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I Morcheeba al Foro Italico

morc120.jpgRome wasn’t built in a day, certo, ma una volta terminati i lavori ci chiedevamo come mai i Morcheeba, che del proverbio ne avevano fatto il titolo di una canzone, non tornavano a suonarci. Ebbene la risposta è finalmente arrivata: Skye Edwards e soci si riaffacceranno alle nostre latitudini venerdì 12 luglio sul palco del Centrale Live al Foro Italico, in via dei Gladiatori, alle 21. L’appuntamento segna il ritorno in grande stile di un ensemble che ha da poco ritrovato la sua formazione originale grazie al rientro tra i ranghi della carismatica frontwoman dopo un periodo di separazione dai suoi storici compagni d’avventura, i fratelli Paul e Ross Godfrey.

Nel 2003 la Edwards, terminate le session per l’album Charango, lasciò il gruppo a causa di divergenze artistiche con gli altri due membri e si dedicò alla carriera solista. Nel frattempo i Morcheeba non si sciolsero e ingaggiarono un’altra cantante. Anzi due: una per le incisioni in studio e una per i live, finendo così per snaturare il cuore stesso del progetto.

Nel 2010, però, il miracolo: i tre componenti originari tornarono a parlarsi grazie a Facebook, e da lì al ritorno in studio il salto fu breve. Risultato: Blood Like Lemonade e un nuovo tour promozionale.

Ma che non si trattasse di un semplice fuoco di paglia è confermato dal fatto che in questi giorni la band è di nuovo on the road in attesa di pubblicare un nuovo singolo a maggio, che sarà a sua volta propedeutico ad un album di inediti previsto per il mese di ottobre.

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I Morcheeba sono una band targata indiscutibilmente anni novanta, in quanto figlia di una scena trip-hop che prese le mosse dalla cittadina di Bristol all’inizio del decennio e che ebbe in gruppi come Massive Attack e Portishead i principali alfieri. Grazie ad essi venne a determinarsi quel Bristol-sound che fece della stessa città uno dei laboratori musicali più vivaci che si ricordino.

I Morcheeba in verità erano nati a Londra e con Bristol, almeno geograficamente, c’entravano poco. Quello che li legava alla cittadina a sud-ovest del Regno Unito era la matrice dubstep e trip-hop delle loro influenze musicali, tanto che vennero inclusi nel calderone, poi definito giornalisticamente post-trip-hop, dove confluirono nella seconda metà degli anni novanta tutti coloro – da Tricky a Howie B passando per Faithless, Sneaker Pimps, Lamb e Goldfrapp – che in un modo o nell’altro pagavano crediti ad una scena evidentemente ancora lungi dall’esaurire la propria spinta propulsiva e che finì per ispirare anche un mostro sacro come David Bowie.

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I Morcheeba, assieme ai Lamb, erano l’anima più soft, melodica e pop di un genere altrimenti meno masticabile. Anima che si nutriva però anche dell’influenza rappresentata dai vari Hendrix, Stones, Dylan e Crosby, Stills, Nash & Young.

Il nome della band significa “la via della marijuana” ed è composto dall’acronimo MOR (dall’inglese middle of the road) e dalla parola “Cheeba”, slang che sta appunto ad indicare la cannabis.

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Principale caratteristica della band è stata sempre quell’innata abilità a muoversi con equilibrio tra una proposta musicale da un lato essenzialmente commerciale e radio-friendly, e dall’altro assai raffinata ed elegante nonchè adagiata su tappeti sonori tessuti con grande maestria.
Qualità che emergono prepotentemente nelle esibizioni dal vivo, arricchite peraltro dalla impressionante presenza scenica di una Edwards vera e propria punta di diamante del collettivo.

Il consiglio è quindi quello di non perderveli, in attesa del nuovo lavoro in studio che, come assicura il comunicato campeggiante sul sito della band, è tuttora firmly underway…

Valerio Di Marco

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