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Lettori – Prima Porta, sbagliato usare l’ISEE per il contributo alluvionati

assegno1700.jpgHai voglia a dire che non è un risarcimento danni ma un aiuto economico per chi a seguito dell’alluvione non ha più nulla, un aiuto per comprare beni di prima necessità. Il fatto che quel contributo di 1700 euro una-tantum venga assegnato in base all’ISEE non convince. Dalla nostra lettrice Barbara, di Prima Porta, riceviamo e pubblichiamo queste lucide osservazioni alle quali, dice, “mi piacerebbe avere delle risposte. Credibili, possibilmente”.

“Come diretta interessata (1,70 m di altezza, misurati, di acqua, fango e detriti in Via della Giustiniana 278) vorrei intervenire anche io. No, non mi pare proprio giusto il criterio di attribuzione del contributo, ne hanno diritto tutti, magari non nella stessa misura, ma caso mai si potevano apportare dei “correttivi” nella determinazione delle cifre da erogare, in base al reddito. E non certo prendere come parametro l’ISEE che, concordo, non rispecchia affatto il reddito e le reali capacità di spesa dei contribuenti.
Ricordo che non si parla di Euro 30.000 di reddito, ma di ISEE, cosa molto diversa ed in questo caso cifra ridicolamente bassa, anche inferiore all’ISEE richiesta per l’ingresso agli asili nido.”

E, a sostegno della sua tesi, Barbara fa due esempi che a suo dire “la dicono lunga in quanto ai criteri di equità”.

“Non faccio certo parte della Top Ten degli straricchi, sono una dipendente statale e dopo 38 anni di lavoro percepisco il fantasmagorico stipendio di poco più di 1.500 Euro al mese, mia unica entrata. Ho perso tutto anche io, la mia casa è inagibile, e chissà per quanto lo sarà, sto ancora cercando di ripulire tutto lo schifo, il fango e le incrostazioni, e ringrazio il cielo di avere ancora una madre che mi può ospitare, altrimenti sarei anche io una sfollata all’hotel Flaminius.
Ma, incredibile, non rientro tra gli aventi diritto. Perchè? Perchè ho commesso l’imperdonabile “colpa” di essere sola (single divorziata) quindi niente “sconti” figli, mariti, nonni e gatti al seguito,e perchè, in tempi migliori, oramai molto lontani, ho avuto l’ardire di sognare anche io, come la maggioranza degli italiani, di possedere una casa, di cui ovviamente sto ancora pagando il mutuo, e ne avrò per altri 11 anni.”

“Quindi – si chiede ironicamente Barbara – sarei una ricca proprietaria? Non meritevole di niente? Il mio appartamento e di circa 90 mq, non certo un Castello sulla Loira. Ancora non ho cominciato neanche a pensare di ricomprare qualcosa, ma solo di ripulitura, di asportazione di quintali di fango e delle cose veramente indispensabili ed improcrastinabili (rifacimento impianto elettrico e nuova caldaia) ho già speso migliaia di Euro, se vogliamo i risparmi messi da parte per pagare il mutuo (ed ora per il futuro non so veramente come fare) ed i miei stipendi fino al prossimo autunno.
Vi pare giusto, equo questo? Vi pare equo, credibile aver fissato un tetto a 30.000, che può interessare solo le famiglie che già si devono avvalere dell’assistenza sociale? Quindi, per favore, non si parli di venire incontro alle “esigenze delle famiglie” perchè non è affatto così!”

“Tutto si può fare e tutto si può decidere – sottolinea Barbara – bastava però dirlo in anticipo chiaramente, fin dalle prime dichiarazioni. Dovevate dire che il contributo era strettamente riservato alle famiglie indigenti, punto e basta”.

“Altro esempio di equità sociale: mio figlio, stessa situazione (se non peggiore quanto a distruzione della casa, dove la corrente ha sfondato addirittura il muro di cinta e divelto il contatore del gas, scaricando oltre a tonnellate di fango anche materassi, scaldabagni e tazze wc estranee, il che, signori, la dice molto lunga sullo stato di effettiva manutenzione del canale e sui controlli effettuati per evitare discariche abusive “a monte” di qualsiasi cosa salti in testa alla gente)… “

“Mio figlio è un giovane precario. Allora, per la determinazione dell’ISEE contano anche le entrate della sua compagna, con lui convivente, e facente quindi parte del suo nucleo familiare. Quindi niente contributo. Per poter usufruire almeno delle detrazioni “ristrutturazioni” (previste in caso di calamità naturale) ed elettrodomestici invece possono farsi fatturare solo familiari “legittimi”, coniuge, figli, ascendenti. Le compagne, le conviventi non sono previste. Quindi probabilmente non potrà avere accesso nemmeno a quello, dato che al momento è lei che lo potrebbe fare. Anche questo è giusto? E’ equo?”

“Il mio intento – conclude Barbara – non è fare polemica, fotografo solo una situazione. Ovviamente sono molto amareggiata, preoccupata per il futuro, e disillusa, forse ho scoperto l’acqua calda, ma mi piacerebbe avere delle risposte. Credibili, possibilmente.”

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1 commento

  1. Credo ci sia qualcosa di perverso e profondamente sbagliato nella stessa definizione di “aiuto” alle famiglie e spero vivamente che ad esso segua un congruo risarcimento per dolo da chi dovrebbe manutenere la cosa pubblica.

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