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Abbandonato nel degrado, l’agonia dello stadio Flaminio

flaminio240.jpgChi dei romani non è mai entrato nello stadio Flaminio? Che sia stato per una partita di rugby, un allenamento della Nazionale o una semplice visita, prima o poi tutti ci sono passati. Adesso lo splendido impianto progettato dall’architetto Pier Luigi Nervi è in stato di totale abbandono, e rischia di rimanere in disuso ancora a lungo.

Quando la Nazionale italiana di rugby si trasferì allo Stadio Olimpico per le partite del Sei Nazioni tutti gioirono per il passo in avanti che faceva lo sport italiano, nessuno però pensò al povero stadio Flaminio.

Adesso la struttura che si vede dal Viadotto di Corso Francia versa in pessimo stato. Cancelli arrugginiti, erbacce alte e spazzatura ovunque. All’interno muri mangiati dall’umidità, inferiate cadenti e silenzio desolante.

Avvicinandosi, si ha anche una strana sensazione, come quella di pericolo che si avverte nei posti abbandonati. E pensare che dentro c’è una piscina, varie palestre e uffici oltre allo splendido campo da calcio, tutto inutilizzato.

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La gestione dello stadio se la palleggiano Comune, Coni, Figc. Un rimbalzo che sta portando l’impianto a una via senza ritorno. Mentre loro decidono, dentro il campo non rimbalzerebbe un pallone per tutta l’erba alta che c’è.

A febbraio 2014 la Figc promise di “recuperare lo stadio Flaminio e restituirlo alla città di Roma”. Il presidente Valentini annunciò di voler “ridare vita a un impianto storico come il Flaminio”, costruendo addirittura un museo della fondazione Nervi al suo interno (leggi qui). Parole che oggi hanno un sapore postumo di politica.

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Eppure lo Stadio Flaminio non si meriterebbe promesse ma fatti, è una struttura storica, legata da sempre al calcio italiano, ci si giocò infatti la Serie A 1990 durante i lavori all’Olimpico, e alla S.S. Lazio, che proprio lì ha vissuto gran parte della sua storia.
Nel 2009 proprio i tifosi laziali presentarono una petizione di 15mila firme per proporre di riportare la loro squadra a giocare al Flaminio, ma il presidente Lotito, bramando la costruzione (pare sulle Tiberina) dello “Stadio delle Aquile”, declinò l’invito.

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Ora la situazione è difficilissima, con le leggi vigenti sarà molto difficile dare nuova linfa vitale allo stadio. Per l’eventuale restauro, che dovrebbe essere prima autorizzato dalla Fondazione Nervi, servirebbero 13 milioni di euro. L’idea della Figc era quella di farlo diventare il punto d’appoggio della Nazionale a Roma, un progetto ingegnoso e rispettabile, ma ad oggi le promesse sono rimaste parole al vento.

Per adesso non si vedono vie d’uscita, mentre continua l’agonia del Flaminio avvolto dal degrado.

Francesco Cianfarani

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7 COMMENTI

  1. E’ ben risaputo che le strutture sportive vengono tenute in vita solo se fruttano quattrini; stessa cosa al Foro Italico dove opere che il mondo ci invidia stanno andando in malora. Parcheggi, mercato, zingari e circhi, questo l’utilizzo di una notevole struttura sportiva che potrebbe essere destinata alle Scuole calcio e rugby o per esempio agli istituti scolastici che hanno palestre fatiscenti (al Flaminio c’e’ la storica palestra di lotta delle FFOO e quella di pugilato della MM). Al suo interno potrebbero essere svolte numerose discipline sportive, dall’atletica leggera al tiro con l’arco. Invece dobbiamo assistere impotenti al solito vergognoso abbandono di un bene pubblico.

  2. E – se posso aggiungere – si ricorda che lo stadio è un progetto dello studio Nervi solo quando ne si propone la trasformazione…: “Un opera da tutelare”.
    Ma per abbandonarla, Nervi o no…, non fa niente.

  3. Voglio essere la cassandra del malaugurio:

    Quella zona è centralissima, basta far brillare il miraggio dei soldi al sindaco ed alla fondazione ed ecco che due splendidi grattacieli per uffici e residenze di lusso spunterebbero come funghi, magari con un bel centro commerciale sotto, stile grattacieli di milano a porta garibaldi ed il gioco è fatto.

    D’altronde Alemanno per avere le olimpiadi a Roma non ha detto che faceva fuori la scuola di equitazione a Tor di Quinto, figurati un vecchio rudere di cemento pieno di erbacce quanto ci mettono a demolirlo ed a tirare su qualcosa.
    Azzardo, circa 1 anno, forse 1 e mezzo.

    Esprimo solo opinioni personali.

  4. Non credo che l’opera di Nervi possa essere “demolita”, nessuno arriverebbe a tanto…. è solo una delle tante zone di roma abbandonate a se stesse, fa rumore perchè è centrale…

  5. Lo stadio è stato progettato dall’architetto Antonio Nervi, con la collaborazione ingegneristico-strutturale di suo padre Pier Luigi.
    La domanda è se possiamo permetterci di mantenere nell’abbandono un simile manufatto e lo spazio su cui insiste.

  6. Purtroppo è un bene tutelato dalle belle arti. Dico purtroppo perché dal pdv architettonico questa struttura non è niente di speciale, infatti l’ha fatta il figlio di Nervi, non il famoso (e bravo) Pierluigi. L’ultima volta che ci sono stato era il 2009: la struttura cadeva a pezzi, umidità ovunque, rattoppi in cemento, verniciature di diverse tonalità, vetri rotti e strutture posticce. Insomma ad oggi il Flaminio è una struttura totalmente inutile ed oscena. Proposta? Agire di imperio: espropriare, far demolire e vincolare il terreno alla costruzione di una struttura sportiva moderna ed equivalente. Io ad esempio ci vedrei bene un bello stadio per la Lazio da 30/35 mila posti.

  7. la SS Lazio e la serie A al Flaminio no grazie! andrebbe innovato e messo a disposizione dei giovani per eventi partite e quant’altro riunisca i giovani all’attività sportiva.

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