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Quel fior di Ciliegio sulla Cassia

permano240.jpgUn appartamento di un tranquillo condominio a Tomba di Nerone accoglie minori preadolescenti e adolescenti con gravi problemi familiari e disagio psicosociale inviati dai Servizi Sociali e dal Tribunale per i Minorenni. Una piccola ma eccellente realtà di Roma Nord che pochi conoscono. Noi l’abbiamo visitata.

Via Lubriano 40, sulla Cassia, una palazzina come tante altre. Solo che fra i diversi appartamenti ce n’è uno di centoquaranta metri quadri che ospita otto ragazzi con gravi disagi familiari e sette educatori. E’ la Comunità “Il Ciliegio”, una piccola realtà che accoglie e si prende cura di minori a rischio per conto del Tribunale per i Minorenni e dei Servizi Sociali di Roma Capitale.

Visitiamo la casa

Bussiamo. Ci accoglie il dottor. Gino Alberto De Carlo, psicologo clinico e responsabile della Comunità, ed entriamo in un appartamento a tutti gli effetti, con un salone, una cucina, le stanze da letto, la tv, i giochi per i bimbi. Certo, non possiamo non notare la sobrietà del mobilio e la semplicità delle stanze con solo l’essenziale. Ma è tutto dignitoso e ben curato.

I ragazzi sono tutti a scuola, ad eccezione di S. che ha appena terminato l’anno scolastico ed è già in vacanza. De Carlo ci presenta la signora Luisa che scopriremmo poi essere la ” mamma” del Centro.

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In un piccolo salottino, ci mettiamo comodi per farci raccontare la vita della Comunità.

Come funziona

“Lavoro per il Ciliegio dal 2001, prima come educatore e poi dal 2003 come responsabile. La Comunità è nata nel 1995 gestita da un Cooperativa ma è proprio di questi giorni la notizia che ci vedrà continuare come Comunità Indipendente svincolandoci quindi dalla Cooperativa. Viviamo degli assegni che il Comune dà ad ogni ragazzo che viene a vivere qui. Possiamo ospitarne al massimo 9, oggi ce ne sono 8. Dai 4 ai 18 anni”.

Le storie dei ragazzi son tutte diverse, ma per le disgraziate circostanze in cui si svolgeva la loro vita familiare tutti son stati allontanati dalle proprie famiglie. Per un periodo breve, o per anni nei casi più disagiati.
Ed è così che si ritrovano a vivere in una Comunità che ha la grande responsabilità di far loro da casa, da educatrice, da genitore, da sorella e fratello. Impegno che richiede non poca fatica e grande professionalità. Per questo ogni ragazzo è seguito da un educatore e da psicologi che si prendono cura di ogni aspetto della sua vita.

Tutti i ragazzi vanno a scuola e sono seguiti nello studio; sono accuditi nell’igiene personale, nell’ordine, nella pulizia e nella cura del vestiario; praticano attività sportive e religiose.
Nella quotidianità si cerca di creare attorno a loro un clima d’amore e d’affetto, sempre attenti alle loro necessità non solo materiali ma, soprattutto, affettive ed interiori. Insomma, si cerca di far vivere questi ragazzi come in una famiglia vera e sana.

“Mamma” Luisa

E proprio come in tutte le famiglie, fortuna che poi c’è la mamma, che consola, premia, accudisce e fa divertire i ragazzi. E’ la signora Luisa. Timida, a fatica riusciamo a convincerla a farsi fare una foto. Son quasi le 12, ma ha già provveduto a rassettare la casa e sta finendo di preparare il pranzo per i ragazzi che stanno per tornare a casa da scuola.

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“Luisa è la mamma di tutti questi ragazzi, è il nostro prezioso factotum, lei arriva dove a volte la professionalità di uno specialista non può arrivare”; è grato De Carlo mentre ci parla della signora Luisa, si capisce dalla forza con cui ce ne parla che senza di lei alla casa mancherebbe quel calore umano che solo una mamma può dare.
Ci sono anche delle volontarie, signore generose che dedicano parte del loro tempo ad aiutare i ragazzi nei compiti o semplicemente a stare con loro, per seguirli nei giochi, ma Luisa è Luisa.

Le giornate dei ragazzi sono piene di impegni, tra la scuola, i compiti, lo sport e gli amici. Non sono mai lasciati soli in casa, gli educatori si alternano e sia di giorno che di notte ci son sempre almeno due adulti nella casa.

“Le scuole stanno per finire e i ragazzi sono contenti perché andremo due mesi in Calabria. Son già diversi anni che andiamo, a loro piace moltissimo. Ci son stati offerti degli alloggi a Canolo, un piccolo paesino calabrese. E’ una zona di montagna, ma a pochi chilometri dal mare. Lì la vita dei ragazzi, in un clima di vacanza, è scandita tra divertimenti e incarichi vari; c’è chi va in paese a fare la spesa, chi bada al giardino, chi cura la casa e poi tutti a fare il bagno al mare”.

De Carlo, per rispetto della privacy, non può dirci i nomi dei ragazzi o farci vedere delle foto. Li vuole proteggere in tutto e per tutto. Come dargli torto, del resto. Sono ragazzi che stanno lottando per condurre una vita normale, per essere uguali ai loro coetanei. Fotografarli o intervistarli, li metterebbe in una condizione di difficoltà che almeno per ora De Carlo vuole risparmiargli.

Gioventù in rilievo

La Casa famiglia però non vuole e non può ritenersi utile ed efficace se non riuscirà a dare ai ragazzi quelle risorse psicologiche e morali che una volta tornati nelle loro famiglie di origine, saranno indispensabili per poter intraprendere un percorso di vita normale.

Ed è per questo che è sorta l’idea di studiare delle attività che possano piacere ai ragazzi e allo stesso tempo siano spendibili per un lavoro futuro. Così è nata “Gioventù in rilievo” un progetto innovativo, autofinanziato dall’Associazione Aretè che collabora strettamente con il Ciliegio, che ha la finalità di attivare una bottega d’arte in cui si utilizzerà la tecnica sperimentale del “rilievo” per promuovere l’inserimento dei ragazzi, quelli più grandi ovviamente, nel mondo del lavoro.

Lo scorso 26 maggio i ragazzi hanno esposto i loro quadri nella sala Consiglio del XV Municipio alla presenza degli amministratori locali.

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“Essere stati incoraggiati ed elogiati da Agnese Rollo, Presidente della Commissione della Politiche sociali e da Michela Ottavi, Assessore alla Politiche sociali, è stato davvero di grande incoraggiamento per tutti noi educatori, ma soprattutto per i ragazzi. Hanno potuto constatare come dopo l’impegno che hanno messo nell’eseguire i quadri, realizzati a conclusione di un corso specializzato, il loro lavoro sia stato apprezzato” racconta De Carlo nel mostrarci alcuni di questi quadri. Sono davvero belli.

Grazie alla mostra in Municipio ne sono stati venduti una cinquantina; il ricavato andrà messo da parte, servirà per la creazione di una bottega che permetta ai ragazzi di poter svolgere in modo consono e professionale questa attività che magari in un futuro potrà essere per loro un lavoro vero e proprio.

“Se riusciremo anche in questo, allora sì – continua De Carlo – che potremmo dire di averli davvero aiutati. Il nostro compito non è solo prendersi cura di loro nel periodo che trascorrono nella Casa Famiglia, ma anche quello di dar loro una speranza di vita concreta, aiutarli a spiccare il volo”.

Valentina Ciaccio

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