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Morire su quel maledetto tratto della Cassia

morta-cassia120.jpgSu quel maledetto tratto della Cassia non passa anno che qualcuno su due ruote non ci lasci la vita. Nel 2011 un giovane filippino. Nel 2012 una mamma di 43 anni. Ieri la giovane Valentina,18 anni, in un amen è volata via. E’ volata sull’asfalto e lì è rimasta, sotto un lenzuolo bianco su quel maledetto tratto della Cassia.

Su quel tratto, uno dei più trafficati di questo spicchio di Roma dove passa ogni giorno un fiume interminabile di auto e scooter, sia quelli che vengono da Corso Francia, sia quelli che vengono giù dalla Cassia vanno in genere molto, troppo, veloci.

Chi scende dalla Cassia è portato ad aumentare la velocità per il fatto che il “discesone”, come lo chiamano gli abitanti della zona, è una lunga strada di circa un chilometro, priva di qualsiasi ostacolo e semaforo. I conducenti in genere la percorrono ad alta velocità, soprattutto se da lontano hanno adocchiato il verde all’incrocio con via Fabbroni.

E anche chi viene da Corso Francia ha in genere la stessa tentazione di spingere l’acceleratore perché sta uscendo dalla città, magari sta tornando a casa e vuole buttarsi il traffico alle spalle.

Chiamiamolo il discesone o salitone ma quel tratto della Cassia Nuova è infernale… in quel punto gli alienati al volante che si apprestano ad entrare in centro od uscirne scaricano sull’acceleratore tutta la loro fretta, la loro rabbia, con un sorpasso… La morte di questa giovane non è giustificabile per alcun motivo e credo debba aiutare insieme a noi le istituzioni nel rendere la circolazione stradale un bene e non un’ associazione a delinquere quale la viviamo quotidianamente!
Così commenta sulle nostre pagine una nostra lettrice. Come darle torto?

E come dare torto a chi dice: “Sono passata in macchina pochi minuti dopo, la scena era agghiacciante. Ho capito subito che quel corpicino riverso a terra non ce l’avrebbe fatta ed ho pianto. Sono sotto shock e prego continuamente per questa ragazza e la sua famiglia. Faccio quella strada tutti i giorni, come centinaia di romani ed ho sempre pensato che dovrebbero esserci dei rallentatori. Soprattutto in discesa dove si acquista molta velocità. Inoltre la corsia raddoppia ad un certo punto e molti fanno sorpassi azzardati sulla doppia linea con macchine che sfrecciano nel senso opposto.”

Ma cosa è successo realmente ieri? Nessuno lo può ancora dire per certo. Bocche cucite da parte di chi sta indagando sulla vicenda mentre i nuovi particolari che emergono fanno pensare a una diversa dinamica rispetto a quella non ufficiale circolata per tutta la giornata di ieri (clicca qui).

Ventiquattr’ore fa, a caldo, si è detto che la Panda, nel superare la moto su cui viaggiavano Lorenzo Aureli e Valentina Giannini, questi i loro nomi, l’abbia agganciata provocandone lo sbandamento e la caduta.

Poi, nel corso della serata di ieri e nella mattinata di oggi, l’urto e il fascione posteriore sinistro divelto della Panda fanno supporre che ad agganciarsi alla stessa sia stata invece la moto. O piuttosto che l’abbia tamponata, quanto meno urtata.

Il resto è già noto: Valentina viene sbalzata a terra e lì viene travolta da un’altra moto che sopraggiunge in quel momento in senso opposto. La giovane muore sul colpo, la moto su cui viaggia si spacca in due e prende fuoco, Lorenzo rotola sull’asfalto, l’altro centauro pure.
Il primo viene trasportato al San Pietro in codice giallo mentre il secondo al Gemelli, con l’eliambulanza, dove viene ricoverato in codice rosso.

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E’ doveroso raccontare il fatto del fascione sinistro della Panda, delle dichiarazioni del suo conducente (“Ho sentito dietro un botto tremendo sul retro”) subito fermatosi al verificarsi dell’incidente sotto i suoi occhi, non per addossare la colpa al giovane Lorenzo ma per evitare che venga prematuramente colpevolizzato il conducente della Panda in assenza delle conclusioni delle indagini.

Resta il fatto che su quel maledetto tratta della Cassia, spesso di notte anche con i lampioni spenti, ieri Valentina Giannini, 18 anni, bella, solare, occhi azzurri, grande voglia di vivere come solo i diciottenni riescono ad avere, oggi non c’è più, e il dolore prende alla gola un po’ tutti, anche quelli che non la conoscevano. Perché non si può morire così, non si può morire a 18 anni su una strada.

Vale manchi a tutti noi con la tua splendida allegria e il tuo sorriso, continua a sorridere per tutti noi da lassù!” hanno scritto sulla sua pagina facebook da dove fino alle 15.30 di ieri guardava dritta alla vita davanti a se. Poi è finita sotto un lenzuolo bianco, su quel maledetto tratto di via Cassia. Ciao Valentina.

Claudio Cafasso

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14 COMMENTI

  1. intanto complimenti a VCB che da sempre voce e evidenza al quotidiano a noi più vicino. lungi da me dare sentenze, soprattutto su una tragedia come questa tutta da chiarire però vorrei aggiungere che la viabilità sulla cassia è particolarmente critica per auto, moto, motorini, biciclette e pedoni soprattutto viste le chiusure di strade e lavori che non si sa bene quando cominceranno. mettersi “in moto” con qualunque mezzo e a qualsiasi ora è diventata sempre più una scommessa anche di sopravvivenza psicologica e, ahinoi, fisica. concludo scusandomi per lo sfogo ma è l’unica cosa rimasta al momento…

  2. nel 96 mori a quell’incrocio una mia amica, Vanessa. L’unica soluzione sono le rotonde che obbligano la gente a rallentare e prestare più attenzione ed il traffico migliora. al nord le hanno messe ovunque e qui anche dove lo spazio c’è non le mettono . mi viene in mente solo piazza santiago del cile su viale parioli. Il sottopassaggio del progetto di corso francia sarebbe la soluzione migliore di tutte e salverebbe molte vite.

  3. La velocità è la principale causa dei gravi incidenti sulle nostre strade, alla quale poi se ne uniscono tante altre all’apparenza meno importanti ma “collegandole” non meno letali; persone distratte dal telefonino altre sotto i fumi dell’alcool o di tante sostanze stupefacenti ed altre ancora abituate ad ogni genere di imprudenza data la così bassa possibilità di venire sanzionati, multati. Servono molti più controlli, servono più agenti e “mezzi” per permetterlo serve molta più attenzione e rispetto delle regole da parte di tutti per sperare che il nostro barbaro modo d’interpretare la guida possa, in futuro, migliorare. La morte della sfortunata Valentina non deve solo far pensare, deve scolpire nelle nostre menti che utilizzare radar elettronici o mentali sulla strada non è sufficiente, occorre utilizzare molto di più il buonsenso, la pazienza e soprattutto la prevenzione senza dover venire prima colpiti nelle nostre famiglie ed amicizie da orribili drammi come questo.
    https://www.youtube.com/watch?v=ujCG2XsWemA

  4. Nonostante sia estremamente dispiaciuto per tutto quello che è successo, tengo un attimo la testa sulle spalle e vado contro alcune persone che hanno fatto degli interventi al limite dell’assurdo.

    Tanto per comnciare, senza accusare nessuno, vorrei anche dire che esiste il termine “tragica fatalità”. Non ho idea di chi sia la causa dell’incidente ma supponendo “il meglio” (per una volta!), potrebbe essere andata così: moto lenta (30-40 KM/h causa salita), panda che sorpassa a 50, la moto “sbanda” per un qualsiasi motivo (chessò, uno starnuto!), tocca la panda, la ragazza viene sbalzata “malamente”, la moto dall’altra parte scendeva a 50 KM/h ed ecco come avviene il disastro.

    Quindi vi prego, prima di partire con accuse alla strada o alle persone, pensate che la cosa può essere tragica.

    Se proponi diversamente la cosa: Moto a 80 (come sarà probabile) panda a 100-110 (come sarà probabile), c’è il concorso di colpa, ammenoché non è stata la moto a scontrare alla panda (in quel caso sempre tragica fatalità è).

    Se poi la panda ha veramente agganciato la moto (e spero proprio di no) c’è l’omicidio colposo.

    In tutti i casi però, mi pare di capire che l’incidente è avvenuto nella stessa direzione (entrambi a salire o scendere), la ragazza è morta per lo sbalzo.
    Quindi vi prego di considerare che non è la strada in se che un utente intelligente ha fatto notare, ma l’uomo che ci guida sopra a causarne i problemi.

    L’autovelox? Va benissimo, ma questo incidente non sarebbe stato evitato con un autovelox, lo sbalzo purtroppo poteva avvenire anche a 50 KM/h, la colpa è dei guidatori o una tragica fatalità, non c’è nulla da fare.

    Dopotutto, c’è qualcuno che suggerì di rimuovere i pini da Roma perché un ramo è caduto sulla testa di un motociclista di passaggio in una strada.
    Adesso siamo realisti, se vi dico di non far uscire i vostri figli all’aperto, nei giardini perchè correndo/sudando si possono prendere la polmonite/bronchite o qualsiasi altra malattia e rischiare comunque, nessuno rispetterebbe questa cosa.

    Puoi stare attendo, ma oltre un limite non puoi andare.

    L’unica cosa che probabilmente rimedierà agli incidenti stradali, saranno le automobile automatizzate (quelle che si guidano da sole) o cose simili, nel frattempo possiamo solo fare attenzione, pregare per chi ha subito un incidente, rispettare le regole della strada e soprattutto, come scritto sul libro della patente “avere un forte senso civico”. Basterebbe rispettare questa regola per non avere problemi.

  5. Sig. Belladonna, credo lei abbia letto solo la prima versione sulla dinamica dell’incidente e credo altresì che la sua esperienza su due ruote sia… …diciamo “relativa”. Lei auspica senso civico ma le assicuro che sulle strade regnano alienazone, cattiveria ed incoscienza; Le posso assicurare che in più di quarant’anni che reputo le “due ruote” il mio più grande “format” di libertà per almeno 4 volte una macchina che proveniva dall’opposto senso di marcia mi ha premeditatamente “puntato” ed in altrettante occasioni sono stato stretto da automobilisti che stavo sorpassando verso il senso di marcia opposto… credo, spero e sinceramente mi auguro questo non sia ciò che (ormai tre giorni fa) è successo sul quel tratto di Cassia dove la somma delle velocità dei veicoli è (mediamente) tra i 200 e 300kmh. …ripeto, spero non sia stato così.

  6. @cassandrocrashings: Mi fa molto piacere in realtà vedere che c’è gente che mantiene “la testa sulle spalle” per commentare civilmente, senza azioni drastiche.

    La mia esperienza sulle due ruote è limitata proprio perché, nonostante stessi facendo esperienza a Roma, ho ritenuto di non essere adatto alla guida di un veicolo a due ruote (senso dell’equilibrio, una caduta durante i primi giorni, parecchi rischi), ho personalmente preferito rimanere imbottigliato nel traffico e cercare parcheggio per ore, invece di usare un mezzo a due ruote.

    Dopodiché, non vuol dire che non salgo sulle due ruote, semplicemente preferisco siano gli altri a guidare per me, mio padre ha una moto e molto spesso usiamo quella per spostarci in zone molto trafficate se dobbiamo andare in qualche luogo insieme.

    Ma so bene dell’inciviltà (o la disattenzione) degli autisti, guidando la macchina si vede lo stesso, posso assicurarglielo.

    Ma ho letto entrambe le versioni e continuo a sperare col cuore che si sia trattato di una fatalità.
    Vorrei però che si tenesse conto che una caduta sull’asfalto, anche a 50, nella corsia opposta, sarebbe stata grave e molto probabilmente mortale in entrambi i casi. Non è una giustificazione per chi va a 200, ma va tenuto conto che potrebbe essere una di quelle situazioni drammatiche dove la colpa non è realmente di nessuno.

    Come ho detto precedentemente, ricordiamoci che le auto erano nella stessa direzione, cosa che resta molto strana.

  7. non spetta a noi capire di chi è la colpa, ma suggerire e discutere possibili soluzioni . Non sappiamo la dinamica di questo incidente nel dettaglio ma sappiamo che la prima causa di morte tra i giovani è la velocità e le nostre strade non sono sicure da questo punto di vista. Siamo un paese di vecchi, ma sono i giovani a morire di piu’, colpa la velocità, la spensieratezza e l’inesperienza dei giovani che spesso si sentono onnipotenti sui lori scooter, moto e macchine. Tutti noi non piu ventenni ci ricorderemo di essere stati “fortunati” in molte occasioni nelle quali sulla strada non siamo stati prudenti, ma se nel frattempo che si matura e si cresce ci fossero dei veri deterrenti e le strade fossero piu’ sicure, potremmo diminuire il numero di quelli che non hanno avuto fortuna. Nelle strade così ampie e con incroci pericolosi, come corso francia ,via cassia, via flaminia che diventano spesso piste automobilistiche dovrebbero essere messi i rallentatori sull’asfalto, che impediscono fisicamente la velocità , non impegnano in grossi lavori e costano poco, piuttosto che autovelox che possono essere ignorati o rotti.
    Intanto i rallentatori, poi magari rotonde ,velox/ telecamere etc.
    Se ci fermiamo alla tragica fatalità allora non progrediremo mai in termini di sicurezza stradale!

  8. Ho saputo che il funerale di Valentina Giannini si svolgerà domattina alle 11 ma non è chiaro se sarà vicino casa sua sulla Cassia oppure in piazza dei Giochi Delfici, ho anche saputo che le condizioni del ragazzo che guidava la Ducati non sono affatto buone e sta rischiando di perdere un piede…

  9. Pochi secondi fa ho parlato con un’altra persona alla quale è stato detto che le esequie di Valentina si svolgeranno Giovedì a S.Chiara… Vcb per favore fateci sapere

  10. Concordo con Valentina F.: molti incidenti potrebbero essere evitati o avere conseguenze minori se fossero messi dissuasori meccanici per la velocità i “dossi” che impongono il rallentamento e la moderazione della velocità…….per iniziare…poi certo che telecamere e maggiori controlli aiuterebbero il rispetto del codice della strada………

  11. I dossi o rallentatori NON possono essere messi su strade statali e a rapido scorrimento (chi li ha messi, ad esempio nei centri abitati, li avrebbe , come disposto dal Ministero dei LLPP, dovuti rimuovere). Inutile quindi continuare a chiedere un qualcosa che il CdS prevede solo per le strade residenziali e i parchi (sempre che la velocità sia uguale o inferiore a 50 km/h).
    Sulla Cassia Nuova potrebbero essere messi però dei “rallentatori ottici” inoltre si potrebbe dividere la carreggiata in due corsie uguali (evitando quella specie di imbuto). Andrebbe anche rifatto il manto stradale dal momento che le radici dei pini hanno deformato l’asfalto e costringono moto e scooter a viaggiareal centro della strada.

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