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Cartoline romane: la ciclopedonale Tevere

ciclopedonale240.jpgIl nostro Tevere non ha niente da invidiare a fiumi come il Tamigi o la Senna anzi per gli ambienti ripariali forse è anche più bello solo che in altri paesi i fiumi li tengono puliti. Da noi invece le acque servono come collettori di scarico mentre le sponde diventano pattumiere.

A confermarcelo, qualora ce ne fosse stato bisogno, è stato un breve viaggio effettuato lungo la pista “ciclopedonale”.

La “dorsale Tevere” è un percorso che corre lungo la sponda di destra del Tevere e dalla diga di Castel Giubileo raggiunge la Capitale per poi proseguire verso sud per altri 14 chilometri.

Noi abbiamo percorso il “tratto centro” da Ponte Risorgimento a Ponte Cavour in una domenica assolata e molto frequentata da ciclisti e pedoni; in realtà la ciclabile è l’unica realizzazione “comunal-popolare” gradita dai cittadini e da sportivi di ogni età che riescono a fare quattro passi di corsa senza essere travolti da un’auto o un ciclomotore.

Se le acque del Tevere fossero pulite e le sponde ben messe sarebbe davvero un bel percorso dal momento che il fiume attraversa luoghi di grande fascino dove la natura riesce a sopravvivere in barba ad ogni violenza.

I muraglioni in parte ostruiscono la vista della città ma oltre i grandi platani centenari si intravedono gioielli architettonici che nessuna città al mondo può vantare.

Tornando al nostro percorso fin dall’inizio le cose si presentano nel peggiore dei modi; scendiamo lungo la scaletta che un tempo portava all’approdo di Ponte Risorgimento e ci ritroviamo davanti l’ingresso di un campo abusivo realizzato tra le canne.

Dall’altra parte del fiume, sotto l’arcata, altre baracche: sono quelle che tempo fa denunciammo con un servizio di Buongiorno Regione e poi segnalammo all’ARDIS.
A quanto pare nulla è cambiato perchè le baracche sono sempre al solito posto.

L’acqua è di un bel colore smeraldo risplende sotto i raggi del sole; ma se ti avvicini alla riva ti accorgi che si tratta di un “finto-verde”; l’acqua è sporca e contiene in sospensione miriadi di corpuscoli di incerta natura.
Portati dalla corrente, insieme a canoe e kayak, viaggiano palloni, bottiglie, sacchetti della spazzatura e tronchi di varie dimensioni.

Le sponde sono luride e ricoperte di rifiuti mentre gli alberi, si tratta per lo più di salici, sono letteralmente ricoperti di pezzi di plastica; qualcuno è oramai morto forse stecchito da tutta quella plastica.

Accanto ai galleggianti, nuovi, vecchi o fatiscenti, si raccoglie uno spesso strato di tipica “monnezza” romana mischiato ad una sostanza dal colore nerastro.
I germani navigano con fatica attraverso quello strato di sporcizia mentre una gallinella d’acqua, per niente spaventata dal passaggio delle persone, ci cammina addirittura sopra.

Ogni tanto si incontrano scarichi dall’incerta natura provenienti dall’altro; le buche sull’asfalto si contano a dozzine mentre piccole voragini si aprono nel cemento o dove la pavimentazione è stata realizzata con “sanpietrini”.
Anche i “ferri” contorti che escono dall’asfalto sono numerosi e tutti abbastanza pericolosi.

A consolarci appena è vedere in acqua uno dei battelli che un tempo facevano servizio sul Tevere; dal momento che è decollato da un galleggiante privato ipotizziamo che sia impegnato in prove di navigazione prima di tornare in esercizio.

Alla fine del nostro viaggio abbandoniamo la ciclopedonale salendo la scalinata di Ponte Cavour che come tutte le scalinate del lungotevere è stata trasformata in un orinatoio.
La situazione sopra il fiume non sembra affatto migliore; lo stato delle strade è di un incredibile abbandono.
Sporcizia, rifiuti, aiuole con l’erba cresciuta a dismisura, pareti degli edifici ricoperte di scritte, cassette delle poste che sembrano un tazebao, asfalto pieno di buche, marciapiedi sbriciolati e poi centinaia di manifesti di Borghezio che in barba al divieto di affissione sfregiano un bel palazzo anni ’30.

Una comitiva di turisti dall’aspro accento teutonico passa, osserva e fa commenti a bassa voce scuotendo la testa: ce n’è abbastanza per vergognarsi come ladri.

Alla fine di questo “viaggio al termine della decenza” veniamo a sapere che è stata deposta qualche giorno fa al Consiglio Regionale una proposta per istituire il “Parco regionale Fluviale del Tevere”; 17.000 kmq da sanare con fondi europei.

In merito a tale proposta il Consigliere Athos DeLuca ha dichiarato: “Lo stato di degrado del Tevere richiede la ricostituzione dell’ufficio Tevere e la disponibilità di adeguati fondi europei. Ciò è urgente anche in relazione al prossimo trasferimento dalla Regione al Comune delle competenze sulle concessioni demaniali. Si tratta di uno dei più importanti progetti che Roma possa realizzare per riqualificare, valorizzare e ridare sicurezza ad un bene ambientale straordinario della città per eliminare gli accampamenti abusivi, per rilanciare il turismo, per il tempo libero, per lo sport, per far rivivere il fiume ai romani per ospitare attività compatibili e migliorare la balneazione sul litorale romano”.

Si farà veramente questo “parco fluviale” oppure è la solita vana proposta che periodicamente riaffiora per perdersi poi nei meandri della politica? Difficile dirlo ma una cosa è certa: i romani sono stufi di aspettare.

Francesco Gargaglia

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1 commento

  1. Athos De Luca chiede la disponibilità di adeguati fondi europei…a me risulta che in questi ultimi venti anni di fondi a disposizione dall’Europa ce ne siano stati (FESR BEI ecc.), peccato che chi ci ha amministrato non sia stato in grado di utilizzarli per progetti seri. Mancano le competenze e la volontà politica.

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