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Il Prefetto Gabrielli in XV, la sicurezza clou dell’incontro

gabriellif240.jpgProseguendo il tour dei municipi romani, si è tenuto nella mattina di giovedì 7 maggio, l’incontro fra il neo Prefetto di Roma, Franco Gabrielli, e il XV Municipio rappresentato dagli esponenti di ben dodici comitati cittadini che sono stati i veri protagonisti della giornata esponendo problemi vecchi e nuovi irrisolti dei tanti e variegati quartieri che compongono il tessuto del XV.

Presenti all’incontro il Presidente del XV Municipio, Daniele Torquati, il direttore del Municipio, vari assessori e consiglieri, e i numero uno delle forze dell’ordine del territorio, Polizia, Carabinieri e Polizia Locale. In più, in qualità di “ospite”, il Comitato cittadino “San Nicola” del XIV Municipio, rappresentato dall’avvocato Gloria Conti, il cui obiettivo è contrastare la nascita di un centro d’accoglienza per profughi richiedenti asilo politico a La Storta (leggi qui).

Il leitmotiv dei numerosi interventi dei comitati è la sicurezza. O meglio la sensazione, spesso la reale mancanza di sicurezza del territorio. Microcriminalità, scarsa presenza delle forze dell’ordine, nomadismo. Problemi ai quali poi si aggiungono altre difficoltà del vivere quotidiano come i dissesti stradali, il degrado, la mancanza d’illuminazione delle strade.

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Il comitato di Valle Muricana sostiene che “ai margini del XV Municipio risiedono abusivamente molti extracomunitari dediti a furti e rapine. E mentre risentiamo dell’assenza delle pattuglie in situazioni come queste, la Polizia Locale è invece molto attenta a multare le vetture ai parcheggi di Piazza Saxa Rubra, quando ci sarebbe bisogno semmai di controllare la criminalità di zona e l’infrazione della velocità su Valle Muricana”.

Lo stesso vale per il Comitato La Giustiniana: “Non sappiamo a chi rivolgerci nell’immediato, il commissariato e la stazione dei carabinieri sono molto lontani, quando accadono situazioni di emergenza ci sentiamo isolati”.

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L’abusivismo ed il nomadismo sono stati ripresi anche dal Comitato cittadino del XV Municipio: “Roma Nord è sottoposta ad un fenomeno compatto di accampamenti abusivi e, sebbene abbiano provato più volte a smantellarli con le ruspe, i nomadi si sono adattati in altre zone occupando abusivamente altri spazi”.

Anche il Comitato Fleming-Tor di Quinto insiste sui furti e criminalità. “Abbiamo registrato a via Monterosi un aumento dei furti e scippi e non può essere una coincidenza la presenza di insediamento di nomadi all’interno dell’area delle Ferrovie confinante con questa strada.”

Non meno importante il problema esposto da Legambiente e dal Comitato Colli D’Oro che per voce dello stesso rappresentante hanno ricordato il problema dell’ecomostro di Labaro, la famosa Casa Lazio Bob Lovati il cui cantiere abbandonato a metà ha distrutto un intero parco.

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Ma il clou della mattinata è stato il Comitato di San Nicola sul piede di guerra per quanto riguarda il centro d’accoglienza per profughi richiedenti asilo politico che verrà aperto nell’ex scuola Socrate a La Storta.

“Le strade della zona mancano di manutenzione da anni, non c’è illuminazione, non ci sono fogne, come farà il territorio ad accogliere questi profughi?” afferma l’avvocato Conti che si dilunga non poco, ben oltre i tre minuti concessi ad ogni comitato, nel tentativo di dimostrare che lì quel centro di accoglienza proprio non può nascere.
“Inoltre – aggiunge – quell’edificio non è idoneo, vengano gli ispettori della prefettura a controllarlo. E poi, cosa faranno questi cento profughi, dove andranno, come si muoveranno sul posto, insomma San Nicola è l’ultimo posto dove andavano allocati”.

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La reazione del Prefetto è immediata. “Che c’azzeccano le strade rotte, i lampioni spenti la mancanza di fogne con cento disgraziati a cui dobbiamo dare asilo? Verremo a verificare a fine lavori se l’edificio risponde o no ai requisiti richiesti ma su una cosa voglio essere chiaro: non accetto che per 100 anime disperate che fuggono dalla morte e dalla fame il pretesto per respingerle si limiti alla mancanza di luce e di fogne: è immorale” ha sostenuto Gabielli scandendo bene l’ultima parola.

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Scoppia la bagarre, attimi di confusione e di grida. Da un lato “basta, basta” gridano i rappresentanti dei comitati del XV che lamentano il troppo tempo occupato da un problema che poi formalmente appartiene al XIV Municipio, “lasciatela parlare, anzi vogliamo parlare anche noi di San Nicola” sostengono a gran voce alcuni consiglieri d’opposizione municipali e capitolini reclamando ciò che, a loro dire, gli spetta in virtù del ruolo.

Cinque minuti di gran confusione al termine dei quali, calmatesi le acque, riprende la parola il Prefetto per annunciare la costituzione del “tavolo municipale per l’ordine e la sicurezza”.

Si tratta di un organismo che composto dagli organi istituzionali e dalle forze dell’ordine dovrà affrontare i problemi locali di sicurezza. “Attenzione – è il monito del Prefetto – non sarà un ufficio reclami o un URP, il suo compito sarà individuare i problemi e risolverli”.

Un annuncio che lascia soddisfatti i comitati locali, in fondo la sicurezza era al primo posto delle loro richieste e avere una risposta concreta da un uomo che appare fare della concretezza lo stile di questo suo nuovo incarico pare di buon auspicio perchè le cose cambino in quel del XV Municipio.

Barbara Polidori

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3 COMMENTI

  1. La vera domanda da farsi non è se sia giusto o meno accogliere questi cento “disgraziati” (interrogativo che troverebbe sicuramente risposta affermativa in chiunque), ma bisogna chiedersi perché solo ora ci si ricorda di San Nicola o di La Storta.
    “Verremo a verificare a fine lavori se l’edificio risponde o no ai requisiti richiesti”: ma perché, allora, nessuno mai viene verificare se le strade siano praticabili (buche inverosimili in ogni dove), se i marciapiedi siano utilizzabili (lunghi tratti lungo la Braccianense bis sono letteralmente coperti di rovi, dove serpi e altri animali selvatici trovano felicemente rifugio), se i lampioni siano accesi (un giorno sì e l’altro pure a tratti alternati vengono spenti), se le zone circostanti le stazioni siano sicure, se la zona sia servita da servizi pubblici efficienti?

    Trovo decisamente superficiale l’atteggiamento tenuto dal Prefetto, che si è fatto scudo di un’innegabile senso di umanità nei confronti dei migranti (o sarebbe meglio parlare di buonismo?), pur di non rispondere a esigenze reali e tangibili.

    In ultimo, questa sarebbe l’ennesima manifestazione della tendenza alla ghettizzazione cui stiamo assistendo. Che siano italiane o straniere, centinaia di persone riunite in uno stesso edificio senza alcuna prospettiva per giorni o giorni non portano a nulla di buono.
    Nulla può essere più lontano dal concetto di integrazione che tutti auspichiamo: come si può pensare che raccogliendo a centinaia di questi migranti in edifici unici si possa ottenere una loro adeguata integrazione?
    Perché, invece, non garantirne davvero un’adeguata distribuzione per zone, vie e, perché no, palazzi (si badi bene, non solo in periferia, ma anche al centro di Roma)? Solo così la cosa sarebbe davvero gestibile e si eviterebbe di creare zone “ad alta tensione” che facilmente possono dar luogo a situazioni spiacevoli.

    Saluti

  2. Alcune associazioni a Roma (poche) ed in tutta Italia fanno accoglienza con numeri ridotti, in appartamenti non necessariamente periferici, svolgono attività rivolte all’integrazione ed all’autonomia attraverso percorsi di integrazione: organizzano corsi, formazione, tirocini, ecc, garantendo così la dignità delle persone, migliore qualità di vita, buona salute ed integrazione nei territori con costi identici a quelli dei grandi numeri.
    Purtroppo il sistema d’accoglienza romano in questi anni è stato diverso, si deve cambiare.
    Queste mi sembrano buone argomentazioni da portare avanti e non per buonismo.
    buona giornata

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