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Roma sta affogando (e non la salva nessuno)

maltempo_prima_porta.jpgDimenticate la retorica, gli spiccioli di reminiscenze studiate sui sussidiari e i termini “caput mundi”, “città eterna”, “patria dei popoli”, quella Roma non c’è più. E’ affogata nella pioggia di questi giorni, svanita nelle voragini dell’asfalto e nei terrapieni che scivolano sulle strade, affogata nella melma che s’è intrufolata nelle case di Prima Porta, accartocciata fra i mobili e le suppellettili di chi resta con la rabbia di quel che si poteva fare e non s’è fatto.

Qua si continuano a rilasciare interviste – politici, addetti ai lavori, geologi, manager del disastro (meglio all’italiana, che all’inglese) e tuttologi d’ogni specie – dove si paragona questa città a Parigi e Londra vagheggiando una capitale da podio europeo.

Macché, i sindaci di Budapest e Praga, Madrid e Berlino, Copenaghen e Stoccolma, che non hanno le cinquecento opere d’arte che ostenta Roma, dovrebbero citare per danni i romani per quel tentativo di far credere che “noi siamo meglio e più organizzati di loro”.

Meglio lasciar perdere i confronti, sono inutili per una città perdente, che a due settimane dalla prima pioggia si ritrova ancora con strade impraticabili, l’Olimpica chiusa da qui a sei mesi, la Cassia Antica almeno per tre, tanto servirà – affermano – per rimetterle in sicurezza.

Roma è svanita come una bolla di sapone nel ricordo di quel che era, anzi nell’immaginazione di quel che fu: era una città costruita per le bighe e tale e quale è rimasta, salvo quel paio di rifacimenti realizzati fra gli anni ’20 e i ‘60. La politica non c’entra, se non negli sconquassi.

E’ una “città aperta” (ma solo nei film) che sprofonda nei discorsi di quelli che dallo scranno vorrebbero fare tutta tara, a discapito di chi vive la città. E’ rinata dopo l’incendio di Nerone, ha resistito ai barbari, ha fatto le barricate contro i nazisti, ha convissuto con la banda della Magliana, ha fatto pari e patta con traffichini e politicanti, gli arcinoti “nani” e le mignottesche “ballerine”, ma adesso sembra quel pugile suonato che cerca di rialzarsi sul ring dopo l’ennesimo ko.

Peccato, potevamo viverla in maniera diversa, questa vita romana. E pure sul ring potevamo difenderla in maniera diversa.

Edoardo Cafasso

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5 COMMENTI

  1. Articolo sintetico e profondo, in alcuni sui passi mi ha fatto venire i brividi… sono speranzoso che la nuova “gestione” della città sappia cominciare quel qualcosa di cui la città ed i suoi cittadini (che la amano) hanno bisogno e meritano.

  2. tra un condono e l’altro, una deroga al piano regolatore e l’altra, un abuso edilizio e l’altro, una mano all’amico dell’amico e l’altra, una consulenza al fratello della cugina del genero e l’altro, eccoci a fà la fine del sorcio.

  3. Cassandra, non so cosa ti renda speranzosa, visto che Roma, a parte l’unico e breve pontificato di Alemanno, é sempre stata gestita dalla sinistra….

  4. Mi associo alla signora Perina nel suo post in risposta allo speranzoso Cassandra : se siamo in braghe di tela (tra l’altro bagnate) lo si deve alle amministrazioni di centrosinistra che per 70 anni hanno MALgovernato questa città . Ora sperare in un’amministrazione che fa solo operazioni di facciata ed in un sindaco che (in meno di un anno) ha collezionato una miriade di brutte figure , che è capace solo di litigare con i partiti che lo appoggiano, significa voler continuare a coltivare il proprio orticello senza rendersi conto che la terra sottostante nel frattempo è già franata.. in tutti i sensi.. I romani non sono andati a votare e questi sono i risultati : gli attuali amministratori, comunali e municipali, sapendo di essere stati eletti da una minoranza e rendendosi conto (ma quando???) di non saper fronteggiare queste emergenze, dovrebbero fare una sola cosa, dare le dimissioni, ma abbiamo visto che è più facile che si dimetta un Papa che uno di questi “signori”.

  5. …la cosa che allarma di più è la sproporzione nel numero di critiche che vennero (giustamente!) rivolte ad Alemanno in occasione delle nevicate “straordinarie” del 2012 e il trattamento “di favore” che i media riservano a Ignazio Marino.

    Una città fragile alla cui gestione si susseguono degli incapaci faziosi!

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