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Addio care vecchie cabine telefoniche

cabine240.jpg16 Aprile 2015: gentile utente, questa cabina sarà rimossa dal giorno 16 giugno 2015“. Nessun refuso, né siamo sul set di ritorno al futuro. Su di una cabina telefonica è stato affisso questo cartello con quasi due mesi di anticipo. Ma c’è da dire che comunque il risultato non cambia. La cabina verrà rimossa. A meno che…

Noi, che le chiamavamo solo cabine

Sul web le chiamano PTP, Postazione Telefoniche Pubbliche. Ma noi le chiamavamo semplicemente cabine telefoniche, usavamo i gettoni, grati di trovarci anche l’elenco telefonico nel caso in cui non conoscevamo il numero da chiamare.

Ma forse per le nuove generazioni questa è Preistoria. Ormai nessuno fa più uso delle cabine e per le città ne sono rimaste pochissime. Dal 2010 L’Agcom – Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni – ha dato il via libera alla Telecom per procedere allo smantellamento delle cabine.

Il motivo? Molto semplice: costi troppo elevati per mantenere un servizio di cui quasi più nessuno fa uso. Stando ai dati del Corriere.it, “nel 2010 i telefoni pubblici rimasti in funzione in Italia erano 130mila: saranno smantellati al ritmo di 30mila all’anno. Quindi, entro 4-5 anni, resteranno un lontano ricordo per alcune generazioni di italiani“. E così in effetti sta succedendo.

Oggi son rimaste quelle collocate nelle scuole, negli ospedali, nelle caserme e in quei Comuni scarsamente coperti dalle reti di telefonia mobile. Ma anche poche altre, difese forse da vecchi nostalgici. Almeno 60 giorni prima della rimozione di una postazione telefonica pubblica, la Società affigge infatti all’esterno della postazione da rimuovere un cartello adesivo.

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Lo stesso deve contenere, stando a una delibera Agcom, le seguenti informazioni: la data di affissione, la dicitura “questa cabina sarà rimossa dal…, l’indirizzo di posta elettronica certificata cabinatelefonica@cert.agcom.it della Direzione, l’indirizzo del sito internet ove è consultabile la mappatura aggiornata delle postazioni telefoniche pubbliche sull’intero territorio nazionale ed infine i numeri gratuiti di telefono e di fax per ottenere informazioni.

Una Pec può salvarle

Ed è così che qualche cabina può essere salvata da chi la ritiene utile. Gli utenti possono opporsi alla rimozione di una o più postazioni telefoniche pubbliche inviando una mail di posta elettronica certificata all’indirizzo di cui sopra entro il termine perentorio di 30 giorni che decorre dalla data di affissione del cartello. L’opposizione deve contenere i dati e i recapiti dell’opponente, l’ubicazione della postazione telefonica pubblica oggetto di opposizione e una sintetica esposizione dei motivi di opposizione.

Certo, c’è da dire che non tutti i cittadini son provvisti di una Pec. E’ vero, è facile crearla, è gratuita, ma vien da pensare che la maggior parte dei cosiddetti salvatori son forse persone anziane non sempre dotate di cellulare e che vedono nella cabina telefonica non solo un ricordo ma ancora una necessità. Forse neanche sanno cosa sia una Pec.

Oggi di questi avvisi sulle cabine ne son rimasti pochissimi. Noi forse abbiamo trovato l’ultimo, in via della Farnesina. Vuoi vedere che chi l’ha messo, si è lasciato prendere da vecchi ricordi e ha inconsciamente sbagliato le date per prendere tempo?

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Alcune cabine però le troviamo ancora senza avvisi, strutture fatiscenti, totalmente abbandonate.

A guardarle, viene difficile ricordare i bei tempi. Son diventate ricettacoli di rifiuti, preda di atti vandalici.

Quando non diventano “risorse” per malaffare. “C’è una cabina telefonica a Roma che unisce due inchieste: quella su Mafia Capitale e quella sull’omicidio di Silvio Fanella… Perché è proprio grazie alle intercettazioni condotte sulla cabina nella zona Flaminio usata da Massimo Carminati se oggi è stato arrestato Manlio Denaro, il presunto organizzatore dell’omicidio di Silvio Fanella“. (dal Sole 24 ore del 18 dicembre 2014). Ma questa è un’altra storia.

I bei tempi andati

Con l’arrivo dei cellulari e delle tariffe a basso costo, ormai quasi tutti hanno il telefono portatile rendendo meno penoso l’addio alle nostre care cabine. Ma poi un giorno, girando per la città, te ne trovi una di fronte, vedi lo stato in cui è, e la nostalgia prende il sopravvento.

Le file per telefonare – alla stazione – per dire che stavi partendo. Con i sacchetti di plastica pieni di gettoni. E quando arrivava il tuo turno, già c’era qualcuno che faceva segno di sbrigarti. E se era una telefonata tra giovani innamorati, allora si cercava una cabina nascosta, una di quelle che in pochi conoscevano, almeno così potevi aver più tempo per parlare.

O quelle settimane al mare, in vacanza, quando andare a telefonare era ancora un rituale o un obbligo per i ragazzi che dovevano chiamare casa e dare loro notizie. Aspettare il proprio turno a piedi scalzi, sulla sabbia cocente.

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Altri tempi davvero. Ci si raccontava proprio tutto; del resto non c’era Facebook, né WhatsApp che oggi sanno prima di noi dove e con chi siamo.

E pensare che l’arrivo delle schede magnetiche ci avevano fatto credere che la tecnologia fosse proprio definitivamente arrivata. I gettoni infatti smisero di circolare, sostituiti dalle schede, il 31 dicembre 2001. Quegli stessi gettoni che negli settanta e ottanta venivano usati anche per pagare il giornale o il caffè . Erano usati come moneta corrente pur non avendo alcun valore ufficiale di conio statale.

Ma è stata breve anche la vita delle schede, presto messe da parte insieme alle cabine. Internet e smartphone hanno fatto il loro ingresso trionfale.

Eppure un’alternativa ci sarebbe

Certo è che la nostra fantasia è davvero scarsa; ci limitiamo a buttar via ciò che non ci serve più senza pensare a come reinventare il loro utilizzo. Non tocca andare lontano per imparare.

Le tipiche call box rosse londinesi per esempio sono entrate a far parte di un progetto di recupero: un pannello solare sul tetto delle cabine permette di captare l’energia necessaria per la ricarica di circa 100 telefoni smartphone al giorno. Il tutto reso gratuito a patto di seguire la pubblicità mostrata durante il tempo di ricarica.

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Ma si sa, imparare è cosa da pochi volenterosi.

E allora, se tutto finisce così, va glielo a spiegare ai ragazzi di oggi cosa voleva dire Umberto Tozzi quando nel 1991 cantava che gli innamorati se ne fregano della Sip. Davvero preistoria: chi è Umberto Tozzi? E la Sip? Ci sarebbe un libro da scrivere.

Valentina Ciaccio

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6 COMMENTI

  1. personalmente da dipendente Telecom Italia mi sono adoperato per il comitato di quartiere (www.torresina.net) per fargli avere in comodato d’uso gratuito una cabina per farci una piccola biblioteca pubblica bibliocabine nel parco di torresina potete contattarli oppure andare sul sito e vedere le foto dell’inaugurazione

  2. vabbhe!!! allora mandiamo la pec anche per le mucche e i carretti con i somari che non si vedono piu’. Come recita la bandiera brasiliana: Ordem e Progresso.

  3. Buongiorno condivido la proposta di Fabrizio Cirelli, sarebbe splendido in questi PARCHI DI ROMA NORD -INVIOLATELLA-VOLUSIA-PAPACCI P DELLA PACE.
    Una bella Biblioteca pubblica

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