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Io, Mohamed, parcheggiatore abusivo di Ponte Milvio

Ancora parcheggiatori abusivi.
A Roma se ne parla da anni ma il fenomeno invece di ridimensionarsi si espande ogni giorno. Dopo il nostro servizio che ne aveva denunciato la presenza anche in aree periferiche come Olgiata e Grottarossa (clicca qui), torniamo a trattare questo tema che vede il suo apice nella zona più gettonata dalla movida: Ponte Milvio.

A Roma, dicevamo, se ne parla da anni, ma il fenomeno, oggetto di polemiche e lamentele, anziché ridimensionarsi si espande ogni giorno. Recente il caso di Piazzale Clodio: a due passi dalla cittadella giudiziaria, tra giudici e avvocati, gli abusivi impazzano in quella stessa zona dove sono state installate le strisce blu.

Ciò significa che oltre alla già prevista tariffa di un euro l’ora gli automobilisti sono costretti a pagarne un’altra, quella estorta dai parcheggiatori abusivi. E tutto questo, pare, sotto gli occhi compiacenti di chi preposto alla gestione regolare del parcheggio che spesso chiude un occhio a favore dei “colleghi”: tre uomini e una donna, stazionati in un furgone posizionato al centro della piazza, che a turno si avvicinano agli automobilisti informandoli sull’offerta “libera” da pagare se si vuole evitare di trovare al ritorno specchietti rotti o fiancate rigate.

A volte, assicurano gli abusivi, non c’è neanche bisogno di pagare la tariffa prevista dalle strisce blu, “qui le multe non le fa nessuno, gli ausiliari del Comune ci conoscono e ci fanno lavorare”.
Ed ecco che i 251 nuovi posti auto a pagamento previsti a Piazzale Clodio proprio per contrastare la presenza dei parcheggiatori abusivi ottengono l’effetto contrario e quello desiderato: macchine in doppia fila o parcheggiate negli spazi di manovra, basta solo pagare l’abusivo e la multa svanisce.

Atac e Comune (nelle parole dell’Assessore alla Mobilità Antonello Aurigemma) smentiscono prontamente, ma a Roma quello dei parcheggiatori abusivi si è trasformato in un vero e proprio racket nelle mani della criminalità organizzata che si è spartita la Capitale in “zone di competenza”.

E se qualcuno tenta di subentrare in una strada o una piazza già controllata sono risse e pestaggi.

A Ponte Milvio la situazione non è migliore. Qui gli abusivi occupano tutta la zona che va da Viale Tor di Quinto fino al Foro Italico, passando per la Flaminia, Corso Francia, Largo Maresciallo Diaz, e soprattutto il grande parcheggio nelle vicinanze della Farnesina, dove agiscono indisturbati.
Quando ci sono partite o grandi eventi (e cioè almeno una volta a settimana) i parcheggiatori fanno affari d’oro. Quando la serata è tranquilla, considerando il richiamo che comunque esercita Ponte Milvio, gli affari sono assicurati lo stesso. Insomma, garantirsi il controllo della zona equivale a un incasso giornaliero non indifferente.

Ma chi sono questi abusivi che siamo abituati a vedere ogni giorno ma di cui non si sa niente? Quasi sempre si tratta di stranieri, la cui storia, è facile immaginarlo, comincia da quel mondo di manodopera illegale cui si prestano per necessità o disperazione.

Mohamed ha quarantasette anni, viene da Casablanca, e fa il parcheggiatore abusivo a Ponte Milvio, proprio davanti al Liceo Scientifico Pascal. Abbiamo voluto raccoglierne la testimonianza per capire e conoscere meglio non solo il fenomeno dei parcheggiatori abusivi, ma perché per una volta desideriamo vedere cosa si nasconde dietro la maschera di chi vive di questa attività.
Per capirne, anche correndo il rischio di apparire retorici , l’esperienza umana.

“Sono venuto regolarmente in Italia nei primi anni novanta, avevo un contratto con l’ANAS, dove facevo il tornitore” ci dice Mohamed spiegando come è arrivato in Italia: da regolare e con un contratto di lavoro.

Poi cos’è successo? “Il 15 marzo del ’94 sono stato coinvolto in una rissa per cui ho dovuto lasciare il posto”. Una rissa che gli costa il lavoro. Mohamed preferisce non precisare, ma approfondendo le cronache dell’epoca scopriamo che il 15 marzo 1994 Roma è stata protagonista di un grave episodio di violenza a sfondo razzista. O meglio, di una serie di violenze perpetrate da alcuni naziskin ai danni di diversi immigrati (quattro aggressioni in una sola sera) che fecero piombare la città nell’incubo dell’intolleranza più brutale.

Da ciò alcuni scontri cui, immaginiamo, prese parte anche Mohamed. Dopo il licenziamento comincia una sfilza di lavori (barista, cameriere) fino a diventare parcheggiatore abusivo nella zona di Ponte Milvio, dove ormai è conosciuto da tutti.

Di racket o di eventuali pizzi da pagare per controllare la zona non parla, e quando ne facciamo un accenno nega con forza. Diverso invece il discorso per quanto riguarda il rapporto con le forze dell’ordine.
“A volte capita che facciano un controllo, in quel caso oltre a farmi spostare mi sequestrano le mance e mi fanno una multa, ma io non ho niente, come faccio a pagare le multe?”.

Mohamed vive in una tenda sulle rive del Tevere, ora che fa caldo la definisce una “sistemazione comoda”, ma quando l’estate finirà dovrà riprendere a cercare un riparo provvisorio dove capita, magari in qualche cantiere abbandonato.

“So bene di essere un abusivo, e a differenza di altri tratto gli automobilisti con gentilezza, non pretendo soldi, li saluto e basta, se loro poi vogliono darmi qualcosa va bene, ma io non chiedo niente”. Poi, in un lampo di sincerità ci confida come riesce a fare ogni sera la stessa cosa: “non ci riuscirei se non bevessi ogni volta, prima di venire qui, sei o sette lattine di birra”. Per sentirsi più disinibito, più adatto a recitare la parte del cattivo.

“Prima la gente era buona, se avevi fame trovavi da mangiare, tutti erano disposti ad aiutarti. Ora le cose sono cambiate, le persone sono cattive, la criminalità è aumentata e ha reso tutti più indifferenti. La situazione è più difficile di quella che ho trovato quando sono venuto venti anni fa, e se continua così ha più senso tornare a Casablanca che restare in Italia”.

Mohamed continua a parlare. Parla della crisi “che ha colpito anche noi: la gente ha meno soldi ed esce di meno”, del fatto che “da quando sono arrivati i romeni a Roma c’è più violenza e dopo il tramonto c’è meno gente in giro”. Di come la vita in questa città si sta facendo sempre più difficile. Questo già lo sapevamo. Ma ora sappiamo qualcosa di più anche sul fenomeno legato ai parcheggiatori abusivi.

Adriano Bonanni

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

 

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4 COMMENTI

  1. Facciamo pace con il cervello.
    Dando per buono che sia stato a suo tempo un regolare lavoratore , trovo strano che in questo periodo un lavoratore ( per di più extracomunitario ) venga licenziato perchè vittima di aggressione razzista (? ! ).
    Dal 1994 ad oggi non ha trovato più lavoro malgrado la penuria ( anche attuale ) di manodopera specializzata ( tornitore ) ?
    Del racket nulla “saccio”.
    Mi sembrano una serie , non dico di balle ma certamente di “non verità”.
    Per fare il parcheggiatore abusivo bisogna bere 6-7 lattine di birra ?
    Minchia ecchè per guidare magari poi ce ne vogliono 12-14 ?
    O per essere “gentili” con gli involontari utenti , è necessario recitare la parte del cattivo ?
    Nota razzista detta da un marocchino , la violenza è aumentata a causa dei rumeni.
    Unica nota positiva , il desiderio – mi auguro che si realizzi presto – di tornare a Csablanca.

  2. Ma state cercando di stimolare gli istinti razzisti della gente, con questo delirio di intervista, o non vi rendete conto? Questo e’ un delinquente che ogni santa sera ci viene a chiedere soldi, e ci tocca pagare per non correr rischi, e dobbiamo sentirci raccontare la storia della loro vita piena di balle? Ma tornasse a fare il cameriere se e’ una brava persona!

  3. Ma sapete leggere? Nell’articolo si racconta la storia di un uomo. Punto. Senza difenderlo né condannarlo. Punto. P.s. facciamo pace col cervello si, ma cominciate voi

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