni Berti

© riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

 

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2 COMMENTI

  1. @Io
    I due fidanzatini sono Dario Ciotoli e Hersjana Matmuja.
    Ciotoli, diplomato con il massimo dei voti presso il Conservatorio di Latina, si è perfezionato con i corsi dell’Opera Studio dell’Accademia di Santa Cecilia. Ha interpreato diversi ruoli, fra i quali anche Escamillo nella Carmen per la Fondazione Verdi di Milano.
    Hersjana Matmuja è una cantante lirica di origine albanese che nel 2013 ha vinto il Festival della canzone nel suo paese. La sua partecipazione all’Eurovision Song Contest (nel 2014) le ha dato fama internazionale. Diplomata in canto lirico con il massimo dei voti al Conservatorio di Tirana, ha continuato gli studi anche presso il Conservatorio di Santa Cecilia e si è esibita in molti teatri europei.

    Cordialmente,
    la Redazione

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