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Io, stritolata dalla burocrazia

burocraziaxfb240.jpgFenomeno endemico tipicamente nostrano, la burocrazia, anche nell’era del web 2.0, è ancora viva e vegeta ed è ancora in grado di stritolare la pazienza di un cittadino fino al punto di fargliela perdere irrimediabilmente. E con essa, magari, anche un importante contributo economico per un figlio portatore di handicap.

E’ quanto accaduto ad una residente nel XV Municipio che ha deciso di rendere pubblico il suo sfogo per fare presente una situazione kafkiana nella quale si è venuta a trovare negli ultimi giorni. Lasciamole la parola.

“Mio figlio è portatore di handicap grave. In quanto dipendente pubblico ho la possibilità di aderire al Progetto Home Care Premium annunciato a inizio marzo nel XV Municipio (ndr: leggi qui) e che prevede un contributo economico o l’assistenza domiciliare a favore del disabile.”

“Vengo contattata dal servizio sociale del Municipio XV che mi avverte di questa possibilità: mi ci reco subito nei giorni seguenti e vengo invitata a presentare tutta una serie di documenti. Allora mi muovo con il CAF perché serve la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) e tutti sanno quanto è difficile raccogliere tutta la documentazione con il nuovo ISEE.”

“Ottenuta a tempo di record la DSU – continua la nostra lettrice – mi reco all’INPS di Via Giulio Romano per consegnare il modulo di iscrizione in banca dati: difatti, mio figlio – nonostante le certificazioni di invalidità e handicap rilasciate per l’appunto dall’INPS – è inspiegabilmente non presente nella specifica banca dati dell’istituto; quanto a me, che risiedo a Roma da oltre 12 anni, figuro ancora residente in provincia di Siena, come appurato online dal Servizio Sociale del municipio.
L’operatore di sportello mi dice molto cordialmente che il modulo posso lasciarlo direttamente a lui e che sarà lavorato subito, in modo che dalla mattina del giorno successivo io possa presentare la domanda per accedere alle prestazioni erogate dal Progetto Home Care Premium la cui scadenza è il 31 marzo”.

“Il 25 marzo mi reco al Servizio Sociale del municipio, in una giornata piovosa e con un traffico allucinante, per presentare appunto la domanda: allo sportello scopro però che l’iscrizione alla banca dati INPS non è stata fatta! Lascio quindi una delega agli operatori del Servizio Sociale perché effettuino la domanda in mia vece, mi reco nel mio ufficio e nel pomeriggio invio una mail all’INPS di Via Giulio Romano chiedendo spiegazioni sull’accaduto. Il giorno dopo vengo contattata da un funzionario che mi comunica che il modulo non….si trova più e mi invita a compilarne un altro!”

“Mi precipito subito sul sito internet dell’INPS, cerco il modulo, lo scarico, lo compilo (non senza una certa difficoltà, visto che non brilla per chiarezza come molti altri moduli dell’istituto) e lo invio all’indirizzo mail che mi ha fornito il funzionario.”

E siamo così al 27 marzo, quando mancano solo quattro giorni al termine ultimo per presentare la richiesta di accesso alle prestazioni del Progetto Home Care Premium. Nello stesso giorno, come continua a raccontare la nostra interlocutrice, “mi arriva via mail la conferma dall’INPS che l’iscrizione in banca dati è stata effettuata, e poco dopo mi arriva una e-mail autogenerata dal servizio assistenza domiciliare INPS che mi comunica il numero di protocollo e mi invia la domanda in allegato. La apro e con grande disappunto scopro che la mia residenza è ancora in provincia di Siena! Stante ciò non avrei diritto ad accedere al Progetto!”

Che fare? “Chiamo subito il Servizio Sociale del municipio che ha inviato la domanda senza accorgersi del problema (quando invece se ne era accorto la prima volta!) e che mi invita a chiamare il contact center INPS. Seguo le indicazioni, chiamo l’INPS ma la voce registrata non mi porta da nessuna parte. Richiamo insistentemente il numero del funzionario che mi aveva telefonato nei giorni precedenti: squilla sempre a vuoto.”

La conclusione? E’ amara. “Non mi resta che inviare una mail all’INPS per ringraziare l’istituto della sua inefficienza, e al Servizio Sociale del municipio che fa le cose a metà. Va da sé – conclude la nostra lettrice – che per questa stupida inefficienza la mia domanda, sebbene io abbia tutto il diritto di fruire dell’assistenza domiciliare per mio figlio, verrà con tutta probabilità rigettata.”

Fabrizio Azzali

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2 COMMENTI

  1. Appresa ieri la notizia ho verificato questa mattina con la Consigliera Zotta che si sta procedendo con l’inps per risolvere la spiacevole situazione della Signora che ha voluto mantenere l’anonimato. Anche se non di nostra competenza rimaniamo a disposizione come sempre per aiutare i cittadini del Municipio in modo particolare quelli più fragili.

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