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Nella Parrocchia del Papa Gesù nasce a Ponte Milvio

presepe120.jpgPeriferia di Roma, un ponte, qualche bottega, una casa diroccata e un androne di casa popolare. Pensate ora che questa periferia sia della Roma di 1700 anni fa, all’epoca dell’imperatore Costantino, nell’anno dell’Editto che rende tutti liberi di professare la propria fede. Quel ponte non è un ponte qualsiasi ma è Ponte Milvio, quello della celebre vittoria di Costantino su Massenzio, quando, secondo la leggenda, in cielo apparve un croce e si sentirono le parole “in hoc signo vinces!”

Ponte Milvio, è questo lo scenario del presepe della Pontificia Parrocchia di Sant’Anna in Vaticano. Uno scenario che vuole ricordare un evento storico come sfondo di un evento divino, la nascita di Gesù.

L’idea è venuta agli artigiani che da anni donano il presepe a Sant’Anna. Mariano Piampiani, Sandro Billarelli e Alberto Taborro da Tolentino, nelle Marche, dedicano diverse settimane al lavoro minuzioso della costruzione degli sfondi, delle scene, delle botteghe, delle case. Rubando tempo al riposo e affrontando diverse diverse difficoltà per trovare gli spazi per lavorare, offrono ogni anno il presepe come impegno di fede.

E l’ambientazione per il 2013 è tipica dunque della Roma tardo imperiale. Secondo Giovenale e Marziale tra il I e il II secolo Roma era imbruttita da case crollate, incendi frequenti e scarsità d’acqua. Una città degradata abitata da molti poveri. Ecco il luogo dove nasce Gesù. La scena centrale della natività è stata immaginata sotto un porticato difronte ad un androne di una delle “insulae”, i condomini dell’antico Roma, fatiscente e abitata da poveri. Di fronte c’è una taverna, un forno, una macelleria.

Sui muri delle case, proprio come nella realtà, scritte con motti e frasi. Una su tutte quella di Agostino: ” dilige et qud vis fac”. Ama e fa ciò che vuoi! Ma ci sono anche detti romani come quella trovata in un antica domus: “vis nulla es animi, non somnus claudit ocellos, noctes atque dies aestuat omnes amor” (il mio cuore non ha pace, il sonno non mi chiude gli occhi, l’amore arde tutti i giorni e le notti).

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Le luci, che simulano lo scorrere del giorno e della notte, e i movimenti del presepe sono gestiti da una sofisticata centralina elettronica.

Nel paesaggio romano si muovono i personaggi classici del presepe. I pastori che si muovono verso la natività nel desiderio di incontrare Gesù, gli angeli che annunciano la nascita del Salvatore, la Sacra Famiglia con il bue e l’ asino.

“Ci sono tante similitudini tra la nostra società e quella dell’antica Roma – spiega il parroco agostiniano Padre Bruno Silvestrini – e facendo nascere Gesù in mezzo alla via nei punti di maggior transito della vita quotidiana, gli autori vogliono far capire che Dio è sempre al centro della nostra vita e se lo ignoriamo perdiamo una fondamentale occasione per vivere pienamente la nostra esistenza.”
Sul presepe una scritta parla al visitatore: “Dio si è fatto uomo per essere nostro compagno di viaggio”.

Se siete di passaggio a Piazza San Pietro dedicata qualche minuto al presepe di Sant’Anna. Sarà un bel viaggio nella storia e nella fede. (fonte korazym.org)

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