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Cinquanta sfumature di stradario svalvolato

stradario.JPGSmesso di ostentare radici “capitolium” e le classiche sette generazioni di antenati pronte a sottolineare quanto si è romano-veraci, ci imbattiamo nelle cinquanta sfumature di stradario nonsense scoprendo una città diversa da quella che ci hanno descritto i nonni, o per lo meno quelli che dovrebbero essere nati a Roma (di nonni, intendo).

Coppedè intrufolato nell’area a nord di Roma fa il paio con altre “inconfondibili confusioni” dettate dalla poca conoscenza della città eterna e da chi non sfrutta a dovere il pc se non per fotografare la pietanza che sta per assaporare o per twittare un cinguettio, il più delle volte antigovernativo. Ma solo perché “fa moda”.

Informarsi prima di scrivere un pezzo? Una perdita di tempo assurda, con la scusa del “tanto i giornali non li legge più nessuno!”. E così nascono generazioni di nativi romani che presto confonderanno il Quadraro col Colosseo quadrato (sapete che uno è un quartiere e l’altro un monumento dell’Eur, che poi “manco” di chiama Colosseo quadrato?) e per andare a largo Piero Bargellini passeranno prima per via Sante Bargellini, immaginando che avendo lo stesso cognome, i due possano essere parenti e dunque la toponomastica possa aver affiancato Sante a Piero.

Dipende dalla crisi? Macché, dipende dal fatto che un bel po’ di redazioni romane (beninteso, quelle poche che sono rimaste in piedi; che qualcuna è stata chiusa perché pare che le notizie le sappiano scrivere e diramare solo quelli che parlano con la “e” alla milanese, per cui con la scusa del risparmio gli editori hanno dirottato tutto e tutti alle pendici del duomo meneghino) sono state nel tempo affidate a “non romani”, gente che chiamava a rapporto redattori e collaboratori e per fare un pezzo… chessò… sulla Collatina s’informava su quale autobus andasse da quelle parti.

Perché, non conoscendo Roma, quel “capoccione” di turno si regolava con i mezzi pubblici e ragionava pressappoco così: “Dunque, l’85 parte da Arco di Travertino e arriva a San Silvestro, poi da li si prende il 409 e si giunge dalle parti della Collatina…”.

Per tacere di quel caposervizio piemontese che, una volta affidatale (era una donna) la poltrona in redazione, era convinta che lo stadio dei Marmi fosse quello della Farnesina.

Ora diciamo che è vero: tutto il mondo è paese (con la “p” minuscola, ma non è una diminutio; è la “p” maiuscola che sottintende nazione) e magari la svista la faranno pure i redattori di Helsinki o di Orgosolo, ma Roma non può essere confusa da chi sposta i quartieri uno a nord e l’altro a sud, invertendone le posizioni. Altrimenti non potremo più dire che tutte le strade portano a Roma.

Che proverbio sarebbe, se poi una volta trovata la strada per arrivare in città, ci perdessimo andando a cercare Coppedè dietro l’angolo di Collina Fleming? Qui passo e chiudo, cercando anche di comprendere chi nel corso degli anni ha confuso il sampietrino romano col pavé francese.

Moremassi

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