Home AMBIENTE Ponte Milvio, quel popolo di dannati sulle rive del Tevere

Ponte Milvio, quel popolo di dannati sulle rive del Tevere

Chissà quante volte ci hanno ripetuto “ma chi ve lo fa fare? Ma non vi siete stufati di fotografare discariche e spazzatura?”.  Certo che sì,  non fosse altro perché ad ogni scatto ci si stringe lo stomaco.
Ma come rimanere indifferenti di fronte a tanto degrado e allo scempio del tuo quartiere e della tua città? Da tempo l’amministrazione capitolina, polizia municipale e forze dell’ordine sono impegnate nello sgombero di campi nomadi improvvisati e di insediamenti abusivi, ma si tratta di una guerra persa in partenza.

Li allontani da un campo e poco dopo li ritrovi in un altro. A Luglio è stato sgomberato il campo nomadi di Via del Baiardo e alcuni rom si sono subito  trasferiti nell’Inviolatella Borghese da dove, il 19 ottobre, sono stati allontanati dall’Ente Parco di Veio: chissà dove saranno in questo momento.

Stessa situazione sul Lungotevere tra Ponte Milvio e Ponte Duca d’Aosta; la polizia ha sgomberato un insediamento abusivo e i suoi occupanti si sono trasferiti al di là del fiume, all’interno di un fitto canneto.

 

Se si percorre oggi la banchina ci si accorge che qualcosa, forse nel passato, è stato fatto. Alcuni marmi sono stati ripuliti mentre il grande canneto sorto sull’argine alto è stato abbattuto; provvedimenti di poco conto perché tutta l’area si è trasformata in una discarica.
Evidentemente durante le operazioni di sgombero la maggior parte dei materiali e delle suppellettili è stata abbandonata sulle sponde del Tevere.

Le riva destra si presenta oggi come una grande discarica dove tra i rifiuti si aggirano famelici ratti che hanno le dimensioni di un bassotto.

Valigie, borse, materassi, coperte, abiti, bustoni di plastica, scarpe e stivali. C’è proprio tutto tra la sporca vegetazione lambita da un acqua dal colore verdastro; tra i cumuli di rifiuti anche gli escrementi di chi non avendo servizi igienici a disposizione usa le rive sabbiose come una latrina.

Nell’acqua, poco distante dalla riva, galleggiano borsoni e trolley ripieni di stracci tra cui nuotano beati germani e cormorani.

Nei pressi di Ponte Duca d’Aosta un gruppo di romeni, allontanati dalle baracche che si erano costruite sull’argine, sostano durante il giorno sui gradini in marmo per poi occupare, la notte, la banchina al coperto.
Ci raccontano di essere stati sfrattati dalle loro “baracchine” e di non sapere dove andare; dalla parrocchia di San Valentino, al Villaggio Olimpico, ricevono vestiti, scarpe e qualcosa da mangiare.

Se si attraversa il ponte e si percorre l’argine sinistro le cose non migliorano affatto; qui, complice una rampa in terra battuta, si può scendere con l’auto e scaricare rifiuti.

Nel fitto canneto appena sotto Ponte Milvio da pochi giorni si sono insediati alcuni dei romeni sloggiati dalla sponda opposta; cittadini della Comunità Europea che hanno tutto il diritto di rimanere nel nostro paese. Il piccolo sentiero ripulito dai canoisti, utilizzato per portare i kayak a monte di Ponte Milvio, viene usato come una latrina; canoa in spalla si deve saltellare tra un cumulo e l’altro di feci mentre con la mano sinistra libera ci si tappa il naso.

Perfino una delle arcate, quella ancora all’asciutto, e stata occupata stabilmente.

Si deve fare attenzione a scattare delle fotografie perché questa gente, stanca dei continui sfratti, è diventata irascibile e poco disposta a raccontare le proprie vicende. Nel vedere questi relitti umani bivaccare tra le canne ci si chiede con angoscia cosa si deve provare a trascorrere una notte (o una intera vita) tra il freddo e l’umidità del fiume circondati da ratti, rifiuti ed escrementi.

Mentre fotografiamo le decine di bottiglie di birra frantumate (sono quelle che il manipolo di imbecilli che la sera bivacca sul ponte, getta di sotto) pensiamo a quel milione e mezzo di Euro spesi per un “teatro della musica”, sotto l’omonimo ponte, di cui nessuno sentiva la necessità.

Con quei soldi ci si sarebbe potuto bonificare le sponde, ripulire le banchine, eliminare i canneti, dragare il fiume.. e magari trovare un collocazione temporanea a questa schiera di dannati del fiume.

Francesco Gargaglia

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

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3 COMMENTI

  1. Non e’ solo un problema di ponte milvio. Qui siamo invasi, ormai ovunque si vada, dietro ogni cespuglio, in ogni fosso o rientranza di roccia, c’e’ un “cittadino comunitario che stanco dei continui sfratti e’ diventato irascibile”. Chiunque abbia un cane lo sa.
    Tutti i parchi e gli spazi verdi di roma nord, che siano leggermente occultati alla vista dei passanti, sono delle discariche. Io non ho niente a che spartire con gli estremisti di destra che bazzicano questo sito, ma perdiana, non ne posso piu’ di questa manfrina. Se non hanno una casa questi possono restare a roma nei canneti?? Ma che stiamo dicendo??

  2. Non ho capito che c’azzeccano ora “gli estremisti di destra che bazzicano questo sito”! Ma che è diventata una moda o una fobia?

  3. Non si tratta di colore politico ,ma di decenza ambientale!….Altre città europee hanno dei magnifici lungofiume…….ma anni di malgoverno e malcostume della città hanno dato questi risultati……..Perchè le nostre regole sono così approssimative?
    Aveva ragione il vecchio sindaco di New York,parlamdo do tolleranza zero…perchè e cmq dalle cose minori che bisogna iniziare a cambiare registro…Regole chiare ed inequivocabili per tutti!

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