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Il diluvio secondo me

Qualcosa non ci convince al termine – speriamo! – di questa alluvione che ha messo in ginocchio Roma. A distanza di cinque, sei giorni dal “disastro”, molte strade continuano a restare chiuse e il traffico, specie nel quadrante nord di quella che ci ostiniamo a considerare “città eterna” è talmente impazzito che il caos automobilistico per le regalie di Natale impallidirebbe al confronto.

Non ci convince il fatto che qui e lì, molto qui e tanto lì, si debbano dribblare buche, buchette e voragini, mentre le pozzanghere diventano acquitrini.

Ancora martedì, zona via Flaminia, pareva di stare a Saint-Malo, nord della Bretagna, dove all’improvviso la penisoletta diventa isola quando s’alza il livello del mare.

Non ci convince – scrivevamo – il fatto che nella stessa zona, sui campi da tennis dove l’allagamento era tale e quale a quello stradale, lunedì, ovvero un paio di giorni dopo il nubifragio e dunque due giorni fa, gli affezionati della racchetta giocavano a tennis sulla terra rossa, un po’ pallida ma comunque asciutta.

Ragioniamo dunque sull’assioma “il privato sa asciugare, il pubblico non sa dove mettere le mani”. Siamo in errore? Direte… “bello sforzo, un campo da tennis mica è grande come Roma!”. Vero, cosi come è fondato un altro principio: oltre a qualche pattuglia di vigili urbani, in questi giorni non abbiamo adocchiato i denominati “addetti ai lavori”. Una nostra pecca? Forse, e magari su consiglio andremo ad acquistare un paio d’occhiali… hai visto mai?

In ogni caso crediamo che al di là del disfattismo imperante insito in noi italiani, gran parte di voi potranno confermare l’assenza di personale adatto e mezzi “da sbarco” per le vie di Roma, per lo meno lungo le strade battute in questi giorni per impegni familiari o lavorativi.

I timori sono tanti, scavalcati questi giorni “caldi” dimenticheremo il pasticciaccio brutto delle bombe d’acqua (termine abusato in questi casi; ma i termini diluvio e nubifragio sono stati cancellati dal dizionario? E ancora: ce lo vedete Noè costruire l’arca per la “bomba d’acqua universale” e non per l’arcinoto diluvio di cui fu protagonista?) e quel politichese di quelli che sguazzano sotto la pioggia.

Dimenticheremo tutto con un laconico “anche questa è passata!”, presi come saremo dal criticare il governo per la tassa su smartphone e iphone e i cinguettii di chi fa “viral politik” con i social network. Ah, quasi dimenticavamo: se passate dalle parti di Saint-Malo, date un’occhiata alla strada che porta ai bastioni. Lì, sull’asfalto invaso con puntualità elvetica dalle acque del canale della Manica, non c’è una buca. Siamo schietti: anche quel discolo di Pierino, svogliato e tutt’altro che piccolo Einstein, intuirebbe che non è colpa dell’acqua se si aprono i baratri sull’asfalto romano.

Massimiliano Morelli

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5 COMMENTI

  1. Purtroppo non è ancora finita, sta arrvando ancora parecchia acqua e questa volta non da Sud ma d Est… Molto bello quest’articolo!

  2. Vorrei ringraziare Massimiliano Morelli (autentico piccolo Einstein) che ci ha spiegato che l’acqua fa bene all’asfalto e anzi rende le strade più stabili.
    Chissà perché ancora si ostinano a costruire strade con cunette laterali e griglie di raccolta dell’acqua?

    Oppure facciamole di terra rossa così si asciugano subito!

  3. Pioggia (e neve) da est è un po’ difficile per il settore tirrenico…. diciamo che per i prossimi giorni la circolazione atlantica ci portera’ tempo un bel po’ piovoso e nel complesso mite…

  4. Complimenti per l’articolo, anche a me sembra strano che in zona non si sia visto ancora nessun operaio al lavoro.
    Venerdì sera mi ero illuso, avevo visto dei camion vicino alla frana di via Cassia Antica e avevo sperato che durante il fine settimana qualcosa si facesse e invece nulla non hanno mosso un dito eppure qualcosina si poteva già fare …..

  5. Saint Malò?
    credo ti rifersca all’Ile Saint MIchel e all’escursione delle maree che la rendono isola o penisola, a seconda delle fasi di bassa o alta marea.
    no?

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