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L’agonia del Foro Italico

foro-italico.jpgGli edifici del Foro Italico, checché se ne dica, sono una pregevole opera d’arte ed un patrimonio di tutti i romani ed è per questa ragione che abbiamo deciso di continuare a documentare lo stato di degrado e i danneggiamenti compiuti sui marmi di questa imponente realizzazione, un malato in agonia che non merita il trattamento che gli viene riservato.

Più volte ci siamo occupati del grave stato in cui versano gli impianti del Lungotevere Maresciallo Diaz: abbiamo parlato dell’abbandono della Casa delle Armi, del degrado delle aree adiacenti allo stadio e alle piscine, del Ponte Duca d’Aosta sfregiato dai writers, dei bei mosaici utilizzati come pista dagli skaters e della trascuratezza dello Stadio dei Marmi.

Oggi vogliamo segnalarvi invece i tanti danneggiamenti compiuti nei pressi dell’obelisco dove ha sede l’Università degli Studi del Foro Italico.

Questa è forse una delle aree più degradate perché è l’accesso diretto allo Stadio Olimpico e pertanto sopporta ogni fine settimana l’afflusso di migliaia di tifosi con la conseguenza che le lastre in marmo e i marciapiedi sono sventrati con i pesanti blocchi di travertino divelti.

Quelli alla base del monolite sono tutti danneggiati e nella parte che dà sul lungotevere, per un bel pezzo, mancanti; oltre alla terra battuta rimangono i “cocci” di quello che fu un lastricato. Pezzetti di marmo annerito, briciole della nostra storia e del nostro passato: preziosi “souvenir” per i tanti turisti di passaggio.

Anche noi abbiamo provato a raccogliere tre-quattro pezzi che poi ci siamo affrettati a rimettere a posto; scrupolo inutile perché lo abbiamo fatto tra l’indifferenza di passanti e studenti.

Davanti all’università si parcheggia ovviamente sui marciapiedi e a ridosso del grande edificio con l’ampia scalinata, nonostante poco distante, sotto gli alberi, ci sia un grande e semideserto parcheggio.
Certo si trova ad una distanza di circa 200 metri ma atleti e futuri insegnanti di “scienze motorie” non dovrebbero avere difficoltà a percorrerli.

Sempre davanti all’ateneo c’è un po’ di tutto: cassonetti della spazzatura, ringhiere metalliche, vecchi segnali incartati di fettucce di nailon; sullo spartitraffico del lungotevere una vecchia struttura in tubi lasciata là di chissà quanto tempo.

Sull’edificio che ospita la piscina, le bandiere della Comunità Europea e quelle del Comitato Olimpico sono vecchie, stinte e accartocciate su se stesse.

Accanto alla sede dell’ateneo ci sono alcuni uffici della RAI con un cancello video-sorvegliato e un parcheggio interno: chi arriva dà una strombazzata con il clacson ed entra. Ovvio che per entrare deve passare sugli antichi marmi ormai completamente sbriciolati.

Ci accorgiamo anche che sull’accesso non c’è il pannello con il numero della determinazione dirigenziale che autorizza il passo carrabile.

Al di fuori del cancello, sempre sui marmi ovviamente, numerose auto anche in doppia fila dove gli scrupolosi proprietari hanno lasciato dei foglietti con su scritto: “Siamo in RAI”; un paio sono anche sul marciapiede e davanti ad un “attacco dei VV.FF”.

Mentre si fa fatica a digerire questo strazio ci viene in mente che dal 16 maggio, a qualche centinaio di metri di distanza, si svolgerà il 69° campionato Internazionale di Tennis: un evento sportivo di grande rilevanza con il suo strascico di glamour e mondanità.

Grande gioia e felicità per il “tutto esaurito” che ha fruttato un incasso di 3,5 milioni di Euro.
E allora ancora una volta sorge spontanea la domanda: ma se una parte di quei soldi li usassimo per riparare i tanti danni e il degrado che affligge il Foro Italico?

Anche se questi eventi sono gestiti da società di servizi in fin dei conti usano pur sempre strutture e impianti che appartengono alla comunità e che vorremmo vedere salvaguardati.

Francesco Gargaglia
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