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Acqua all’arsenico a Casaccia- S.Brigida, questione irrisolta e residenti senza acqua

arsenico-acqua malborghetto

Continua la drammatica odissea dei residenti nella zona Casaccia-S.Brigida, ai confini di Roma Nord, che da quattro mesi non hanno più l’acqua in casa e con l’esplosione dell’estate i disagi sono enormi. A ciò si aggiunge il fatto che resta ancora irrisolto il problema dei livelli di arsenico superiori alla norma e quello dei lavori non ancora ultimati per assicurare l’erogazione dell’acqua.

Numerosi residenti hanno chiesto aiuto al Movimento Difesa del Cittadino, sede di Roma Nord, che ha deciso di scendere in campo diffidando tutti i soggetti interessati e dichiarandosi pronto ad avviare un’azione di risarcimento di tutti i danni fisici e morali subiti dalla popolazione residente.

Lo comunica lo stesso MDC spiegando a VignaClaraBlog.it che “A nulla è valso il palliativo di un piccolo serbatoio idrico per uso domestico collocato in zona da Acea Ato 2, che è insufficiente per il fabbisogno di numerosi abitanti e che non viene neanche prontamente riempito dalla società fornitrice, lasciando tante famiglie per giorni e giorni senza acqua e senza poter nemmeno provvedere all’igiene personale. Il tutto si traduce in un serio pericolo per la salute pubblica anche considerato che in zona vi sono tanti anziani, bambini, donne in attesa e soggetti colpiti da gravi patologie.”

“La questione idrica che interessa la zona della Casaccia e le altre limitrofe – ci ricorda MDC – risale a molto addietro ovvero a quando l’ex Ente Maremma (ora Arsial Società proprietaria e che gestisce l’impianto idrico) ha ceduto ad Acea Ato 2 S.p.A. la gestione e la ristrutturazione della rete di approvvigionamento idrico. La società partecipata capitolina non ha però tenuto fede agli impegni di ristrutturazione concordati, lasciando irrisolti ad oggi anche i gravi problemi delle tubature in eternit di cui è costituito l’impianto. Restano di fatto ancora oggi le vecchie tubature in eternit risalenti agli anni ’50 ormai obsolete e pericolose per la salute che, sfaldandosi, rischiano di compromettere l’acqua che verrà erogata.”

Proprio a causa dell’ emergenza idrica, il Comune di Roma emise le ordinanze del 21 febbraio 2014 ed del 26 marzo 2015 che hanno dichiarato l’acqua in questione non adatta al consumo umano.

Ma al problema già gravissimo si è aggiunta dunque la mancata erogazione dell’acqua da quasi 4 mesi ed inoltre l’ultima ordinanza del sindaco del 26 marzo 2015 che ha prorogato fino al 31 agosto 2015 i termini per i lavori, non è stata neanche comunicata ai cittadini. E che dire dello “stato attuativo degli interventi in corso ” ovvero sia delle opere realizzate fino ad oggi di cui non è stato possibile sapere ancora nulla nonostante le richieste dei residenti agli organi preposti?

Esasperati dall’interruzione del pubblico servizio e dalla mancata soluzione del problema dell’acqua all’arsenico e delle tubature in eternit, moltissimi residenti che non hanno acqua da quattro mesi dal rubinetto in quanto la cisterna disponibile viene riempita da autobotti in modo insufficiente a servire tutto il territorio interessato e sono costretti a prendere la poca acqua potabile con delle taniche non sufficiente versata nel serbatoio, hanno dunque chiesto aiuto ad MDC Roma Nord incontrando, lo scorso 13 luglio,il presidente Giovanni Maddaloni e l’avvocato Francesca Giglio di MDC Roma Nord.

“A seguito di una lunga assemblea – precisa il comunicato – MDC Roma Nord ha ricevuto mandato per intervenire con la massima urgenza per porre fine ad una situazione gravissima che pone in serio pericolo la salute dei cittadini e nuoce anche all’ambiente. MDC Roma Nord procederà perciò a diffidare tutti gli Enti e Soggetti responsabili affinchè nell’immediato venga ripristinato il servizio pubblico e vengano eseguite le opere necessarie per garantire il servizio con acqua corrente e potabile con tubature nuove ed adeguate alle normative vigenti.

MDC Roma Nord è dunque pronto ad agire per il risarcimento di tutti i danni fisici e morali subiti dalla popolazione residente “costretta a spese rilevanti per l’acquisto di acqua non solo da bere ma anche per l’igiene personale e della casa, per la lavanderia non potendo usare la lavatrice se non in condizioni davvero da terzo mondo.”

“In mancanza – conclude la nota – MDC Roma Nord è intenzionata ad andare fino in fondo alla vicenda, ponendo in essere tutte le azioni per l’accertamento delle responsabilità civili, penali ed amministrative di cui già sussistono i presupposti”.

Fabrizio Azzali

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2 COMMENTI

  1. Vorrei aggiungere che la responsabilità di questo disservizio sia in prima battuta dell’Arsial che gestisce l’acquedotto (in attesa che subentrerà l’Acea), in seconda dell’Acea che ha la Direzione dei Lavori di adeguamento e indirettamente del Comune che deve garantire l’acqua come bene primario. Ma dietro queste “Istituzioni” ci sono delle persone (dirigenti, presidenti, funzionari, ecc..). Chiedo a queste persone che sensazioni proverebbero se la sera tornando a casa o la mattina appena alzati non trovano l’acqua nelle proprie abitazioni. Siamo esasperati, stufi, stanchi delle Vostre giustificazioni prese a tavolino, senza controllare sul territorio le effettive situazioni che sono ormai diventate insostenibili. E’ ora che le suddette “persone” rispondano delle loro negligenze e incompetenze che hanno provocato questo disservizio. Ringrazio VIGNACLARABLOG.IT per la collaborazione, sperando che possano divulgare ancora di più questa mala gestione del servizio pubblico.

  2. Mi risulta che anche nella zona di Malborghetto c’è stata una proroga al divieto dell’uso dell’acqua e di ciò non è stata data comunicazione con avvisi nelle vie interessate, come espressamente indicato nell’ordinanza, che demandava al Municipio XV l’onere di comunicazione alla cittadinanza. Se questo venisse confermato anche in altre zone, come leggo dal comunicato del MDC, sarebbe di estrema gravità per due ordini di motivi:
    – la mancata comunicazione potrebbe indurre i cittadini a riutilizzare l’acqua ancora inquinata ( con probabili danni fisici e morali)
    – di fatto i cittadini sono stati indotti a porre in essere un comportamento in difformità all’ordinanza ( ovvero indotti a commettere un reato), per colpa del Municipio XV che non avrebbe provveduto all’affissione dell’avviso pubblico di proroga del divieto. Insomma, l’ennesima pagina di ordinaria amministrazione inefficiente, con l’aggravante che in questo caso è passibile di essere denunciata (quanto meno per omissione di atti d’ufficio).

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