Home ATTUALITÀ Lettori – Una mamma: “Siamo tutti colpevoli della morte di un minorenne”

Lettori – Una mamma: “Siamo tutti colpevoli della morte di un minorenne”

donna-che-scrive.jpg“Sono una mamma che fa i conti con il funerale di un ragazzo di 17 anni morto dopo una festa, sono una mamma che fa i conti con un grande dolore che non è il mio ma che è immensamente mio come madre”. Sono le parole di Giovanna, una nostra lettrice, che esterna così il suo dolore e le sue preoccupazioni materne dopo il tragico incidente avvenuto all’alba dello scorso sabato quando un 17enne ha perso la vita in via Oriolo Romano, sulla Cassia. Parole che pubblichiamo così, senza nessun nostro inciso o intercalare, perché vanno lette con la massima attenzione.

“Era la festa di fine anno del liceo scientifico di zona, vi partecipavano anche amici di altri licei, sempre di zona, e come bene ha espresso una mamma su facebook colpevoli siamo tutti di questa tragedia! A queste feste cui si accede previo acquisto di un biglietto si consumano super alcolici e forse non solo quelli: lo so io, lo sanno tutti i genitori che danno i soldi ai loro figli per acquistare i biglietti, e se non lo sanno vivono sulla luna, perché basta andare sulle pagine aperte appositamente su facebook per pubblicizzare le feste per poter leggere le parole : alcool, alcool, alcool .”

“Avere un figlio o una figlia che non bevono non ci esonera dal dover parlare se sappiamo o vediamo ragazzi che si ubriacano sfacciatamente. Avere un figlio che beve, lo stesso, non ci dà il permesso di far finta di nulla, di nasconderlo e di vergognarcene.”

“Colpevoli quindi noi che sappiamo e facciamo finta di niente dicendoci speriamo non succeda niente… colpevole chi organizza queste feste per cercare e dare lo sballo forzato, colpevoli i gestori dei locali dove queste feste si svolgono perché sanno che i ragazzi che vanno sono minorenni e sanno che gira alcool e quant’altro, e invece dovrebbero vigilare, colpevoli anche i ragazzi che non sanno gestire sé stessi e non si sostengono a vicenda”.

“Se proprio i ragazzi pensano che il divertimento sia sballare con alcool e altro, basterebbe qualcuno con un etilometro all’uscita delle feste e un cellulare per chiamare i taxi, nessun genitore si arrabbierebbe nel vedere tornare a casa un figlio ubriaco ma su un taxi: il gruppo se non sa impedire, almeno a questo dovrebbe servire: da etilometro!”

“Mi trovo nella scomoda posizione di far parte di una società che non insegna nel suo insieme ai propri ragazzi cosa vuol dire fare gruppo, cosa vuol dire denunciare, cosa è il rispetto per la vita. Nel singolo ognuno di noi, ne sono certa, passa ai propri figli la morale giusta, le “regole”, chi più chi meno parla ai ragazzi indicando i pericoli ma il gruppo pare esista solo quando si devono fare stupidaggini….Mi trovo a far parte di una società che accetta che un prete usi la pubblicità di una birra sulle impalcature di ristrutturazione della sua Chiesa in una piazza che vede fiumi di birra scorrere con tutte le sue conseguenza ai piedi della gradinata di quella stessa Chiesa.
Siamo tutti colpevoli della morte di un minorenne …”

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23 COMMENTI

  1. Non posso che condividere e profondamente sentire le parole di GIovanna. Anche mio figlio era alla festa di venerdi sera insieme ai suoi amici. Io e mio marito non siamo riusciti a trattenere le lacrime parlando con mio figlio dell’accaduto esprimendo tutto il nostro dolore per il ragazzo per i suoi genitori e anche per tutti noi cercando di metterlo in guardiasui rischi del bere e del fumare. Ma sicuramente lo facciamo gia’ tutti cercando pero’ di non mettere loro addosso le nostre ansie. Non e’ facile? Vorre pero’ fare anche presente che via Oriolo Romano venerdi’ notte era completamente buia come era buio un bel tratto della via Cassia venerdi notte. Lo so perche’ a mezzanotte l’ ho visto io e mio figlio tornando dalla festa col motorino me lo ha confermato. E questo accade troppo spesso ultimamente. Forse al nuovo Presidente Torquati si potrebbe chiedere di ripristinare l’illuminazione sulla via Cassia. Non ci riportera’ Valerio tra noi ma piu’ visibilita’ e piu sicurezza su delle strade gia’ cosi’ malridotte dalle tante buche forse puo’ aiutare i nostri ragazzi ma non solo a ritornare sani a casa.

  2. Non posso che immedesimarmi in questo suo appello, egregia e gentile signora. Ho due figli ormai grandi intorno alla trentina, ma quando erano sedicenni, diciottenni, ventenni, quante notti ad aspettare il loro rientro ! Mi dicevano “torno con un amico” ed io ad aspettarli finchè non sentivo la chiave nella porta di casa, finchè non vedevo la luce dell’ingresso spenta che lasciavo apposta accesa per occhieggiarla dalla camera da letto dove dormivo con un occhio aperto e uno chiuso.
    Una dozzina di anni fa queste feste erano meno note, facebook ancora non c’era, ma la pericolosità insita nel ritrovarsi in gruppo era la stessa: lo sballo fino a perdere la testa. Eppure, gentile signora, da parte mia non sono mancati gli insegnamenti e da parte dei miei figli non è mancato l’ascolto, con loro ancora adesso ho uno stupendo rapporto di fiducia reciproca. Ma più ora che allora, perchè a 16,17,18 anni ci sente padroni del mondo e della vita, ricordiamoci della nostra gioventù ! Non ho una morale su quanto sto dicendo, desidero solo dirle che le sue parole mi hanno molto toccato e mi auguro che gli organizzatori di queste feste si sentano la coscienza sotto i piedi e che nessuno commenti i sentimenti espressi in questo suo sfogo con le solite frasi “ai nostri tempi…” oppure “è colpa dei genitori che danno i soldi…”. Meglio che tacciano.

  3. Mi spiace dissentire ma al “tutti colpevoli” non ci sto, equivale a dire “nessuno” colpevole.

    Che l’alcool giri tra gli adolescenti è cosa nota, e spesso chi organizza feste ed eventi sfrutta a proprio tornaconto un fenomeno che già esiste, e che a voltre si preferisce “non vedere” riducendo certi indizi a “ragazzate”. Dire ad un diciassettenne che l’alcool è pericoloso è cosa che rischia di rimanere sterile “lavaggio di coscienza”, temo ( e per certi versi spero) che questa tragedia serva agli amici e compagni di questo povero ragazzo quale monito più efficace di mille discorsi.

    Come non concordo sull’addossare responsabilità alla “società”, collettivizzando comportamenti che sono individuali: chi beve lo fa autonomamente, non c’è nessuno che ti obblighi, e se ci si sente “obbligati” ad adeguarsi a certi comportamenti del “gruppo” sarebbe forse il caso di domandarsi quanto valga la pena di fare parte di “quel” gruppo. Insegnare ai ragazzi a “pensare”, a ragionare, a valutare le conseguenze ed i rischi dei loro comportamenti, questo è il regalo più grande che un genitore possa fare ad un figlio.

  4. Signora Giovanna la ringrazio. Come padre di un figlio che si sta indirizzando verso l’adolescenza le sue parole hanno il pesante valore dell’insegnamento. Purtroppo dell’incidente tra noi genitori se ne sta parlando da giorni e la soluzione da lei suggerita, l’utilizzo del taxi, è quella da noi ravvisata. Al suo posto non so avrei avuto la forza di mettermi a scrivere delle parole per arricchire il nostro senso civico ed è per questo che rinnovo i miei ringraziamenti.

  5. Condivido pienamente….ma non capisco come mai quella pubblicità è ancora li, nessuno è intervenuto………………………….

  6. Butto lí una proposta: Perché non organizzare dei seminari nel nostro territorio, con l’aiuto di psicologi, terapeuti, dottori, o chi altro le scuole, le associazioni di base per informare i nostri ragazzi dei rischi che l’uso/abuso di alcool e sostanze stupefacenti possono avere? Cosa offre il nostro territorio ai nostri ragazzi se non la movida di Ponte Milvio? o il pub in via Vibio Mariano? Mi rendo conto che non é facile coinvolgere i ragazzi in queste cose per loro troppo noiose, ma proviamoci ad informarli.

  7. Anch’io mi sento di dissentire; quanto accaduto, tragico e doloroso, forse è una semplice fatalità. Le feste tra giovani ci sono sempre state; prima si bebeva sambuca e cynar, oggi liquidi più sofisticati; ma addossare la colpa ad una pubblicità, per quanto criticabile, non è del tutto corretto.
    La COLPA è uno stato derivante da comportamenti omissivi e atteggiamenti deprecabili. Forse allora sarebbe più giusto dire che viviamo in una società che, per interesse, non vuole più rispettare “regole” che pure ci sono. Siamo il paese in Europa con l’indice di sicurezza stradale più basso; siamo il paese in Europa con il numero più alto di morti in incidenti stradali. Nonostante precisi limiti di velocità previsti per Legge produciamo auto e ciclomotori (velocità max 50 km/h che li superamo abbondatemente (una “illegalità permanente”). Tolleriamo comportamenti al di fuori delle regole (e non solo stradali) perchè ci fa comodo, perchè abbiamo fretta, per un errato senso di libertà e democrazia (che nulla ha a che fare con il rispetto delle regole); non vogliamo regole e limitazioni sull’uso delle bevande alcoliche, sull’apertura notturna dei locali sul rispetto della quiete pubblica, sul consumo di alcolici in strada, sugli orari delle discoteche…..
    Tempo fa ho visto in TV un servizio su di una festa in un college USA; i ragazzi, sulla spiaggia erano guardati a vista da un gruppo di poliziotti che ha consentito solo l’uso di birra e che alle ore 24, dopo aver preteso la pulizia della spiaggia, li ha fatti sloggiare. Da noi si sarebbe gridato alla scandalo Mi dispiace molto per quel diciassettenne.
    Se vogliamo evitare ulteriori trafedie dobbiamo pretendere, anche a costo di perdere parte delle nostre libertà, il rispetto integrale delle REGOLE:

  8. Egregio Strix, nessuno ha detto che la colpa è della pubblicità, non radicalizzi il dibattito. E’ pur vero che immaginare che i funerali di un giovane morto a causa, forse, di un eccesso di alcol siano sfilati sotto quell’enorme cartello posto sulla facciata della chiesa almeno a me fa rabbrividire. Stia bene.

  9. La pubblicità non è certo una colpa ma ci sono pubblicità che dovrebbero essere evitate in certi luoghi.
    D’altronde se qualcuno si è scandalizzato per un poster temporaneo sbandierato su di un palazzo a Corso Francia che pubblicizzava un sexy shop , ci può stare che la pubblicità di un alcolico non sia propriamente adatta sulla facciata di una chiesa , in più a Ponte Milvio additato come luogo dove l’alcool – appunto – scorre a fiumi.
    Non è certo questa la causa dell’incidente ovviamente.
    Non sono purtroppo d’accordo neanche con Anna , non credo sia questione di luoghi da “offrire”.
    A Piazza Navona , a Campo de Fiori , a Testaccio ed ora anche a Piazza Cavour mica ci vanno per le fontane , le chiese , le statue, i monumenti; i più ci vanno per sballarsi con il bere.
    Qui potrebbero passeggiare sul lungotevere , andare all’Auditorium ma manco a dirlo , solo a pensarlo sei uno “sfigato”.
    Chi impedisce loro di andare al cinema , al teatro ? Magari costano pure meno.
    Le feste , i locali , i gestori , gli organizzatori non c’entrano nulla , magari fossero loro la causa di tutto !
    Sarebbe facile debellare il problema che invece è molto più “profondo” e – dicendolo sottovoce per pudore e vergogna – quasi irrisolvibile al momento.
    Certo che è diverso se somministrano bevande ai minori ma gli altri , gli altri sono liberi e dovrebbero essere responsabili.
    Come prendersela con il tabaccaio per il fumo od il benzinaio per gli incidenti su strada.
    Però , Santiddio , come vedo io , dovrebbero vedere anche loro.
    Dovrebbero vedere che Cassia , Flaminia , Lungotevere sono ormai una sequenza di vasetti di fiori , fotografie, striscioni , cartelli , sciarpe , è il segnale di uno “sterminio”.
    Solo che invece di dire “lo conoscevo” , dovrebbero pensare che “potevo essere io” e quindi agire e comportarsi di conseguenza.
    Penso che pochi di questi ragazzi non conoscano un amico o qualcuno di vicino che non abbia subito questo tipo di disgrazie.
    I genitori insegnano valori e concetti riferiti ad una etica di comportamento.
    Perlomeno ci provano.
    Spesso si è ascoltati , a volte no.
    Spesso ci si riesce a volte no.
    Noi ce la mettiamo tutta ma alla fine il libero arbitrio delle persone ha sempre il sopravvento , nel bene e nel male , questo non ci libera dal dolore ma dovrebbe farci consapevoli di non essere sempre in colpa.
    Le sono comunque vicino.

  10. @ Anna Marcone
    Gentile Signora Marcone, proporre di “organizzare dei seminari nel nostro territorio, con l’aiuto di psicologi, terapeuti, dottori…(etc.)” temo possa ottenere l’effetto opposto a quanto lei si auspica. Gli odierni teenagers sono “culturalmente” lontanissimi (non meglio, non peggio) dai loro genitori e le “normali” differenze generazionali che hanno accompagnato l’evolversi della nostra società si sono ingigantite grazie (o per colpa, faccia lei) alla rete; uno strumento che ha già cambiato il mondo, nonostante buona parte della gente non se ne renda conto.

  11. Gentile Urbano, non è mia intenzione radicalizzare il dibbattito; neanche a me piace quella pubblicità. Provo una grande pena per quel ragazzo e i suoi genitori però non voglio sentirmi colpevole di niente (come dice Sor Chisciotte tutti colpevoli=tutti assolti). In questo paese dove non si vogliono imporre regole e dove non si rispettano quelle che ci siamo date ci sono però persone che vanno controcorrente: sono quelle che non passano con il rosso, che si fermano prima delle strisce pedonali, che non parcheggiano sui marciapiedi, che pagano il biglietto del bus, che fanno la fila in silenzio, che tengono il volume dell’autoradio basso, che raccolgono la cacca del cane, che non scrivono sui muri, che non occupano sull’autostrada la corsia di sorpassano lampeggiando come forsennati, che pagano le tasse, il bollo-auto, l’assicurazione, che non chiedono esenzioni per i farmaci, che esigono lo scontrino, che non pagano in nero, che non chiedono sconti nè favori……….io sono una di quelle persone.
    Cerchiamo di far capire ai giovani l’importanza del rispetto delle regole (dopo averle rispettate noi per primi) e forse le cose andranno meglio. E anzichè sentirci tutti colpevoli proviamo, nei confronti dei nostri ragazzi, ad essere d’ESEMPIO.

  12. sono troppo addolorata …sono una mamma di una coetanea del ragazzo e come ogni anno leggo di inidenti dovuti all’alcool di giovani adolescenti…..mi appello ai coetanei, mi auguro che chi e’ piu’ sobrio impedisca all’amico di prendere il motorino…che non si facciano problemi a chiamare i genitori anche alle 2 di notte chiedendo se possono andare a prenderli….mi auguro che questo dolore serva ai notri figli a capire la vita, l mportanza di un amico, della famiglia….

  13. Cara Giovanna, sono anch’io una mamma di questo quartiere e anch’io , come te e come tanti , sono rimasta profondamente colpita da quello che è successo. Condivido in pieno il tuo pensiero e anche il sentimento di dolore, di profondo dispiacere che emerge dalle tue righe .
    Avevo scritto anch’io qualcosa in proposito ma lo invio solo adesso , a sostegno del tuo articolo e a replica degli altri che hanno risposto al tuo, commentando e aggiungendo pezzi di drammatica verità.

    “Venerdì notte è morto un amico dei miei figli: incidente di moto, aveva solo 17 anni. Mio figlio era con lui alla festa di fine anno del liceo Farnesina. Si sono lasciati all’uscita della festa e ognuno è salito sul suo motorino. Mio figlio è tornato a casa , ma Giacomo , alcuni minuti dopo non c’era più : si è schiantato contro tre macchine in sosta in via Oriolo Romano, entrandoci dentro come si entra in una galleria . Non c’era nessuno per strada . Il ragazzo che portava dietro è salvo, ma lui , Giacomo , non ce l’ha fatta.
    Ma che succede in queste feste ? L’ alcool , il fumo di “canne” e chissà cos’altro , sono ormai elementi diventati essenziali e insostituibili per riuscita di una festa di teenagers. Diversamente sarebbe una festa di sfigati .
    La scelta educativa dei genitori della nostra generazione è stata quella di fidarsi, di concedere, di permettere, di lasciare che i figli inseguano il loro divertimento ad ogni costo , pur sapendo – non nascondiamoci dietro un dito- che in queste feste divertirsi vuol dire superare il limite : limite oltre il quale troppo spesso, per buona parte dei ragazzi, il divertimento si trasforma in “sballo”. Mi chiedo quanti siano i genitori che hanno detto No a tutto questo : sappiamo tutti quanto è difficile dire di No : il NO si deve argomentare, motivare, rischiando di compromettere il rapporto con i figli . E allora spesso si sceglie la via più facile ma non per convinzione, perchè ovviamente tutti vogliamo il bene dei nostri figli e mai vorremmo che capitasse loro qualcosa : si sceglie la via più facile per l’incapacità di opporsi o la poca volontà di affrontare la fatica che questo comporta. E allora , seppur con tante preoccupazioni, si chiudono gli occhi su tante cose, si diventa permissivi, consenzienti, fatalisti . Le conseguenze sono tragedie che ci sfiorano sempre più da vicino.

    Qualche anno fa, quando i nostri figli erano pre-adolescenti , insieme a un gruppo di genitori volenterosi , ci siamo occupati di organizzare incontri volti ad offrire un contributo ai genitori dei nostri quartieri , Fleming e Vigna Clara, nel difficile compito di educatori di figli adolescenti. Abbiamo coinvolto psicologi, medici, sociologi, esperti della comunicazione, commissari di polizia . Purtroppo la partecipazione non è mai andata oltre le 20/30 famiglie, malgrado l’aiuto nella diffusione avvenuta anche attraverso le scuole medie Nitti e Maratona, la cui preside , ritenendo interessanti e di pubblica utilità gli argomenti , informava regolarmente le famiglie attraverso una circolare dettata a tutti gli alunni.

    Sono molto scossa e molto addolorata per la morte di Giacomo che non conoscevo ma era un amico dei miei figli . Un figlio della nostra storia, dei nostri anni , del nostro quartiere: è come se fosse figlio un po’ di tutti noi.
    Quella sera Giacomo ha pagato il conto per tutti , come altri prima di lui .
    Forse il sacrificio di Giacomo servirà a riflettere. Forse.
    Ma si può sempre scegliere di credere al destino e convincersi che è stata soltanto una tragica fatalità. E così , ancora una volta, non ci saranno responsabilità, e tutti saranno sereni nel loro rassicurante fatalismo. “

  14. Ho seguito con interesse ed empatia il filo degli interventi, in molti dei quali mi ci sono riconosciuta. Il richiamo alla necessitá di trasmettere ai nostri figli delle regole, dei codici di comportamento -anche per la propria salvaguardia personale – penso che é un lavoro che piú o meno facciamo tutti, nel nostro piccolo. E anche se i nostri figli ci sbruffano rimaniamo comunque un punto di riferimento per loro, non lo vogliono ma lo vogliono.

    Permettetimi di condividere con voi un paragrafo di un saggio che sto leggendo che mi offre tanti spunti di riflessione,

    “……La domanda di padre che oggi attraversa il disagio della giovinezza non é una domanda di potere e di disciplina, ma di testimonianza. Sulla scena non ci sono piú padri-padroni, ma solo la ncessitá di padri-testimoni. La domanda di padre non é piú una domanda di modelli ideali, di dogmi, di eroi leggendari e invincibili, di gerarchie immodificabili, di un’ autoritá meramente repressiva e disciplinare, ma di atti, di scelte, d passioni capaci di testimoniare, appunto, come si possa stare in questo mondo con desiderio e, al tempo stesso, con responsabilitá. Il padre che oggi viene invocato non puó piú essere il padre che ha l’ultima parola sulla vita e sulla morte, sul senso del bene e del male, ma solo un padre umanamente umanizzato, vulnerabile, incapace di dire quale é il senso ultimo della vita ma capace di mostrare, attraverso la testimonianza della propria vita, che la vita puó avere un senso….” Ecco. (M. Recalcati – Il complesso di Telemaco) –

  15. @ Sig.ra Marcone, condivido in pieno quanto afferma, e non per fare pubblicità,ma per ampliare la discussione e l’approfondimento di questo annoso problema, consiglio a tutti la lettura di un altro saggio dello stesso psicoterapeuta che lei citava “Cosa resta del padre”.

    p.s. : naturalmente i riferimenti dell’autore a personaggi politici servono solo a far cassetta, ma tralasciandoli perché non importanti, fa capire la “mancanza di trasmissione” tra genitori e figli.

  16. sono la mamma di Giacomo, mio figlio è morto in un incidente di moto venerdì sera al ritorno da una festa che veniva spacciata per quella della scuola…ma non lo era. Il confine che separa ciò che è lecito e ciò che non lo è è molto sottile. Noi, come genitori, dal momento che mettiamo al mondo dei figli viviamo per loro, per proteggerli, per il loro benessere, per accompagnarli nel loro cammino. Così abbiamo fatto noi, lo abbiamo ascoltato, abbiamo cercato di essere severi quando necessario, permissivi quando ritenevamo giusto fosse il caso, io ho scelto di dedicarmi a loro lasciando il lavoro avendo un marito medico molto poco presente. Abbiamo fatto in modo di tenere la porta della nostra casa sempre spalancata per permettergli di avere un posto sicuro dove stare con gli amici trasformando il nostro garage in una sala musica dove riunirsi in sicurezza e mangiare le torte che ancora oggi, in questi giorni terribili i suoi amici vengono a cercare nella mia cucina. Mio marito come radiologo ha portato nelle scuole Medie una presentazione power point sui rischi di fumo,alcool e droghe….non è bastato. Non so se Giacomo aveva bevuto troppo…forse si forse no, non so se si era fatto una canna, forse si forse no, so che aveva maura della moto del fratello con la quale aveva avuto un piccolo incidente e si era molto spaventato. Io ho una grande fede che senza trovare spiegazioni mi sta accompagnando, potete immaginare vagamente come mi sento ma cerco di andare avanti per un altro figlio e per uno scopo ben preciso: i suoi amici hanno capito, quello che i genitori dicono non conta niente, l’esempio non conta niente…tornerà, più avanti , nel tempo ,quando saranno più consapevoli e prenderanno coscienza dei pericoli a cui vanno incontro. Gli amici che passando i pomeriggi con me hanno toccato per la prima volta con mano il significato della parola Dolore, hanno intuito che l’invincibilità è solo dei super eroi e non appartiene a loro; stiamo cercando un luogo sicuro a Ponte Milvio, vicino a quei 400.000 di pubblicità di birra sulla chiesa, dove i ragazzi potranno riunirsi e ritrovare quelle torte, quella sicurezza e comprensione che hanno sempre trovato nella mia e come penso in molte altre case, un luogo dove Loro si faranno carico di sensibilizzare i loro coetanei sui rischi della vita degli adolescenti, attraverso un biliardino, una chiacchiera, una fetta di torta e se vorranno una mamma che non giudica, una psicologa in un angolino pronta a parlare con chi ne ha bisogno, un coetaneo che si offre con le sue capacità personali di attrarre la loro curiosità, con il supporto della scuola, dei genitori, della comunità intera per far in modo che se anche su 1000 ragazzi che gravitano almeno 1 recepisca il messaggio che la vita è troppo bella per essere buttata via in una notte. Grazie a tutti. Michela

  17. @ Sig.ra Michela, il mio sentimento di cordoglio verso lei la sua famiglia non servirà ad alleviare i suo dolore infinito : penso che sia vero che il grado massimo di dolore sia raggiunto da una madre che vede morire un figlio, io in parte l’ho provato e le sono vicino con il cuore e l’anima. Le faccio un plauso per l’iniziativa che ha preso e se potrò, cercherò, nel mio piccolo, di dare una mano.
    Grazie a LEI.

  18. Sign.ra Michela, anche unisco il mio sentimento di cordoglio a lei, suo marito, suo figlio. La ringrazio per le sue belle parole in un momento cosí provato. La sua lettera mi ha profondamente commosso. E grazie per la sua iniziativa. Se posso aiutare, ci sono. Ci tenga informati come si possa contribuire.

  19. Carissima Michela, ho conosciuto Giacomo perchè è stato in classe con mia figlia Arianna nei primi due anni di liceo.
    Non c’è giorno che non penso con angoscia a quello che è successo, perchè , da genitore, Giacomo è diventato un pò il figlio di tutti noi. I nostri figli stavano tutti a quella maledetta festa, tutti si sono scambiati saluti e abbracci, quella sera.
    Lo ricordo come un bravissimo ragazzo, sempre allegro e sorridente e con tanti amici.
    Così era e così lo vogliamo tutti ricordare.
    Sicuramente, credo fortemente, non era un ragazzo che beveva abitualmente o si lasciava andare ad altri eccessi.
    Purtroppo le feste, e poi quelle di fine anno scolastico a maggior ragione, con la spensieratezza estiva alle porte, spingono i ragazzi a bere, specie se sono in gruppo, e magari proprio perchè non sono abituati all’alcool, a fare stupidaggini. Come hai detto tu giustamente, l’adolescenza non è proprio l’eta in cui segui gli esempi e gli insegnamenti degli adulti, genitori o professori che siano.
    E’ anche inutile, anche se giusto, appellarsi alle regole, perchè l’adolescente tipo è proprio la regola che vuole sfidare.
    E comunque questa è l’età in cui un ragazzo si vuole solo divertire, senza pensare alle conseguenze, in nome di una falsa invincibilità: le cose brutte succedono solo agli altri, mai a noi!
    Forse l’unica cosa da fare, in questi casi, al di la della filippica sull’uso e abuso dell’alcool, che, purtroppo, lascia il tempo che trova, anche perchè questi sono tutti ragazzi ben informati di base, è coordinarsi tra genitori che si conoscono, per fare dei turni, in modo da non mandarli da soli, sapendo che quasi sicuramente saranno alticci quando escono da queste feste. O, se ciò non fosse possibile, come diceva una signora in un commento precedente, mandarli in taxi.
    Mi rendo disponibile a qualsiasi iniziativa.
    Un grandissimo abbraccio
    Lucia

  20. Mi unisco al cordoglio per questi giovani che se ne sono andati prematuramente, io sono mamma di 3 figli e anche loro fanno cene e feste di fine anno scolastico ma sono obbligati a tornare a casa in taxi altrimenti non vanno. Si sa che in queste feste si beve più del dovuto e allora “o torni in taxi o stai a casa”, poi se succede una tragedia attraversando la strada di giorno e da sobri quello è un altro paio di maniche. Però io cerco di evitare i problemi più scontati. Credo che bisognerebbe essere un pochino più severi con i figli e tante tragedie si potrebbero evitare, non voglio dire che bisogna minacciarli però i miei figli sanno che se bevono un po’ di più devo prendere il taxi perchè se li pesco che sono tornati da soli e un po’ brilli, prima di poter uscire di nuovo di tempo ne passa.

  21. @Manu: la prego di rileggere la lettera di Michela e poi le righe che ha scritto Lei… poi se non può attivare il cervello attivi rispetto e sensibilità… Non mi pare il momento di fare le maestrine… non voglio offenderLa ma non mi sembra abbia dato consigli (taxi ormai l’abbiamo capito), ma che abbia voluto “insegnarci” che “…bisognerebbe essere un pochino più severi con i figli e tante tragedie si potrebbero evitare…”. La supplico mi dica che ho interpretato male!!!

  22. Ammiro la reazione di Giovanna ad una tragedia così immane e, come mamma, le sono vicina nel dolore, facendolo mio.
    La sua iniziativa riguardo il luogo di riunione mi sembra una buona idea.
    Fare arrivare gli stessi ragazzi (o almeno qualcuno di questi ragazzi) a boicottare questi locali i cui gestori guadagnano mettendo a repentaglio la loro vita, sarebbe un ottimo risultato, visto che è l’unico modo di combatterli in uno stato permissivo ma soprattutto ipocrita.

  23. Quando ero ragazzino era stato appena aperto il Piper Club a via Tagliamento e alcuni genitori chiesero ed ottennero che l’apertura pomeridiana fosse vietata per evitare distrazioni dallo studio. Allora praticamente non esistevano o perlomeno non erano diffusi né droga né alcool. Un altro grosso problema erano i capelli lunghi considerati peccaminosi (ci chiamavano “capelloni”) A Roma a parte il Piper ed il Titan, non c’era altro. La domenica il problema per i giovani era dove andare per stare un po’ insieme.
    Ora il mondo è cambiato e c’è solo l’imbarazzo della scelta, ma per certi aspetti preferisco i vecchi tempi: niente droga (al massimo uno spinello), alcol e stragi del sabato sera.

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