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Fantasmi sulla Cassia: i misteri di Villa Manzoni

villa_manzoni120.jpgFra finestre che sbattono, apparentemente senza vento, e rumori dalla soffitta (solo topi?), di notte sono parecchi i romani che non chiudono occhio. Da duemila anni e passa, da Messalina a Beatrice Cenci fino a Cagliostro, la Città Eterna pullula di fantasmi, di case stregate, di strane presenze, secondo le dicerie e le testimonianze dell’epoca. “Non è vero, ma ci credo!” diceva il grande Eduardo. E se lo dicono a Napoli, figuriamoci a Roma!

Siamo all’ottavo Km della via Cassia, all’altezza di Tomba di Nerone. Qui, un secolo fa, il conte Gaetano Manzoni si imbattè nei ruderi della sontuosa villa che l’imperatore Lucio Vero (161-169 d.C.), fratello adottivo di Marco Aurelio, aveva edificato al V miglio della via Clodia, coincidente in quel tratto con l’attuale via Cassia. Della villa, teatro delle mollezze dell’imperatore, se ne trova traccia negli storiografi antichi e in alcuni disegni del ‘500 (Morillon).

Nel 1925, quando la vide Manzoni, della costruzione restavano solo un muro, una cisterna e una vasca. Ma per il conte fu amore a prima vista. Decise di realizzare una nuova villa sui reperti di duemila anni prima, affidando il progetto ad Armando Brasini, che aveva fama di “architetto maledetto”.
Alla fine venne alla luce Villa Manzoni. Un complesso di tre fabbricati – la villa, il casotto del giardiniere, le stalle – e un parco di 9 ettari, con pini, lecci, cipressi.

Una costruzione singolare. Marmi pregiati, pavimenti in legno, ma anche mura asimmetriche, torrioni inclinati. Chi ebbe la ventura di entrare, raccontava di pareti a colori violenti, simboli arcani sul pavimento, scritte in rosso inneggianti a Lucifero. Anche il parco metteva paura. Buio, intricato. Nella zona si sparse la voce che la villa fosse infestata da creature demoniache.

L’antica villa di Lucio Vero era stata, come se non bastasse, edificata sulle tombe di una necropoli etrusco-romana. Più sotto c’era un tunnel inesplorato, buio pesto. La gente diceva che nel cunicolo si aggiravano i defunti di tremila anni prima. A volte provenivano urla agghiaccianti dal parco. Sembrava l’anticamera dell’inferno, gli abitanti erano terrorizzati.

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Dopo la seconda guerra mondiale, gli eredi trasformarono il complesso in ristorante. Poi nel 1953 vendettero tutto all’Inpdai e se la dettero a gambe. La villa, semi-abbandonata, diventò rifugio di sbandati, di satanisti. E acquistò anche una fama vagamente jettatoria. Chi ci entrava, spesso faceva una brutta fine.

Un frate dell’adiacente monastero Bona Crux scelse una trave della villa per impiccarsi. Due operai morirono durante i lavori di ristrutturazione. Nel 1960 Totò ci girò il film “Noi duri”, con Fred Buscaglione nella parte del commissario Bombardoni. La troupe rimase nella villa solo 3 giorni. Quanto bastò per porre fine alla vita del grande Fred. Il cantante una settimana dopo ebbe un pauroso incidente stradale e morì sul colpo.

La fama sulfurea di Villa Manzoni cominciò a varcare i confini nazionali. Il sito www.creepynet.com, il più noto al mondo in fatto di ghost (fantasmi), la definì la Casa del Diavolo.

Nel 2003 la villa fu acquistata per 3.300.000 euro dalla multinazionale Carlyle Group (fra i soci George Bush senior). Ma durante i sopralluoghi, pare, avvennero strani fenomeni, che scoraggiarono gli americani e li indussero nel 2004 a vendere tutto.

Dal 2007 la villa, ingresso al civico 471 di via Cassia, è sede dell’ambasciata del Kazakhstan. Un paese solido, fra i più ricchi al mondo per risorse naturali. Da un po’ di tempo il Kazakhstan però è col fiato sospeso. Il fondamentalismo islamico comincia anche lì ad alzare la testa. Qualche mese fa in una sola settimana due attentati sanguinosi hanno scosso Astana, la capitale. Che il diavolo ci abbia messo la coda?

Marcello Viaggio (dal suo sito NoiRoma2013 )

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22 COMMENTI

  1. Quand’anche rispondesse al vero che la Carlyle abbia deciso di vendere per causa di strani fenomeni che l’avrebbero scoraggiata, di certo c’è che ha fatto un affare d’oro, grazie anche soprattutto al comportamento del Comune che ha privato i cittadini del quartiere della Tomba di Nerone della possibilità di avere un parco pubblico di circa 9 ettari.
    Il 20 febbraio 1998 il Consiglio Comunale aveva approvato il bilancio di previsione per il’98 portando a 7 miliardi delle vecchie lire lo stanziamento per l’esproprio dell’intero complesso monumentale, senza che in seguito si procedesse ad acquisire nulla, anche per l’opposizione dell’INPDAI, che come proprietario allora dell’immobile pretendeva 12 miliardi delle vecchie lire.
    Si è arrivati così al 25 febbraio del 2003 quando, a seguito della cartolarizzazione del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali, Villa Manzoni è stata venduta ad un’asta gestita per conto del Ministero dell’Economia dalla “SCIP” (Società Cartolarizzazione Immobili Pubblici) e dal Consorzio privato G6 advisor: ad aggiudicarsi l’asta è stato il “Carlyle Group” per 3.311.799,73 euro, vale a dire per circa la metà dei 12 miliardi delle vecchie lire che pretendeva l’INPDAI.
    Il Comune di Roma, anziché esercitare il diritto di prelazione che vige per ogni bene vincolato e che gli avrebbe consentito di acquistare l’intero complesso allo stesso prezzo (comunque a meno dei 7 miliardi da lui stesso preventivati per l’esproprio 5 anni prima), per bocca dell’allora Assessore al Patrimonio Claudio Minelli ha garantito “il recupero virtuoso” di questo patrimonio alla stessa valutazione, attraverso un contatto diretto con Gorge Bush senior, advisor del “Carlyle Group”: ma il 28 maggio 2004 il “contatto” si è tramutato in una alienazione che è avvenuta per il tramite della “Cerep Italy Three” S.r.l. a favore non certo del Comune di Roma, bensì del Governo della Repubblica del Kazakistan che per 5.500.000 euro (11 miliardi ca. delle vecchie lire) ha acquistato il complesso di Villa Manzoni per insediarvi la propria ambasciata.
    La Carlyle Group ha in conclusione acquistato Villa Manzoni nel 2003 per 3.311.799,73 euro e l’ha rivenduta dopo appena un anno a 5.500.000 euro, con un guadagno netto di ben 2.188.201 euro: alla faccia della paura che fa 90 !
    Per completare la cronaca dei misteri va detto che, quando Villa Manzoni è caduta nell’abbandono più completo, come macabri resti di riti satanici nella sala di ingresso sono stati trovati dei gatti sgozzati.
    Nella volta altissima della stessa sala d’ingresso è stata dipinta a caratteri cubitali la seguente scritta di carattere politico: “quando la merda avrà valore, i poveri nasceranno senza culo! “.

  2. Puntuali, come al solito, arrivano le precisazioni di Rodolfo Bosi,novello e rinnovato Travaglio, al quale va tutta la mia riconoscenza.
    Credo si imponga una risposta dell’ex Assessore Claudio Minelli e di tutta la Giunta Veltroni. Lo chiedo come cittadino e come iscritto al Partito Democratico.
    Eduardo Micheletti

  3. Bell’articolo e ottimo l’approfondimento di Rodolfo Bosi. Ma c’è un particolare interessante sulla vicenda Villa Manzoni: preso atto che il Comune non esercitò la prelazione si aprì un tavolo di confronto con l’ass. Minelli che, pressato dalle associazioni locali, ottenne dall’ambasciata Kazaca un protocollo d’intesa per aprire (qualche volta) al pubblico la villa e il ninfeo vicino alla casa del guardiano e per lasciare un parco pubblico con ingresso da Via Val Gardena. Correva l’anno 2006 se non erro, ma ad oggi di questo accordo rimangono soltanto …. i fantasmi.

  4. Per ridare un alone di mistero al complesso monumentale di Villa Manzoni faccio sapere che sul lato occidentale della villa era stata ricavata una serra davanti ad una collinetta che presenta alla sua base l’entrata di una galleria dal cui interno si diramano tutta una serie di ulteriori cunicoli, che ho avuto occasione di intravedere di persona quando sia la villa che il suo parco erano piombati nel più completo abbandono ed erano diventati oggetto dei più svariati festini: adagiato per terra vi ho trovato quello che potremmo chiamare il classico filo di Arianna, lasciato lì da chi non aveva voluto rischiare di perdersi nel labirinto di cunicoli in cui si era evidentemente azzardato ad addentrarsi. La famiglia Manzoni ha avuto come fattore il nonno di mia moglie, che aveva raccolto una voce secondo la quale il cunicolo arrivava fini all’antica città di Veio e poteva risalire addirittura all’epoca etrusca a quella romana: secondo invece il dott. Gaetano Messineo, a cui ho voluto chiedere quanto potesse rispondere al vero la notizia avuta, si tratterebbe invece di una serie di gallerie di limitata lunghezza ricavate nella roccia in epoca romana per tenervi al fresco il vino. Rimango dell’idea che sarebbe estremamente interessante verificarlo in modo scientifico.
    Di rimasto invece sconosciuto ai più e solo in parte ancora misterioso sono gli scavi archeologici che la Soprintendenza Archeologica di Roma ha ottenuto il permesso di fare sul piazzale antistante la villa al confine con l’istituto religioso “Bona Crux”, che sono riuscito a vedere di persona prima che l’Ambasciata del Kazakistan li interrompesse e facesse interrare tutto: sono stati così coperti alla vista gli ulteriori resti della villa romana accertata dal dott. Gaetano Messineo tra il 1987 ed il 1988. Per completare invece la storiaccia della alienazione di questi complesso monumentale, va messo in evidenza che il Kazakistan non ha nemmeno comprato l’intero parco di 9 ettari circa, perché la società mediatrice si è riservata per sé (a scopo chiaramente speculativo) l’acquisizione della parte meridionale del parco, dove si trovava la casa dei fattori della famiglia Manzoni, affittata nel frattempo ad una famiglia e ad una società a cui è stato immediatamente dato ed eseguito lo sfratto.
    Con nota prot. n. 17657 del 23 luglio 2004 l’Assessore al Patrimonio Minelli ha comunicato al Ministero per i Beni e le Attività Culturali che “l’amministrazione comunale esercita il diritto di prelazione preordinato all’acquisizione del compendio”: ma i 30 giorni successivi sono trascorsi senza che la Giunta Municipale di Roma formulasse al Ministero la promessa “proposta di prelazione corredata dalla deliberazione dell’organo competente che predisponga, a valere sul bilancio dell’ente, la necessaria copertura finanziaria della spesa”. Così, con nota dell’8 agosto 2004 la Direzione Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha fatto sapere che “non essendo a tutt’oggi pervenuta la necessaria documentazione al fine dell’esame della proposta, così come previsto dall’art. 62 del D.Lvo 22.1.2004, la proposta del Comune si intende decaduta (art. 62, comma 2)”.
    Si è conclusa così dopo 8 anni una vergognosa “sceneggiata”, che lascia chiaramente intendere che tipo di “affari” facciano da un lato il Governo italiano (con la cartolarizzazione di un bene pubblico alienato a quasi la metà del prezzo che è stato invece ricavato subito dopo dalla sua rivendita, rispetto alla quale sarebbe interessante sapere i nominativi di chi c’era dietro) e dall’altro lato il Comune di Roma che per certo ha privato i cittadini del quartiere “Tomba di Nerone” della fruizione dei resti archeologici della villa dell’imperatore romano Lucio Vero, di un parco pubblico necessario a soddisfare lo standard di verde del quartiere e di un edificio storico-monumentale di rappresentanza, adatto per svolgervi funzioni pubbliche come ad esempio i matrimoni civili e/o le riunioni del Consiglio del Municipio di Roma XX.

  5. bellissimo articolo e bellissimo approfondimento del sig. Bosi.
    mio padre, letti alcuni articoli dell’epoca, mi parlava anche di ulteriori legami (o inciuci che dir si voglia) volti a favorire in un’ultima analisi il Kazakistan ai fini della trivellazione del petrolio da parte di Eni, ma non ricordava bene i particolari dei solit iinteressi… mascherati (e non certo da diavoli col forcone)
    magari qualcuno ne sa di più..

    comunque nelle nostre scorribande da ragazzini di zona oltre al cancello non siamo mai riusciti ad andare per la tremarella

  6. @ R. BOSI. Grazie per le esaurienti notizie circa la Villa Manzoni, ma leggendo l’articolo del Sig Viaggio, mi è sorto un dubbio : ma quante Ville Manzoni ci sono? All’inizio si parla di una villa Manzoni A Tomba di Nerone ( all’ottavo chilometro della via Cassia) e che si trova in mezzo ad un bosco,visibile anche dalla Cassia e ricettacolo di sbandati e barboni). Più avanti si parla di villa Manzoni (in foto) acquistata pochi anni fa da Carlyle Group e con accanto L’Ambasciata del Kazakhstan e situata sempre sulla via Cassia ,al civico 471 (5o mt. prima della biforcazione della Cassia Antica e Cassia Nuova.

  7. @wandervogel. L’avere indicato la posizione di Villa Manzoni sul territorio in due modi diversi (all’8° Km. di via Cassia ed al civico n. 471 di via Cassia) non può indurre nell’errore di pensare che ci siano due distinti edifici: Lei é stato spinto ad avere tale dubbio anche per il fatto che individua la villa “A Tomba di Nerone”, pensando che ci troviamo all’altezza di via Vibio Mariano ed ignorando che si tratta invece dell’omonimo quartiere entro i cui confini ricade anche Villa Manzoni.
    Non é vero invece quanto da Lei scritto che l’Ambasciata del Kazakhstan si trovi “accanto” alla villa, dal momento che l’articolo in modo non equivoco riporta che “la villa,…, è sede dell’ambasciata del Kazakhstan”, visibile tanto da nord dal suo ingresso a 50 mt. dalla “biforcazione della Cassia Antica e Cassia Nuova” quanto da sud da via Cassia Antica all’altezza dell’incrocio con via Val Gardena.

  8. Era il massimo divertimento entrare nella villa abbandonata , circa 40anni fa.
    Oltre al senso del pericolo e del proibito c’era una atmosfera “esoterica” che accompagnava tutto il complesso.
    In realtà all’interno non c’era nulla di demoniaco , salvo lo stridere causa vento dei vecchi infissi ( quelli rimasti e non rubati ) , rumori di piccoli passettini sicuramente dovuti alle “corsette” dei sorci , qualche sbattere di ali di pipistrelli od altri volatili notturni , perchè di notte ci si andava.
    Resti di fuochi e bivacchi. Non so se di satanassi ma sicuramente di qualche eroinomane si. Che poi concettualmente è lo stesso a livello mentale.
    Seppoi scritte o simbologie graffiate sui muri portano a pensare a sedute spiritiche , riti satanici , messe nere ed altre minchiate di questo tipo , ebbene si , le scritte ed i simboli c’erano. Ma erano più gli escrementi ed i rifiuti in realtà.
    Gurdando esternamente la villa , a sinistra c’è ( c’era ? ) un cunicolo , che definirei un labirinto una volta entrati.
    Appunto entrati ed andando sempre a sinistra , tanto per non perdere la strada ( perlomeno ci piaceva pensare questo nella nostra fantasia esplorativa ) , si dipanava un lunghissimo corridoio con diverse deviazioni. Alla fine una di queste deviazioni si interrompeva bruscamente con una profondissima buca ( 4-5mt ) in fondo alla quale c’erano varie ossa ed uno scheletro di animale. Presumo un cane che non munito di torcia e casco come noi , era finito ( in tutti i sensi ) laddentro. Pipistrelli , scritte sui muri ( perlomeno nella parte iniziale poi penso che pochi si siano “avventurati” fino in fondo ) animavano questo luogo. Tutto lì alla fine , ma mica era poco per dei ragazzotti “impavidi”.
    Unica disavventura una volta ,l’ inseguimento da parte di cani randagi ( loro si , veri boss del luogo ) ,con fuga sul vecchio Gilera e quei cacchio di bestie non hanno mollato fino alla curva del bambolaro e mi visto i loro denti ringhianti vicino alla caviglia per quei 2-300mt.
    Cacchio , bei tempi , un po’ per l’età ( anzi molto ) ed un po’ per il quartiere.
    E mo ce stanno i kazaki (sic ).

  9. Faccio presente ad aragorn quanto già ho avuto modo di scrivere nel commento sopra riportato dello scorso 18 settembre, vale a dire che le scritte o le simbologie graffiate sui muri non portavano a pensare soltanto “a sedute spiritiche , riti satanici , messe nere ed altre minchiate di questo tipo”, perché su tutte campeggiava comunque a caratteri cubitali la seguente scritta di carattere politico: “quando la merda avrà valore, i poveri nasceranno senza culo! “.
    Ci tengo a ricordarla non tanto per fare il cavilloso quanto perché la ritengo molto attinente al delicato momento “politico” che sta vivendo l’Italia, specialmente se la interpretiamo in senso lato e figurato: in tal caso non possiamo non considerare che la suddetta profezia sembra di fatto essersi sostanzialmente verificata.

  10. Bosi , mica l’ho capito il senso della precisazione ( mio difetto ovviamente ).
    Le scritte che erano sui muri della villa ( 40 anni fa ) erano vari , da W il Duce a Forza Roma , dalla falce e martello a viva il diavole da bestemmie a W la fi.a eccetera.
    Non vedo nesso con il “delicato momento politico” attuale.
    A parte il fatto che simili scritte si trovano ancor oggi nelle gallerie della metro e sugli stabili abbandonati ( e non ahimè ),
    E pure a parte il fatto della attuale tanta ,troppo m…. e della scarsità assoluta di cu….( coniugato al plurale pure troppi ).

  11. il filo di Arianna….. possibile fosse il mio di ben 33 anni fa??? Tra Villa Manzoni e il “bambolaro a Via dell’Acqua Traversa si sono compiute le nostre prove di coraggio di adolescenti!!!

  12. salve a tutti! sono abbastanza interessata “alla faccenda”, ho letto che un paio di voi sono stati dentro quando ancora era possibile, mandatevi una mail vi sarei grata di poter fare una chiacchierata riguardo le vostre impressioni ecc, ecc,
    violettaboregaurde@yahoo.it

  13. Il Parroco della chiesa di sant’Andrea, parrocchia della zona, mi raccontò che nel parco della villa al tempo della seconda guerra, venivano fucilati soldati disertori e partigiani. Alcune volte si sono manifestati i loro spiriti.

  14. Ma qualcuno la conosce invece la storia dell’altra villa abbandonata? Quella accanto a villa paladini in mezzo al bosco?

  15. Vorrei precisare che con l’occupazione americana di Roma, divenne sede della “5a armata americana”. Lo so perchè mia madre era presente quando un un ufficiale americano ne prese possesso.
    Precedentemente fu la sede dove venne firmato l’armistizio tra Francia e Italia 1940.
    Non è vero che finita la guerra gli eredi hanno trasformato la villa in ristorante, morto il Conte Gaetano Manzoni, la villa rimase alla Contessa Manzoni che si era sposata con lui in seconde nozze. Credo che Lei sia stata molto ricca, infatti faceva parte di una delle più importanti famiglie di Cuba, basti pensare che all’interno dei possedimenti ci passava un treno per trasportare chi ci lavorava e le merci, soprattutto zucchero.
    Quando ci fu la crisi politica che poi portò alla rivoluzione castrista, la rendita che riceveva, venne a mancare e in breve tempo, il conseguente dissesto finanziario provocò credo un fallimento. Tutta la mobilia che era molto particolare e preziosa, venne messa all’incanto.

  16. Vorrei precisare che la villa venne occupata da ufficiali americani , ma non dal comando della 5a armata, per un breve periodo.
    La villa venne affittata per diversi usi , anche come ristorante, poi ci fù il dissesto finanziario.

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