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U2 Mania “unforgettable night” al Crossroads: un successo

crossroads.jpgSarà il bisogno, in tempi così bui, di attaccarsi alle certezze granitiche e rassicuranti di qualcosa che non muore mai. Sarà che il passato suona più familiare di un presente così incerto e pieno d’insidie. O forse sarà che la musica – come la società – sembra produrre al giorno d’oggi sempre meno fenomeni di massa ad uso e consumo di un pubblico globale, a beneficio di una progressiva e inesorabile settorializzazione dei gusti e dei costumi che fa sì che la Storia sembra essersi fermata a ieri.

Fatto sta che la seconda edizione di U2 Mania, megaraduno nazionale dei fan degli U2 tenutasi sabato 25 maggio presso il locale Crossroads, a Osteria Nuova, in via Braccianese 771, ha mostrato ancora una volta quanto la band irlandese sia ancora oggi, dopo più di trent’anni di onorata carriera, viva e vegeta nei cuori di migliaia di appassionati di tutte le età in un paese, l’Italia, dove la passione per la band di Bono ha sempre fatto registrare picchi vertiginosi.

Vero che iniziative di questo tipo se ne sono tenute, e se ne tengono, sovente qui da noi, ma oggi come oggi la freschezza e l’effervescenza di U2 Mania sembrano avere davvero pochi eguali se confrontate con altre, e il successo di questa seconda edizione è lì a dimostrarlo, con gente accorsa da tutta la penisola per celebrare la passione di una vita, approfittando inoltre dell’occasione per passare un bel week-end nella Capitale.

Una bellissima festa in musica iniziata al calar della sera e protrattasi fino a notte inoltrata, che ha avuto come culmine il concerto dei The One, cover band internazionale degli U2 tra le più gettonate.

La serata però ha avuto più di un momento clou ed ha riservato una serie di appetitose primizie a beneficio sia dei più navigati cultori della materia che dei novizi.
Il palato dei primi, in particolare, è stato solleticato ad arte dalla messa in onda, in apertura, di un prezioso documento d’annata quale il video del concerto che gli U2 tennero nell’Agosto del 1983 al Rockpalast Festival, in Germania, nell’ambito del War Tour, quando successi come Pride, Where The Streets Have No Name e One erano ancora di là da venire ma l’energia e la furia iconoclasta di questa band allora poco più che agli esordi sopperivano alla grande.

Un documento dal valore inestimabile se si considera, tra l’altro, che non ne esiste copia in commercio, non essendo mai stato pubblicato (anche se da anni fa mostra di sé in via ufficiosa sugli scaffali dei tanti collezionisti di bootleg sparsi per il globo, moltiplicatisi all’ennesima potenza con l’avvento di internet).
Terminata la fase amarcord, però, spazio subito alla musica dal vivo con i The One, preceduti dai Runaway – cover band targata Bon Jovi – per una succulenta sinergia dalle forti tinte eighties.

Ma erano ovviamente gli U2 il piatto forte della serata, e i The One hanno saputo ripagare al meglio l’attesa dei molti presenti, alcuni dei quali non hanno avuto remore a fiondarsi sotto il palco per accaparrarsi la visuale migliore come se si trovassero davvero ad un concerto di Bono & co.

La scaletta ha avuto come fulcro prevalente il repertorio anni ottanta della band irlandese, con attenzione focalizzata in particolare sui brani di Rattle And Hum (cui la serata era dedicata), l’ambizioso e controverso doppio album del 1988 che miscelava brani dal vivo, collaborazioni in studio con mostri sacri come Bob Dylan e B.B.King, omaggi a Beatles, Elvis Presley e Jimy Hendrix nonché brani originali entrati pure loro nella galleria degli immortali della galassia U2 quali Desire, All I Want Is You e Angel Of Harlem.

Non sono mancate tuttavia incursioni anche nel periodo “acido” della band, con l’esecuzione di brani degli anni novanta quali The Fly e Until The End Of The World, senza tralasciare Acrobat, vera e propria gemma che gli U2 dal vivo non hanno mai suonato ma che generalmente ogni cover band che si rispetti non esita ad includere nella propria setlist per ripagare i fan di tanta ingiustizia.

La band sul palco, sebbene si trattasse solo di una copia, anche nel look, degli originali – ma si sa: gli U2 è meglio copiarli che imitarli – è stata capace di replicare fino in fondo il pathos e le emozioni di un vero concerto degli U2 grazie anche alla sapienza tecnica dei suoi componenti e alle doti – canore e attitudinali – del leader Jim Angel, istrionico frontman che ha forse il solo “difetto” di apparire troppo tirato nel fisico rispetto ai canoni un po’ “lassisti” del Bono ultime versioni.

Per il resto, sezione ritmica assolutamente in primo piano e chitarra capace di ricreare con grande maestria quei landscapes sonori che hanno reso leggendario il tocco di The Edge.

Il tutto arricchito dalle celestiali ugole dell’ensemble di coriste che, in occasione di I Still Haven’t Found What I’m Looking For – l’episodio più gospel degli U2 – si è unito alla band sul palco per quello che è stato senza dubbio l’apice ecumenico della serata.

E così, tra un brano e l’altro, lo show è filato via in un baleno, e dopo tre ore di performance strabiliante chiusa dalla doppietta I Will Follow / Out Of Control, tratta dall’album d’esordio Boy, del 1980, spazio alla discoteca, dove a dominare la scena sono stati ovviamente i remix dei brani storici della band di Dublino, rivisitazioni in chiave dance – spesso d’autore – che nel corso degli anni hanno spesso affiancato le versioni originali riscuotendone in alcuni casi pari successo.

Valerio Di Marco

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