Home AMBIENTE I clandestini di Roma Nord

I clandestini di Roma Nord

clandestino.jpgL’urbanizzazione è sempre sinonimo di cementificazione e inquinamento atmosferico eppure la parte nord della Capitale, con il suo traffico caotico, sembra sfuggire a questa logica tremenda; se si osserva una carta delle aree naturali protette ci si accorge che siamo circondati da parchi e riserve.

A cominciare dal Parco di Veio che si estende fino a Campagnano e Mazzano; e poi la Riserva Naturale della Marcigliana, quella dell’Insugherata, la Riserva di Monte Mario e il Parco del Pineto, a cui vanno ad aggiungersi i monumenti naturali di Quarto degli Ebrei e di Galeria Antica. All’interno del Raccordo Anulare troviamo il Parco Volusia e quello urbano dell’Inviolatella Borghese.

Un enorme territorio verde che avvolge la parte nord della città e che con questa convive con adattamenti che solo la natura riesce a produrre. La manifestazione più evidente di questa convivenza forzata è il gran numero di specie animali che vivono senza grossi problemi al margine della metropoli e in qualche caso proprio all’interno del tessuto urbanizzato.

Come i gabbiani che dal litorale si sono spostati nell’entroterra ricco di discariche o le migliaia di storni che invece trascorrono le ore notturne sui grandi platani del centro storico.

La presenza del fiume Tevere e dell’Aniene, ancorché afflitti da un cronico inquinamento, costituisce un ulteriore elemento di integrazione delle specie selvatiche che hanno eletto la città a loro dimora.

Su questi corsi d’acqua vivono colonie di gallinelle d’acqua e germani reali, oramai stanziali, oltre ad aironi e in qualche caso folaghe. Le sporche e degradate sponde da sempre sono invece colonizzate dall’intelligentissimo ratto (rattus-rattus) che appartiene oramai alla storia di Roma.

Se alcune specie sono perfettamente adattate alla città (come pipistrelli, rondini, passeri, merli, ballerine grigie, fringuelli e pettirossi) altre vivono al margine e da bravi “opportunisti” sfruttano la grande opulenza che la città offre loro.

Non è per niente raro vedere delle volpi aggirarsi ai margini delle strade e nei pressi dei cassonetti in cerca di un buon pasto; a volte si tratta di animali debilitati ma nella maggior parte dei casi le volpi sono in ottima salute e con un pelo bello folto.

Da qualche tempo ha fatto la sua comparsa anche il cinghiale: trovare una scrofa con i suoi piccoli lungo Via Panattoni alle cinque del pomeriggio è cosa normale. I grossi suidi non sono intimoriti dal passaggio delle auto e se ne restano beati a sgranocchiare i filoni di pane che qualche “cinghialara” deposita quotidianamente nella via.

Altra presenza all’interno dei parchi è quella dell’istrice anche se il grande roditore è un nottambulo e perciò difficile da avvistare; in compenso lascia tracce evidenti sotto forma di aculei.

Alla fauna nostrana vanno ad aggiungersi anche specie provenienti da altri continenti che si sono perfettamente adattate alla città; come la nutria che dopo aver colonizzato fiumi e laghi ora vive anche all’interno dei parchi pubblici.
Storiche le nutrie di Villa Ada e Villa Pamphili a cui vanno ad aggiungersi ora quelle che vivono nei pressi del laghetto dell’Inviolatella, in Via di Villa Lauchli. E’ possibile osservarle la mattina presto sui prati oppure, dalla Cassia Nuova vederle sguazzare nel piccolo e melmoso specchio d’acqua.

Numerose le specie anfibie e i rettili che vivono invece nelle zone umide come quella che si è creata all’interno della Riserva dell’Insugherata: rane, rospi, bisce e natrici dal collare.

Non manca neppure la vipera comune che non è un “innocuo animaletto” ma non è neppure quel feroce predatore che la superstizione vorrebbe. Qualche anno fa un bambino venne morso a Villa Pamphili e messo in salvo da un poliziotto a cavallo: un evento più unico che raro.

Come dimenticare poi gli uccelli notturni (gufi, barbagianni, civette) che vivono all’intero dei parchi e la notte sorvolano la città in cerca di prelibati bocconi. Durante l’estate, quando per il gran caldo le finestre sono aperte, non è raro sentire il loro grido accorato e un po’ lugubre. Un canto funesto secondo la tradizione popolare, una dolce armonia per chi ama gli “strigiformi”.

Quando non si riesce a scorgere neppure un esemplare di questa numerosissima fauna che con noi condivide la città allora è possibile individuare le loro tracce sotto forma di piume, penne, uova, aculei, peli ed escrementi.

Un vero e proprio catalogo della natura in grado di confermarci come decine di specie, più o meno selvatiche, vivono accanto a noi.

Da qualche anno si segnalano su Roma anche presenze “esotiche” come i pappagalli brasiliani che al grigiore delle loro gabbie hanno scelto i nespoli della Cassia o la piazza di Ponte Milvio (clicca qui).

Il fatto che così tante specie riescano a convivere con il peggiore dei predatori, l’uomo, è un dono della natura che non deve andare perduto; è per questa ragione che dobbiamo educare i nostri figli, fin da bambini, al rispetto e alla salvaguardia dell’ambiente che ci circonda.

Solo in questo modo potremo fare delle nostre città e dei nostri quartieri, luoghi dove vivere serenamente. Ovviamente accanto a LORO.

Francesco Gargaglia

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

Visita la nostra pagina di Facebook

3 COMMENTI

  1. è vero c’è proprio bisogno di ascoltare, e se si è fortunati, vedere un po’ di natura in mezzo a tutto questo caos che, anche se agosto, non smette mai. Da dove abito io riesco a sentire, oltre che la “voce” della civetta, che purtroppo nel buio non riesco a vedere, il verso del fagiano, la mattina presto e il pomeriggio, “lui” sono riuscita a vederlo, armata di … binocolo. Sempre la mattina mentre vanno via e il pomeriggio quando tornano sento i gruccioni, alzo lo sguardo e li vedo, saranno una ventina, si potrebbero confondere con le rondini ma fanno un verso strano e volano un po’ rigidi, diretti verso … chissà dove vanno, forse in campagna per tornare più tardi, un po’ come gli storni. E non dimenticherò mai una volta che ero affacciata sul Tevere, all’altezza di via della Lungara, mi è sfrecciata sotto il naso una coppia di Martin Pescatore, che spettacolo meraviglioso.

  2. il problema e’ che qualche costruttore se ne e’ accorto e incomincia a puntare la xx con le cementificazione vedi il parco di labaro prossimo alla cementificazione

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome