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Se c’è violenza non è sport

Mentre Carolina Kostner (e con lei le coppie formate da Anna Cappellini e Luca Lanotte e da Stefania Berton e Ondrej Hotarek) s’appresta a infilare i pattini per slittare sul ghiaccio dell’Axel di Piazza Mancini, pronto a riaprire i battenti il 4 settembre, la città s’interroga sugli incidenti di domenica che hanno preceduto e che sono seguiti al match Roma-Verona, conclusosi col successo dei padroni di casa (3-0). Sassate e lacrimogeni l’hanno fatta da padroni ancora una volta nell’area limitrofa allo stadio.

Poco importa se l’assalto conclusivo, quello del pullman scaligero costretto a fermarsi coi vetri infranti sia avvenuto a Ponte Milvio, sul Lungotevere o sull’Olimpica. Quel gesto è figlio di chi ha preteso d’offrire un recital indegno, cui sono seguite dichiarazioni di parte, di rito, il più delle quali inutili.

Roma è questa, prendere o lasciare, e il folle gesto dei gradassi che pure stavolta hanno sfogato proprie inadeguatezze non è il primo né – purtroppo – sarà l’ultimo, basta dare un’occhiata alle cronache di nera per rendersene conto.
Scoccia che vengano mutuati termini che nulla hanno a che vedere con scazzottate e puncicate, spintoni, sputi e furtarelli da guappi di cartone. Movida per esempio sta a significare la “festa”, non l’elegia delle “coattate” di gruppo. E il calcio, stimolo del “sercio” tirato addosso al bus dei tesserati veronesi, è uno spettacolo degno di cornice diversa rispetto a quello che ha mandato su tutte le furie, fra gli altri, il sindaco di Verona.

Peccato, quando lo capiremo, sarà troppo tardi. Speriamo solo che lo sport da prima pagina resti le lamine della Kostner che scivolano sul ghiaccio e non il terrore chi stava tornando a casa al termine d’una partita di pallone.

Moremassi

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