Home AMBIENTE Quell’irrefrenabile istinto, deturpare Ponte Milvio

Quell’irrefrenabile istinto, deturpare Ponte Milvio

pomi2.jpgSembra un ricordo ormai lontano il periodo dei lucchetti, di Moccia, di Babi e Step, del ponte degli innamorati. I lucchetti li avevano tolti, Moccia si era dato alla politica, Scamarcio era diventato grande e gli innamorati avevano trovato altri posti dove esprimere il loro amore.

Insomma, il “per sempre” su Ponte Milvio non era più di moda. E invece, senza una chiara spiegazione, da qualche mese sembra essere tornato tutto come un tempo. Nuovi lucchetti, nuove scritte e nuovi baci su Ponte Mollo.

Non si capisce perché, sarà l’estate, saranno le nuove generazioni, sarà il fatto che da poco in televisione hanno rimandato il film cult “Tre metri sopra il cielo”. Fatto sta che “il ponte degli innamorati” è tornato di moda. E con lui, quell’irrefrenabile istinto a deturparlo.

Certo, non ci sono più i venditori abusivi di lucchetti, né i lampioni quasi fatti crollare dal peso dei troppi chili di “amore”, e neanche le televisioni che intervistano i giovani amanti, ma qualche pseudo romantico moderno ha dato il via alcuni mesi fa, scatenando l’istinto di chi lo ha seguito a ruota.

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E pensare che sembrava ormai chiaro che a tutti i lucchettari di pennarello armati fosse entrato in testa che “il ponte” è un simbolo di Roma, da preservare e difendere. Ponte Milvio infatti risale al 207 a.c. ed è il più antico ponte di Roma ancora intatto. A differenza dei suoi avi: Ponte Sublicio, scomparso, e Ponte Emilio (adesso Ponte Rotto), distrutto.

E’ un monumento di valore storico, ci si è combattuta una guerra punica, 500 anni dopo la battaglia di Saxa Rubra, e fu fatto saltare nel 1849 da Garibaldi. Insomma, delle mura antichissime intrise di storia, la storia di Roma. Fino ai lucchetti.

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Ormai sono passati sette anni, era il luglio del 2007, quando a seguito della rottura dei lampioni a causa dell’eccessivo peso dei lucchetti, il Comune di Roma installò in prossimità di ogni lampione dei pilastri sui quali furono agganciate delle apposite catene dove mettere i lucchetti.

Una sorta di stendini, come quelli per asciugare il bucato, poi definitivamente tolti nel 2012. Perfino Wikipedia racconta che “per qualche tempo c’è stata la consuetudine per i giovani innamorati di mettere un lucchetto sul lampione centrale del ponte e gettare le chiavi nel Tevere”.

Ecco, allora non siate anacronistici, rimettete nell’astuccio quel pennarello e il lucchetto usatelo per la ruota del motorino. Ponte Milvio non ha bisogno né dell’uno né dell’altro.

Francesco Cianfarani

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