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Auditorium, una Cavea per vecchi leoni: Crosby Stills e Nash

csn.jpgEtà media 70 anni, più di quattro decadi di strada percorsa insieme alle spalle, una voglia prepotente e infinita di far musica: David Crosby, Stephen Stills e Graham Nash sono di nuovo in tour e quest’estate toccheranno l’italica penisola con tre concerti. Per i fans romani l’appuntamento è fissato venerdì 19 luglio presso la Cavea dell’Auditorium Parco della Musica. Scopriamo insieme cosa ci riserverà il loro show.

No Country for Old Men, scriveva Cormac McCarthy prima, dirigevano Joel e Ethan Coen poi. Ma il rock? Non è forse un paese per vecchi, il rock? Date un’occhiata alla carta di identità di Bruce Springsteen, John Fogerty e Sir Paul McCartney e poi ne riparliamo; gettate uno sguardo alla data di nascita di Roger Waters e Sting e poi, magari con una pils tedesca a portata di mano, intavoliamo un dibattito.

Per tacere dei Rolling Stones che, nonostante aprano la porte dei loro concerti solo a rampanti oligarchi o a chi accende un mutuo per comprarsi il biglietto, sono sempre sulla breccia. E i quattro “pischelli” di Dublino, nel frattempo, hanno tutti superato i cinquanta. E allora? Dove sono i giovani aspiranti al trono del rock? Chi sono le nuove leve pronte a conquistarsi un posto nell’olimpo della musica?

Sarà pure un fatto generazionale – chi scrive ha quarantaquattro anni – sarà che la musica che ci ha folgorato quando eravamo imberbi ce la porteremo appresso per tutta la vita e che, quindi, spesso dalle nostre preferenze tendiamo ad escludere i giovani, anche se si tratta artisti talentuosi, ma non pare proprio che in giro per i palchi scorrazzino ventenni o trentenni in grado di mandare definitivamente in pensione i succitati membri del favoloso “centro anziani” del rock. Nell’anno domini MMXIII, la musica rock è decisamente un paese per vecchi.

Problemi vari sul groppone, dentiere da fissare, protesi per le anche da mettere a punto e… una vagonata di canzoni che levete! Crosby, Stills e Nash, rimandate le sfide a bocce e posticipata la briscola, sono ancora, prepotentemente, on the road e faranno tappa in Italia il prossimo luglio. Cosa ci proporranno nel loro concerto all’Auditorium? Cosa dobbiamo aspettarci dalla loro esibizione al Parco della Musica? Una summa del loro folk-rock leggendario e antimilitarista, un condensato del loro west-coast rock romantico e idealista, chitarre dolci e taglienti, voci pressoché risparmiate dall’inclemenza del tempo e dagli eccessi di un passato fin troppo trasgressivo: ecco cosa dovrebbe succedere fra le 21 e le 23.30 di venerdì 19 luglio presso la cavea.

Di seguito proviamo ad andare nel dettaglio e a immaginare, in base alle prime setlists del tour 2013, la scaletta che Crosby, Stlls e Nash (rispettivamente ex Byrds, ex Buffalo Springfield e ex Hollies) proporranno al pubblico romano. Pertanto, se siete fra quelli che preferiscono scoprire i brani solo al momento del concerto, vi consigliamo di fermarvi qui.

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Se, invece, avete proseguito nella lettura, sappiate che lo show comincia con un pezzo di Stills, Carry On, la traccia d’apertura di “Déjà Vu”, il primo album della formazione allargata a Neil Young che venne pubblicato nel 1970.
Nel brano successivo, Military Madness, firmato da Nash, si affronta subito il tema della “follia dei militari che uccide il nostro paese.”  Long Time Gone, il pezzo scritto da Crosby, che compare nel primo album del gruppo, “Crosby, Stills & Nash” (1969), completa il trittico iniziale. Si tratta di una canzone ispirata dall’omicidio di Robert Kennedy e la leggenda racconta che venne fuori di getto proprio nella notte del 6 giugno 1968, quella maledetta notte che spezzò ancora una volta le promesse e le speranze per un mondo migliore. In questa gemma, la voce di Crosby e la chitarra di Stills regalano brividi a non finire.

Si prosegue con Just a Song Before I Go, la canzone scritta da Nash che compare sul terzo album “CSN” (1977), Southern Cross, firmato dai fratelli Curtis insieme a Stills (“Daylight Again”, 1982) e Lay Me Down, la traccia d’apertura di “Crosby & Nash” (2004), scritta da James Raymond, figlio di David Crosby e membro della band che supporta il trio anche in questo tour.

Dopo Exit Zero, una nuova composizione di Nash all’altezza della sua produzione migliore, arriva, cantata da Stills, la sua Bluebird, ritenuta da molti la più bella canzone del repertorio dei Buffalo Springfield (da “Buffalo Springfield Again”, 1967).

Lunghissima ed intensa, ecco Déjà Vu, la meravigliosa canzone scritta da Crosby che dà il titolo al disco del 1970. Nell’esecuzione live, molto rallentata, oltre alla magnifica voce di Crosby e alla superba chitarra di Stills, si apprezzano particolarmente le capacità e il talento dei musicisti che accompagnano il trio in tour. Infatti, in questa suite infinita sono ritagliati degli spazi appositi dentro i quali ogni singolo componente della band riesce a mettersi in grande evidenza. Al termine del pezzo, Graham Nash li presenta uno ad uno: Todd Caldwell (organo), Shane Fontayne (chitarra), Steve DiStanislao (batteria), Kevin McCormick (basso) e il già citato James Raymond (tastiere).

Il super classico Love the One You’re With, firmato da Stills, conclude la prima parte del concerto.

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Dopo un intervallo di quindici minuti, lo show riprende con un’altra pietra miliare del repertorio di CSN, ossia la dolcissima e frizzante Teach Your Children, scritta da Nash quando era ancora un membro degli Hollies, ma (incredibilmente) mai realizzata da quel gruppo:  inclusa nel disco “Déjà Vu”, è indubbiamente una delle canzoni più belle e note della formazione allargata a Neil Young.

Tornato al microfono, Graham Nash probabilmente introdurrà il pezzo successivo, la sua accorata preghiera In Your Name, sottolineando di “essere abbastanza vecchio per sapere che milioni di persone sono state uccise in nome della religione, non importa di quale religione si tratti”, prima che la palla passi prima a Stills per Treetop Flyer, la traccia di chiusura del suo album “Stills Alone” (1991), e poi a Crosby per What Are Their Names, estratta dal suo primo album solista del 1971.

Dopo aver cantato insieme a Nash la sua inusuale e incantevole Guinnevere (“Crosby, Stills & Nash”), Crosby è ancora sugli scudi con Triad. Questo pezzo, che parla di un ménage a trois, un argomento particolarmente in armonia  con la filosofia hippie dell’amore libero, venne scritto dallo stesso Crosby quando ancora faceva parte dei Byrds, nel periodo in cui il gruppo stava registrando il suo quinto album, “The Notorious Byrd Brothers”. La canzone non venne mai incisa dalla band e di lì a qualche mese, nell’ottobre del 1967, Crosby venne licenziato dai Byrds. Successivamente, lo stesso Crosby diede il pezzo ai Jefferson Airplane, che lo inclusero nel loro album “Crown of Creation.”

Dopo l’infinita e suggestiva Cathedral, in cui Stills dice straordinariamente la sua con l’ennesima chitarra, arriva la divertentissima, effervescente e “beatlesiana” Our House, la canzone scritta e cantata da Nash che è una delle tracce di punta di “Déjà Vu” e che precede 49 Bye-Byes, un pezzo firmato da Stills, la traccia conclusiva di “Crosby, Stills & Nash”.

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Una travolgente Almost Cut My Hair (ancora da  Déjà Vu), con un Crosby a dir poco eccezionale alle leading vocals, anticipa l’avvolgente Wooden Ships, un pezzo notevolissimo scritto verso la fine degli anni sessanta a bordo della nave di Crosby, il quale compose la musica, mentre a Stills e Paul Kantner dei Jefferson Airplaine si deve la maggior parte delle parole. Questo brano è incluso, oltre che in “Crosby, Stills & Nash”, anche in “Volunteers”, l’album che i Jefferson Airplane pubblicarono sempre nel 1969, ma le due versioni della canzone differiscono sia negli accordi che nella melodia.

Con questo pezzo il set finisce ma, dopo aver lasciato brevemente il palco, CSN non si sottraggono certo al rituale dei bis. E qui è protagonista assoluta Judy Blue Eyes, la bellissima suite che, scritta da Stills e articolata in quattro movimenti, è la traccia d’apertura di “Crosby, Stills & Nash”. La canzone, che fu eseguita a Woodstock e successivamente al Live Aid, fu ispirata dalla cantautrice Judy Collins, l’allora fidanzata di Stills famosa per i suoi penetranti occhi azzurri.

Detto che potrebbero arrivare anche altri pezzi, come Marrakesh Express e Helplessly Hoping, oltre alla dylaniana Girl from the North Country, più o meno queste dovrebbero essere le canzoni del concerto romano.

Il rock è sempre un paese per vecchi e i vecchi leoni ruggiranno di nuovo alla Cavea.

Giovanni Berti

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

 

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