Home ARTE E CULTURA Flaminio, una chiesetta con una storia da raccontare

Flaminio, una chiesetta con una storia da raccontare

chiesa-vignola.jpgChe Roma sia una città piena di storia è un fatto noto in tutto il mondo: l’elevatissimo numero di turisti che ogni anno ne visita i monumenti e siti archeologici più famosi ne è la prova. I tesori di Roma, tuttavia, non si esauriscono coi monumenti di cui sono piene le guide turistiche: ci sono moltissimi piccoli pezzi di storia disseminati in ogni quartiere, pezzi di storia di cui è facile ignorare l’esistenza e l’importanza se non vi si abita vicino. La chiesa di Sant’Andrea del Vignola nel quartiere Flaminio ne è un esempio: originariamente una chiesa di campagna e cappella votiva e ora “ingabbiata” dalle rotaie del tram, è facile da ignorare transitando su Via Flaminia o Viale Tiziano. Eppure questa chiesetta, come tante altre a Roma, ha una storia da raccontare.

Costruita nel 1553 all’interno del complesso di Villa Giulia su ordine di Papa Giulio III, la chiesa – progettata da Jacopo Barozzi da Vignola con cupola e tamburo di forma ovale su pianta rettangolare – commemora la fuga dello stesso Giulio III, all’epoca dei fatti non ancora pontefice, dal Sacco di Roma del 1527. La consacrazione della chiesa Sant’ Andrea non fu casuale: il futuro pontefice sfuggì alla prigionia e ad una probabile esecuzione il 30 novembre, giorno dedicato al santo.

La chiesa è stata parzialmente restaurata tra il 1826 e il 1830; partecipò ai restauri Giuseppe Valadier, noto a Roma nord per la torretta di Ponte Milvio che porta il suo nome. Altri interventi comportarono la restaurazione del pavimento e della cupola negli anni Cinquanta e Novanta.
Si tratta di una chiesa la cui storia s’intreccia strettamente con quella di Roma e della sua architettura. Un dettaglio tanto più interessante alla luce dell’attuale utilizzo della chiesa: ogni domenica pomeriggio, infatti, è luogo di ritrovo per la comunità copta cattolica di Roma.

Il termine “copto” ha una lunga storia etimologica, con radici nel termine greco per designare gli egiziani, a cui è seguita una transizione in arabo e poi di nuovo in greco; si è giunti così al termine “kόπτος”, copto, che indica la chiesa ortodossa e cattolica d’Egitto.

I copti, per la maggior parte ortodossi, sono la più grande minoranza religiosa in Egitto, dove rappresentano circa il 10% della popolazione; non a caso, la quasi totalità dei fedeli che fedeli si ritrovano nella chiesa di Sant’Andrea del Vignola è di nazionalità egiziana.

Il rito copto è uno dei più antichi del Cristianesimo; la messa è celebrata in arabo quasi interamente cantata. Se ci si trova nei giardinetti adiacenti alla chiesa la domenica dopo le 16, basta tendere l’orecchio per sentire i fedeli cantare.
Certo, la musicalità si apprezza meglio all’interno della chiesa: insieme alla cupola e agli affreschi, contribuisce a creare un’atmosfera surreale. E pazienza se ad intervalli regolari il tram che passa a poco più di un metro dall’ingresso copre le parole: i fedeli, composti anche da intere famiglie, non si scompongono e continuano a cantare.

Non si tratta solo di vivere insieme un momento spirituale: è anche un ritrovarsi per celebrare un patrimonio culturale. In un quartiere purtroppo abituato a mettere l’immigrazione in relazione col degrado della zona intorno a Piazza Mancini, la presenza di questa realtà culturale tra le mura di una piccola chiesa del 1500 ingabbiata da una città che le è cresciuta intorno è, forse, una ricchezza che vale la pena di conoscere.

Alessandra Pacelli

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4 COMMENTI

  1. che collegamento esiste tra questa chiesa e il piccolo cimitiero prospicente Ponte Milvio? Anche lì c’è una statua di S. Andrea e dovrebbero essere più o dello stesso periodo

  2. La reliquia di S. Andrea Apostolo fu salvata dal despota di Patrasso che era fuggito per evitare i turchi: nel XV secolo la testa del santo era giunta ad Ancona, da dove é stata poi portata a Narni via terra e da qui lungo il Tevere é arrivata a ponte Milvio, per essere poi posta in una teca in uno dei quattro pilastri principali della basilica di San Pietro.
    Nel 1964 papa Paolo VI ha voluto restituire la reliquia del Sacro Capo, conservata fino ad allora in Vaticano, alla città di Patrasso in Grecia.
    A portare a Roma la testa di S. Andrea è stato il cardinale Basilio Bessarione che l’11 aprile 1462, giorno della domenica delle Palme, si è incontrato presso ponte Milvio con il papa Pio II Piccolomini.
    A ricordo di quell’incontro il papa ha fatto costruire nel 1463 il tempietto dedicato a S. Andrea Apostolo sostenuto da 4 colonne, poi sostituite nel 1866 a quelle originarie di alabastro listato, per essere stato il tempietto rovinato da un fulmine: anche la chiesa di Sant’Andrea a via Flaminia è stata edificata a memoria degli stessi avvenimenti.
    Il Tempietto ospita la statua del Santo che il Vasari e l’Armellini attribuiscono ai fiorentini Varrone e Niccolò di Giovanni Baroncelli, allievi del Filarete, ma che per Giuseppe Tomassetti è invece opera di Paolo di Mariano Romano, mentre sarebbe opera di Paolo Taccone. Il tempietto è stato costruito sopra un rudere antico, forse di un sepolcro, con materiali ricavati da antichi monumenti della Flaminia: è stato restaurato nel 1803 da papa Pio VII con i disegni dell’arch. Giuseppe Valadier ed in quell’occasione la statua è stata girata dalla parte del ponte.
    Accanto al tempietto è stata edificato un oratorio detto di Sant’Andrea a Ponte Milvio o anche di Sant’Andrea a Ponte Molle che nel 1566 papa Pio V ha concesso assieme al tempietto alla Venerabile Arciconfraternita della Santissima Trinità dei Pellegrini e Convalescenti, fondata da S. Filippo Neri.
    La chiesetta è circondata da un piccolo cimitero, destinato ai forestieri che fossero morti a Roma durante il pellegrinaggio nella Città Santa, che risale al periodo appena successivo a quello di costruzione del Tempietto: del cimitero restano alcune lapidi murarie ed un ossario, il cui accesso si trova proprio al centro del piccolo giardino.
    Oggi la chiesa è un luogo sussidiario di culto della parrocchia di Santa Croce a via Flaminia.
    Il 31 gennaio 1805 è avvenuta l’inondazione del Tevere che ha messo sott’acqua Roma per due terzi ed ha costretto il Governo Pontificio a far fronte a spese ingenti per trovare cibo, trasferimento della popolazione nell’entroterra e naturalmente per i sussidi e la ricostruzione.
    Siccome il Papa Pio VII si trovava in quel momento a Parigi, del restauro della zona attorno a Ponte Milvio si fece carico il cardinale Ercole Consalvi che nei soli 6 mesi di assenza del papa riuscì a ricostruire il ponte ed a migliorare la via Flaminia: fece costruire di muovo la parte di legno di Ponte Milvio e far ricavare dal Valadier il diretto ingresso dal ponte sul piazzale omonimo con l’arco ricavato sulla torretta.
    Per tali motivi il piazzale di fronte a ponte Milvio su cui si trova il tempietto di S. Andrea è stato intitolato al cardinal Consalvi con delibera del Regio Commissario n. 18 del 13 gennaio 1925.

  3. Sto effettuando una ricerca sulla famiglia Maiolica Feltri di Cannara e nel volume “Iscrizioni delle chiese e d’altri edifici di Roma” a cura di Vincenzo Forcella (1878) ho letto la notizia della presenza di una lapide funeraria a nome di Carolina Maiolica Feltri posta nel cimitero dell’Oratorio di S. Andrea in Ponte Milvio. Altra lapide posta nello stesso cimitero reca la scritta: Ven. Arciconf. della SS. Trinità dei pellegrini – catalogo dei defunti sepolti in questo cimitero dall’anno 1830 al 1870. Il tutto seguito da un nutrito elenco tra cui compare Carolina Feltre, che non è altro che Carolina Maiolica Feltri in quanto quest’ultimo cognome fu aggiunto per matrimonio con il nobile Pietro Feltri anch’esso di Cannara (Perugia). Nel suo blog si legge: La chiesetta è circondata da un piccolo cimitero, destinato ai forestieri che fossero morti a Roma durante il pellegrinaggio nella Città Santa, che risale al periodo appena successivo a quello di costruzione del Tempietto: del cimitero restano alcune lapidi murarie ed un ossario, il cui accesso si trova proprio al centro del piccolo giardino.
    Da quanto riportato nella lapide, la signora Carolina Maiolica apparteneva alla predetta Confraternita, poiché di nobile famiglia e quindi propenza ad elargizioni a favore dei pellegrini. Confermo inoltre che in detto cimitero esiste ancora la lapide funeraria di Crolina Pesci Maioliaca mentre la lapide che reca l’elenco dei defunti appartenenti alla confraternita sembra sia andata distrutta di reente. Di quest’ultima ho una foto poco leggibile scaricata da internet. Chiedo pertanto se avete per caso una foto leggibile di quest’ultima lapide e se esiste qualche studio sulla predetta confraternita romana.
    Grazie.
    Mario Saloni

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