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Ponte Milvio – Percorsi per non vedenti finiscono contro un muro

percorso120.jpgSiamo abituati a vederle spesso, nei percorsi che abitualmente facciamo ogni giorno per recarci a lavoro, a casa, a un’uscita con gli amici. Sono le linee guida per non vedenti, ossia quelle strisce rettilinee, segnate al loro interno da diverse scanalature, che vengono seguite tattilmente dai disabili visivi al fine di assicurarsi un “appoggio” durante il percorso.

Negli ultimi tempi le linee guida per non vedenti si sono diffuse a macchia d’olio, sia perché si è sviluppata una legislazione più attenta in materia, sia perché le associazioni per non vedenti (l’Unione Nazionale Ciechi in testa) si sono attivate con determinazione per fare in modo che i disabili visivi possano vivere nella maggiore autonomia possibile.Autonomia che spesso comincia dai gesti quotidiani, e il poter passeggiare per le strade del proprio quartiere è uno di questi.

Questo dunque l’obiettivo principale dei percorsi per non vedenti: fornire la garanzia di poter seguire un percorso predefinito senza alcun aiuto esterno e senza cadere in rischi o pericoli di altra natura. A questo si è recentemente aggiunto il sistema di segnalazione acustica che indica quando scatta il verde e che di conseguenza è di fondamentale ausilio per il non vedente che sa quando può attraversare la strada e quanto tempo ha per farlo (minore è il tempo e più rapida la segnalazione acustica, che cessa con lo scattare del rosso).

La polemica

A tal proposito si è accesa qualche tempo fa una dura polemica da parte di Giulio Nardone, presidente dell’Associazione disabili visivi. “A Roma hanno dimenticato che spesso mancano i segnali tattili in corrispondenza dei pali del semaforo, sia in centro che in periferia. Se c’è il semaforo sonoro e non posso raggiungerlo è come se non ci fosse. Per rimediare basterebbe incollare sul pavimento pochi metri di segnali in gomma speciale per esterni, i costi sarebbero davvero irrisori”.

Inoltre, continua Nardone, “molti marciapiedi della capitale sono stati ristrutturati senza gli indicatori tattili a terra, in base a un protocollo stipulato con l’amministrazione capitolina per evitare il ripetersi di errori avrebbero dovuto consultare esperti designati dalle associazioni dei non vedenti ma finora non è stato così”.

A queste parole aveva risposto Antonio Guidi, delegato del sindaco alle politiche per la disabilità che aveva dichiarato di voler realizzare una mappatura di tutte le segnalazioni al fine di approntare un piano di recupero volto a tutelare l’interesse dei non vedenti.

Il caso Piazza San Silvestro

Ma i problemi non sono finiti. Perché passati alcuni mesi, sempre a Roma, nella centralissima Piazza San Silvestro, trasformata dalla Giunta Alemanno in zona pedonale, sono stati installati percorsi pedonali per disabili visivi diversi da quelli comuni utilizzati in Italia e in tutta Europa. Spiega ancora Nardone: “il sistema tattilo-plantare installato in piazza San Silvestro è stato recentemente inventato e brevettato dai dirigenti dell’Uici, Unione italiana ciechi e ipovedenti. Tale sistema si basa però su cinque segnali tutti ben diversi da quelli da quelli del linguaggio Loges, conosciuti e utilizzati da quindici anni”.

Se a ciò si aggiunge un sistema vocale che “limita la ricezione stereofonica dei rumori ambientali, che serve ai non vedenti per localizzare e riconoscere possibili pericoli” il quadro si fa alquanto desolante: invece di aiutarli si rischia di rendere ancora più difficile la vita ai disabili visivi.

Linee guida a Ponte Milvio e Via Flaminia

Ma tornando alle linee guida, in molti avranno notato che spesso alcune di queste, dopo metri di percorso, finiscono, con un angolo di novanta gradi, direttamente contro un muro.

A Ponte Milvio, nelle strade fra Via Flaminia e Via Riano se ne contano diverse. In sostanza il non vedente che si avvale di tali percorsi si ritrova improvvisamente senza ausilio, quasi come se fosse abbandonato in mezzo alla strada.

Abbiamo contattato l’Uici, chiedendo chiarimenti in merito. La risposta che ci è stata data è che tale “stranezza” è del tutto naturale: in sostanza il non vedente, quando il percorso finisce, viene lasciato nelle adiacenze di un muro o di una siepe, insomma di un appoggio al quale fare affidamento nel prosieguo del percorso.

Soluzione che può lasciare perplessi. Ci si chiede infatti: quale garanzia può dare un semplice muro a un non vedente? Siamo certi che tale soluzione tuteli la sicurezza dei disabili visivi come possono farlo i percorsi o i cani guida? Non si potrebbe approntare un diverso tipo di aiuto che potrebbe supplire alla loro mancanza?

Anche se ci è stata data la sicurezza che la particolarità che tutti abbiamo sotto gli occhi è voluta e che non si tratta di un errore, il dubbio resta.

Adriano Bonanni

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

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5 COMMENTI

  1. Oltre a quello che avete descritto, c’è anche da dire che le linee guida che scorrono sul piazzale di Ponte Milvio dietro l’edicola e il chiosco di frutta-verdura-spaghetti-birre-a tutte l’ore, sono spesso coperte da tavolini e banchetti del suk.

  2. la risposta dell’uici fa acqua da tutte le parti: a che può servire una percorso per non vedenti se poi a un certo punto lasciano l’utente addosso a un muro? non ha senso!

  3. Anche io in effetti mi sono chiesta, quando mi è capitato di vederli, che senso avessero i percorsi che finiscono contro muri, ma oggi abbiamo la fortuna di poterci documentare su intenet, ed ecco qua svelato il mistero: Da “GUIDA TECNICA ALLA PROGETTAZIONE – SISTEMA LOGES” Per “guida naturale” si intende una particolare conformazione dei luoghi, tale da consentire al disabile visivo di orientarsi e di proseguire la sua marcia senza bisogno di altre indicazioni, anche in luoghi da lui non abitualmente frequentati. Un classico esempio può essere rappresentato da un marciapiede che sia fiancheggiato dal muro continuo di un edificio, che non presenti rientranze o sporgenze notevoli e che non sia interrotto da ostacoli fissi o pericoli. In una tale situazione un cieco cammina basandosi anche sugli indizi acustici come quelli rappresentatidall’eco del muro e dal rumore del traffico parallelo, se presente, o su altri indizi. Il bastone bianco viene usato durante la marcia con movimento pendolare per sondare la presenza di eventuali ostacoli, per percepire il suolo antistante, oltre che come segnale sociale… (continua).
    In un paese più civile questa logica sicuramente funziona ma qui da noi i non vedenti avranno sicuramente anche più di un sesto senso per capire come muoversi. E per sottolinearlo guardate questo: http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=QSXWebPf2K0

  4. mi occupo di progettazione di percorsi per non vedenti (sistema loges) da oltre dieci anni, la risposta dell’UICI è esatta. visto che non si può pensare di mettere percorsi lungo tutti i marciapiedi, la soluzione concordata con le associazioni di non vedenti è quella di porre dei tratti di percorso che vengono intercettati dalla persona con disabilità visiva partendo proprio dal muro che è per loro un punto/acustico di riferimento. Il vero problema è quello di avere percorsi tattili e rampe per disabili troppo spesso occupati da oggetti, macchine ed altro.
    infine vorrei far notare che nel video suggerito da paola il signore sta seguendo un segnale di pericolo, il non vedente che conosce i segnali loges non andrà mai dove si è inoltrato il tizio.

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