Home AMBIENTE Cesano, tempi ancora lunghi per le incompiute di via Bellino

Cesano, tempi ancora lunghi per le incompiute di via Bellino

via-bellino.jpgDa qualche tempo intorno alle mastodontiche palazzine incompiute che svettano come scheletri di cemento in via Pietro Bellino, una delle principali vie residenziali di Cesano, si è notato un certo andirivieni. Per giorni, si sono infatti susseguiti camion di una ditta di pulizie che ha provveduto a ripulire una parte del cantiere. Subito si è accesa la speranza dei residenti che hanno pensato a una ripresa dei lavori. Ed invece niente di tutto ciò, almeno per il momento.

Quella ditta di pulizie è stata chiamata solo per permettere a un nutrito gruppo di architetti e ingegneri di accedere al cantiere e verificare coi propri occhi lo stato di stallo e abbandono in cui versano i due edifici finora mai compiuti di un progetto risalente agli anni ’90.
Il fatto ha concesso alla redazione di VignaClaraBlog.it di confrontarsi in modo diretto con i responsabili del progetto e della ditta che ha dato il via ai lavori iniziati ormai più di dieci anni fa.

Ma cominciamo dall’inizio.

A darsi appuntamento sabato 19 gennaio sono stati i responsabili di un master organizzato dall’università Lumsa e diretto dalla professoressa Wittfrida Mitterer, master che ha come scopo la creazione di una figura professionale in grado di svolgere certificazioni e consulenze progettuali nel riquadro delle problematiche architettoniche e ambientali.
Con l’avallo del presidente dell’Ater Roma, Bruno Prestagiovanni, presente all’incontro, professori e studenti si sono dati appuntamento per effettuare un sopraluogo al fine di presentare in un secondo momento delle proposte di risoluzione inerenti il progetto di Via Bellino, proposte che saranno valutate dagli organi istituzionali che hanno potere decisionale in merito.

Non è difficile per noi cronisti farci un’idea di quanto possono aver pensato quegli esperti di fronte a quelle migliaia di metri cubi di cemento da più di dieci anni esposti alle intemperie del tempo e di qualche frequentatore abusivo, come testimoniato dalle scritte sui muri e dai cocci di bottiglia sparsi qua e là.

Ne fanno fede le foto che presentiamo a commento di questo articolo, e che costituiscono una testimonianza rarissima, essendo questa una delle poche volte in cui è stato concesso in via ufficiale l’accesso al cantiere.

Ma cos’ha portato a questo stato di cose, considerando che è l’unico caso di cantiere residenziale incompiuto all’interno di un quartiere ancora nuovo che ha segnato la rinascita architettonica di Cesano dopo tanti anni?
Per rispondere a queste domande abbiamo parlato con l’ingegner Barzetti e l’architetto Ruggeri, ideatori e responsabili del progetto originario.

“Il progetto iniziale risale alla fine degli anni ’90, e prevedeva la realizzazione di ottanta alloggi più trenta destinati ad attività commerciali posti al piano terra. In totale erano previsti sei fabbricati divisi in linea lunga e linea corta, cui se ne aggiungeva un altro di quattro piani. E’ stata fatta una regolare gara d’appalto vinta da un società che a lavori iniziati ha attraversato un periodo di difficoltà finanziarie che ne hanno decretato il fallimento. Quello che si vede ora risale esattamente al 2002”.

E qual è, chiediamo, lo stato attuale del progetto? “Per parlare dello stato attuale dobbiamo ripartire dal 2009, anno in cui ha avuto fine l’iter fallimentare. A quel punto abbiamo presentato un nuovo progetto che riprende e aggiorna quello del 1999. Infatti in questi dieci anni trascorsi tra il primo e il secondo sono state introdotte nuove norme, come la legge 6 del 2008 che, tra le altre cose, obbliga a dotare tutti i fabbricati di pannelli fotovoltaici di 1 kW ad alloggio, di pannelli solari e impianti di recupero delle acque piovane. Senza contare che è intervenuta anche la nuova normativa antisismica. Sulla base di tutto questo abbiamo approntato un nuovo progetto”.

A questo punto però occorre fare un passo indietro.
Risalire cioè alla nostra precedente inchiesta di aprile 2011 con l’intervista che facemmo all’Assessore all’Urbanistica del XX Municipio, Giuseppe Mocci, che ci parlò della Variante Quater B20, una variante di zona che riguardava anche le strutture di Via Bellino e che, in considerazione della scarsa affluenza che avrebbe avuto un’attività commerciale situata in una strada secondaria, ha stabilito lo spostamento della zona commerciale sulla vicina Via di Baccanello.

Di questa modifica hanno dovuto tener conto i responsabili del progetto che in seguito alla variante B20 hanno eliminato i 30 spazi commerciali situati al piano terra. Risultato: al momento su Via Pietro Bellino è prevista la realizzazione di ben centodieci alloggi residenziali.

Questo per quanto riguarda il progetto architettonico definitivo. Ma dal punto di vista burocratico?

Lo abbiamo chiesto a Bruno Prestagiovanni che ha assicurato che nel 2012 il Consiglio Comunale ha concesso l’autorizzazione per i lavori del nuovo progetto e che a breve è previsto il relativo finanziamento da parte della Regione.

Per i residenti di Via Bellino resta solo da sperare che le proposte che saranno presentate dagli specialisti riunitisi sabato 19 gennaio possano contribuire a far sparire per sempre quegli scheletri di cemento.

Adriano Bonanni

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

 

Visita la nostra pagina di Facebook

4 COMMENTI

  1. E degli scheletri posti sul marciapiede opposto, ne vogliamo parlare?sono 2 fondamenta abbandonate a loro stesse, che d’inverno si trasformano in marane e in estate a residenza di insetti e sporcizia!!!!!!e per non dimenticare il palazzetto dello sport, altro scheletro di cemento.
    sempre complimenti ai nostri amministratori locali.

  2. gentile redazione svete notizie circa il palazzetto dello sport?se non erro il consigliete giuseppe mocci si era fatto carico di tenerci informati circa gli svilupi della vicenda.grazie

  3. Gentile Signora Gaia,
    riguardo al Palazzetto dello Sport di Cesano il Municipio Roma XX sta seguendo tutto l’iter nonostante non ha nessuna competenza in merito. Infatti gli organi preposti sono il dipartimento SIMU di Roma Capitale. La situazione è analoga alle strutture residenziali in cemento armato citate nell’articolo. La ditta che ha vinto la gara di appalto ha dichiarato fallimento lasciando il cantiere come è allo stato attuale. L’amministrazione comunale dopo un lungo e complesso iter e dopo aver collaudato le strutture già realizzate, ha provveduto ad assegnare l’opera all’impresa seconda in graduatoria. E’ opportuno precisare che quest’ultima impresa ha accettato recentemente l’incarico in quanto non aveva nessuna intenzione di subentrare in una situazione complessa come quella creatasi. Ottenuto l’OK da parte dell’impresa il Dipartimento SIMU sta provvedendo, devo dire ormai da circa 3 mesi a farsi approvare la Determinazione Dirigenziale da parte della Ragioneria Generale del Comune per lo sblocco dei fondi già stanziati che permettono la conseguente stipula del contratto con la seconda impresa classificata che ha già accettato di completare l’opera. Per serietà devo informare i cittadini interessati che la Ragioneria sta facendo delle resistenze nell’approvare la Determinazione in quanto il finanziamento essendo inserito nel Piano Investimento è soggetto a Patto di Stabilità (Ricordo a tutti che purtroppo siamo in piena crisi economica e le conseguenze si pagano anche sotto questo punto di vista). E’ opportuno precisare che il Patto di Stabilità è imposto ai comuni sia dal Governo che dall’Europa e che in tale situazione l’amministrazione comunale può fare ben poco. Il lavoro che noi amministratori locali stiamo facendo è quello di fare pressioni sulla Ragioneria Generale di Roma Capitale per sbloccare il finanziamento escludendolo da questo vincolo. Per informazioni più dettagliate ricordo a tutti che Il mio ufficio è sia nella sede del XX Municipio – Via Flaminia 872, sia a Cesano – Via Stazione di Cesano 414 Lun. Merc. Ven. dopo le 17.30.
    Giuseppe Mocci,
    Assessore all’Urbanistica del XX Municipio

  4. Bisogna fermare tutto questo cemento. Continuare a costruire pe far funzionar l’economia romana che è palazzino-dipendente è un errore.
    Pensiamo a riconvertire questa forza lavoro in sane ristrutturazioni ambientali che permettano un sano risparmio energetico.

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome