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Da sabato si saldi chi può

saldi-invernali.jpgSabato 4 gennaio prendono il via i saldi invernali nella Capitale e l’attesa dei commercianti è molto elevata. Ma la doccia gelata arriva dal Codacons: la spesa media delle famiglie durante gli sconti non supererà quota 200 euro. Allo stato attuale – spiega l’associazione – solo il 35% delle famiglie italiane prevede di fare qualche acquisto durante gli sconti (contro il 40% dei saldi invernali 2013) e le vendite segneranno una riduzione media del -12,5% rispetto ai precedenti saldi invernali.

Ancor prima di arrivare a sabato, secondo le verifiche a campione effettuate dal Codacons, in realtà i saldi a Roma sono già cominciati: in media, l’80% dei negozianti sta già effettuando gli sconti o mettendo scritte promozionali in vetrina, o ingegnandosi inviando ai clienti sms, letterine, tessere sconto o, molto più semplicemente, abbassando il prezzo al momento dell’acquisto.

Per il Codacons si tratta dell’ennesima dimostrazione di quanto sia anacronistico e ridicolo che le regioni debbano ancora fissare ogni anno le date dei saldi invece di lasciarle alla libera scelta di ogni singolo negoziante. L’associazione di consumatori aveva infatti chiesto di mutuare la tradizione americana del “Black Friday”, il venerdì nero che apre ufficialmente la stagione dello shopping natalizio negli Stati Uniti, magari con un più italiano “Black Saturday”. Una proposta purtroppo accolta solo da poche città, come Padova e Sorrento.
Insomma il settore del commercio è ancora ben lungi dall’essere stato liberalizzato con il provvedimento degli orari e delle aperture libere.

Per questo il Codacons chiede al ministro dello Sviluppo economico Zanonato non solo i saldi liberi ma le vendite sottocosto libere, ossia la soppressione del Regolamento del Consiglio dei Ministri del 23/02/2001 che impedisce di vendere sottocosto per più di 3 volte all’anno, per una durata superiore a 10 giorni e più di 50 prodotti.

Infine, come ogni anno il Codacons diffonde il decalogo con i 10 consigli d’oro per evitare “fregature” durante i saldi e fare acquisti in tutta sicurezza.

Decalogo per un saldo sicuro

1) Conservare sempre lo scontrino: non è vero che i capi in svendita non si possono cambiare. Il negoziante è obbligato a sostituire l’articolo difettoso anche se dichiara che i capi in saldo non si possono cambiare. Se il cambio non è possibile, ad esempio perché il prodotto è finito, avete diritto alla restituzione dei soldi (non ad un buono). Si hanno due mesi di tempo, non 7 o 8 giorni, per denunciare il difetto.

2) Le vendite devono essere realmente di fine stagione: la merce posta in vendita sotto la voce “Saldo” deve essere l’avanzo di quella della stagione che sta finendo e non fondi di magazzino. Stare alla larga da quei negozi che avevano gli scaffali semivuoti poco prima dei saldi e che poi si sono magicamente riempiti dei più svariati articoli. È improbabile, per non dire impossibile, che a fine stagione il negozio sia provvisto, per ogni tipo di prodotto, di tutte le taglie e colori.

3) Girare. Nei giorni che precedono i saldi andare nei negozi a cercare quello che interessa, segnandone il prezzo; si può così verificare l’effettività dello sconto praticato ed andare a colpo sicuro, evitando inutili code. Non fermarsi mai al primo negozio che propone sconti ma confrontare i prezzi con quelli esposti in altri esercizi.

4) Consigli per gli acquisti. Cercare di avere le idee chiare sulle spese da fare prima di entrare in negozio: così si è meno influenzabili dal negoziante e si corre meno il rischio di tornare a casa colmi di cose, magari anche a buon prezzo, ma delle quali non si aveva alcun bisogno. Valutare la bontà dell’articolo guardando l’etichetta che descrive la composizione del capo d’abbigliamento (le fibre naturali ad esempio costano di più delle sintetiche). Pagare un prezzo alto non significa comprare un prodotto di qualità. Diffidare dei marchi molto simili a quelli noti.

5) Diffidare degli sconti superiori al 50%, spesso nascondono merce non proprio nuova, o prezzi vecchi falsi (si gonfia il prezzo vecchio così da aumentare la percentuale di sconto ed invogliare maggiormente all’acquisto). Un commerciante, salvo nell’Alta moda, non può avere, infatti, ricarichi così alti e dovrebbe vendere sottocosto.

6) Servirsi preferibilmente nei negozi di fiducia o acquistare merce della quale si conosce gia’ il prezzo o la qualita’ in modo da poter valutare liberamente e autonomamente la convenienza dell’acquisto.

7) Negozi e vetrine. Non acquistare nei negozi che non espongono il cartellino che indica il vecchio prezzo, quello nuovo ed il valore percentuale dello sconto applicato. Il prezzo deve essere inoltre esposto in modo chiaro e ben leggibile. Controllare che fra la merce in saldo non ce ne sia di nuova a prezzo pieno. La merce in saldo deve essere separata in modo chiaro dalla “nuova”. Diffidare delle vetrine coperte da manifesti che non vi consentono di vedere la merce.

8) Prova dei capi: non c’è l’obbligo. È rimesso alla discrezionalita’ del negoziante. Il consiglio è di diffidare dei capi di abbigliamento che possono essere solo guardati.

9) Pagamenti. Nei negozi che espongono in vetrina l’adesivo della carta di credito o del bancomat, il commerciante è obbligato ad accettare queste forme di pagamento anche per i saldi, senza oneri aggiuntivi.

10) Fregature. Se pensate di avere preso una fregatura rivolgetevi al Codacons, oppure chiamate i vigili urbani.

Fabrizio Azzali

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